C.A.M. – Criteri ambientali minimi da modificare

La battaglia della Confederazione ha ottenuto, presso il Ministero, le necessarie attenzioni in merito al problema creato dai criteri ambientali minimi (C.A.M.).

Criteri Ambientali Minimi (C.A.M.) sono i requisiti ambientali stabiliti dal Ministero con lo scopo di individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale, tenendo conto del ciclo di vita del prodotto e della disponibilità di mercato.

In pratica, secondo tali norme, le pubbliche amministrazioni devono scegliere di acquistare beni e servizi tenendo conto del loro impatto ambientale e sociale nelle fasi di produzione, utilizzo e smaltimento.

Ad ora sono stati adottati C.A.M. per 17 categorie merceologiche.

La loro corretta applicazione ha l’obiettivo di diffondere le tecnologie ambientali ed i prodotti ambientalmente preferibili, ridurre gli impatti ambientali e promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili.

I C.A.M. sono definiti nell’ambito di quanto stabilito dal Piano nazionale sugli acquisti verdi della Pubblica amministrazione e sono adottati con Decreto Ministeriale da parte del Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del mare.

In Italia, l’efficacia dei C.A.M. è stata assicurata dalle norme sugli appalti pubblici che ne hanno reso obbligatoria l’applicazione da parte di tutte le stazioni appaltanti.

I C.A.M. hanno reso di fatto quasi impossibile per una piccola impresa partecipare ad una gara d’appalto pubblica.

Le imprese che vogliono lavorare con il sistema pubblico devono infatti disporre di prodotti, servizi e organizzazioni che rispettino i criteri ambientali minimi stabiliti e conformarsi alle prescrizioni previste. Ma tutto ciò, come spesso accade in Italia, si è trasformato in una sorta di barriera di oneri burocratici pressoché invalicabile per i piccoli imprenditori, con il risultato che l’accesso alle gare pubbliche è possibile soltanto a pochissime aziende. Una situazione insostenibile per settori come, ad esempio, quello delle costruzioni che soffre ancora pesantemente gli effetti della crisi.

Confartigianato è l’unica Organizzazione ad aver denunciato, da tempo e in ogni sede di confronto, i problemi degli imprenditori e l’urgenza di modificare i criteri ambientali minimi. Perché, pur riconoscendo l’importanza del rispetto dell’ambiente, non è possibile accettare oneri che finiscono per escludere, di fatto, le piccole imprese dal mercato degli appalti pubblici.

Ora, finalmente, la battaglia della Confederazione ha ottenuto la necessaria attenzione. Le segnalazioni di Confartigianato sono state recepite dall’Autorità Antitrust che le ha ritenute fondate ed ha avviato un’istruttoria di approfondimento. Insomma, l’azione proposta dalla nostra Associazione ha colto nel segno.

A questo primo risultato se ne aggiunge un altro: la denuncia di Confartigianato ha convinto anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ad aprire un tavolo di confronto con le Organizzazioni d’impresa per analizzare tutti gli aspetti critici nell’applicazione dei criteri minimi ambientali e, in particolare, quelli che introducono clausole inique e sproporzionate per le imprese.

Nella lettera che convoca le Associazioni per il prossimo 23 novembre, l’ANAC riconosce la correttezza della denuncia di Confartigianato e annuncia l’impegno ad individuare soluzioni semplificate per garantire la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese alle gare pubbliche assicurando, al tempo stesso, il raggiungimento degli obiettivi del Piano d’azione nazionale per la sostenibilità ambientale degli acquisti della Pubblica amministrazione.

DATA DI PUBBLICAZIONE

15.11.2018

REFERENTE

Marzia Albasini
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