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Editoriale
Storiella greca, polemica trentina
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto in redazione con grande piacere una lettera di Roberto Colletti, giornalista del “Trentino” ed ex capo redattore della pagina economica dello stesso quotidiano. Le riflessioni del collega vertono sull’ultimo editoriale scritto dal presidente Roberto De Laurentis sul mensile uscito nel mese di gennaio, editoriale intitolato: “Storiella greca, banche trentine, anno nuovo”. Il tema era inerente alla stretta creditizia, sotto gli occhi di tutti e difficilmente contestabile, messa in atto dal sistema bancario in particolar modo negli ultimi mesi. L’auspicio di De Laurentis era che «dal 2012 gli istituti di credito trentini non giochino più a fare gli imprenditori, usando il denaro non per acquistare i ben remunerati titoli di Stato ma per metterlo in circolazione (a interessi tollerabili), in sostegno delle imprese, delle famiglie, dei consumi». In poche parole una richiesta alla banche di tornare a fare le banche: ovvero comperare e vendere il denaro dando fiducia e nuovo fondamentale ossigeno al tessuto economico provinciale che sta accusando, e anche questo è ormai di dominio pubblico, un momento di grande difficoltà. Di seguito pubblichiamo l’intervento di Colletti e a seguire la risposta dello stesso De Laurentis.
[Stefano Frigo, direttore responsabile “l’Artigianato”]
Roberto Colletti
Simpatica la storiella greca raccontata da Roberto De Laurentis nell’ultimo editoriale della rivista dell’Associazione Artigiani. Autorevole la firma, prestigioso il pulpito. Una vera parabola. In sintesi, per chi non l’avesse letta: in un villaggio greco un turista straniero scende da una grossa berlina (apprezzate le Porsche Panamera 4.8 turbo), mette 100 euro di caparra sul banco della reception dell’albergo e cerca una stanza di suo gradimento. Ebbene, racconta il presidente degli Artigiani, quella banconota si mette subito in moto: l’albergatore paga il macellaio, questi l’allevatore, costui il bottegaio che paga l’oste, il quale salda il conto con la signora che fornisce servizi personali di modo che questa, infine, possa saldare il debito per la stanza d’albergo ove esercita la sempreverde professione. A questo punto il turista si rifà vivo, l’albergo non gli piace, si riprende i 100 euro e saluta. Che morale ne trae De Laurentis? Che quei 100 euro, pur non avendo prodotto nulla né fatto guadagnare nulla ad alcuno, per il solo fatto di circolare hanno pagato i debiti di tutti e reso tutti felici. Questo, conclude, dovrebbero fare le “banche trentine”, far circolare i soldi come quel turista. Storiella divertente. Purtroppo non vera. Non tanto perché il denaro circola solamente se qualcuno produce e guadagna – lo chieda ai suoi associati – ma piuttosto perché è falsa la conclusione, cioè la restituzione di quella banconota da 100 euro. Niente storielle, qualche caso vero. Non è andata così proprio in Grecia: Atene ha chiesto 400 e rotti miliardi di euro ai “turisti stranieri” ma alla fine quel prestito non è stata in grado di restituirlo. Tanto che ora tratta per pagarne la metà. I 100 euro posati sul bancone si sono ridotti a 50.
Caso unico ed eccezionale? Ma via! Lo stesso finale si era visto una decina d’anni fa in Argentina dove i soldi raccolti con i tango bond tanto hanno girato da perdersi nella pampa. Se non se lo ricorda, De Laurentis, chieda in giro. Altro esempio, più recente. Un paio d’anni fa, negli Stati Uniti i miliardi di dollari fatti circolare da Fanny Mae e Freddie Mac, giusto per citare banche che erogavano mutui popolari non diabolici prodotti finanziari, non sono tornati all’ovile e i contribuenti di quel Paese assieme a molti risparmiatori europei hanno dovuto mettere mano al portafoglio per restituire non una, ma tante banconote da 100 euro. Insomma, lasciando perdere le storielle e guardando la realtà, l’albergatore di De Laurentis ha imbrogliato il turista e il disastro è diventato mondiale.
Ma la morale della parabola, forse, voleva essere un’altra: le “banche trentine” dovrebbero garantire la liquidità. Se il presidente questo intendeva dire, ha ragione. È ciò che, del resto, hanno fatto tra il 2008 ed il 2009 consolidando 500 milioni di debiti, grazie anche alla manovra anticrisi della Provincia. Il 90 per cento di quella cifra oggi si trova nei bilanci delle “trentine” Casse Rurali – le altre banche si sono defilate – e sono in corso di restituzione. Non gli risulta? Chieda ancora una volta ai suoi soci artigiani che, presenti in pressoché tutti quei consigli d’amministrazione, conoscono bene il credito locale. Insomma, garantire la liquidità è bene, ma badare che il circolante venga restituito è meglio. Questa dovrebbe essere la prudente regola da tenere presente. Magari anche da parte della banca artigiana annunciata da De Laurentis come già bell’e fatta la scorsa primavera. Bel proposito. Purché il suo presidente non creda alle storielle greche. Sarebbe un vero disastro.
Roberto De Laurentis
Egregio Roberto Colletti, è certamente vero che Grecia e Argentina sono dei pessimi debitori perché hanno truffato volontariamente i loro creditori, siano essi piccoli investitori privati o banche nazionali e straniere. La mia storiella “greca” tuttavia non parlava di questo, potrebbe essere ambientata in qualunque stato del mondo e racconta semplicemente di piccoli debitori – nemmeno in grado del solo pensiero di frodare le banche finanziatrici – che, anzi, hanno bisogno proprio di finanziamenti per portare avanti le loro attività. Tutte piccole attività che insieme creano quella ricchezza di un paese che, spesso, viene poi dilapidata da poche menti rapaci. E, se è pur vero che l’albergatore “ha imbrogliato” (tra virgolette) il turista, alla fine il risultato – almeno nella storia – è del tutto indolore e il turista stesso non si è nemmeno accorto di correre un qualche rischio. Rischio che puntualmente non si è realizzato così che i debiti, in quella economia, si sono effettivamente annullati. Ciò che noi oggi chiediamo alle banche è che, consapevolmente, diano impulso alla circolazione di denaro liquido invece di investirlo, comodamente e con pochissimo rischio, in titoli pubblici. E se le nostre banche si vantano di avere una funzione innanzitutto sociale che, sempre secondo loro va ben oltre la ricerca dell’utile di esercizio, ecco finalmente la vera occasione per dimostrarlo. Spazzando via, con i fatti, qualcosa di fastidioso che è ancora ben presente nella nostra memoria. Titoli Parmalat venduti ai piccoli risparmiatori nei giorni stessi in cui l’azienda falliva e, dunque, non rimasti in pancia alla banca… se lo ricorda, vero, Colletti? Titoli Argentini venduti a piene mani ai piccoli risparmiatori mentre l’Argentina scoppiava e, dunque, non rimasti in pancia alla banca… se lo ricorda, vero, Colletti? Titoli Lehman Brothers rimasti in pancia a quelle stesse banche che predicano al piccolo risparmiatore di “essere formichina” giorno dopo giorno – forse per garantire la goccia continua della raccolta? – mentre gli stessi bravi predicatori, razzolando male, hanno comperato quei titoli per fare il “colpo della vita” in un solo giorno… se lo ricorda, vero, Colletti? Forse anche per questo stiamo lavorando – e, mi creda, non è un lavoro né semplice né breve – alla banca artigiana. Tornando alla storiella greca – addirittura in grado di far vibrare e mettere in azione, riempiendomi di orgoglio, la Sua poderosa e abile penna – ebbene, Colletti, vorrei essere proprio io quel turista straniero disponibile a mettere in circolo i 100 euro per creare “volano” economico. Tranquillo, sereno, spensierato per essere in ferie in Grecia con la mia Porsche Panamera 4.8 (4S, non turbo) acquistata con il guadagno del mio lavoro onesto, pulito, tassato in Italia. E non con l’attività – tassata come? – portata in qualche lontano “paese emergente” forse tale, soprattutto, nelle nuove povertà prodotte con le vecchie schiavitù. Oppure con i proventi di una “finanza creativa e non”, ogni ora più avida, che ruba risorse alle imprese vere per favorire qualche decina di grandi speculatori. Mondiali e non. Danarosi milionari privati o ricchissimi istituti di credito, più o meno pubblici, che essi siano.
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