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Manovra previdenziale 2011
Data: 21/11/2011

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 16 settembre 2011 è stata pubblicata la legge 14 settembre 2011, n. 148, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione della finanza pubblica e per lo sviluppo, con la quale è stato convertito con modificazioni il decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011.

Come si ricorderà, l’articolo 18 del decreto legge n. 98/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 111/2011, aveva previsto, a partire dal 1° gennaio 2020, l’aumento graduale da 60 a 65 anni del requisito anagrafico per le lavoratrici dipendenti del settore privato e delle lavoratrici autonome, ai fini del diritto a pensione di vecchiaia nel sistema retributivo, misto e contributivo, a carico dell’AGO, delle forme sostitutive e della Gestione Separata.

Il comma 20 dell’articolo 1 del decreto in oggetto ha modificato la citata disposizione anticipando al 2014 l’inizio dell’aumento dell’età pensionabile. Il requisito anagrafico, perciò, verrà elevato secondo le cadenze indicate nella tabella riportata di seguito.

AUMENTO (in mesi) DELL’ETÀ PENSIONABILE DELLE DONNE

ANNO

AUMENTO
PREVISTO

AUMENTO
CUMULATO

2014

1

1

2015

2

3

2016

3

6

2017

4

10

2018

5

15

2019

6

21

2020

6

27

2021

6

33

2022

6

39

2023

6

45

2024

6

51

2025

6

57

2026

3

60

Si ricorda che a questa elevazione, a partire dal gennaio 2013 e con cadenza triennale, va aggiunta l’elevazione relativa all’aumento della speranza di vita rilevata dall’ISTAT.

Riguarda tutti i requisiti anagrafici per l’accesso al pensionamento del sistema pubblico, pensioni vecchiaia, pensioni anzianità con quota e assegno sociale.

Avrà cadenza triennale attraverso un decreto da emanarsi entro 12 mesi prima della sua decorrenza

Il primo aumento dell’età relativo all’aumento della speranza di vita avrà decorrenza gennaio 2013 (decreto entro dicembre 2011) e non potrà superare i 3 mesi.

Quindi la tabella per le sole pensioni di vecchiaia uomini e donne, anche del pubblico impiego, adeguata alla ipotesi di aumento della speranza di vita e all’aumento già previsto dell’età pensionabile è la seguente:

AUMENTO (in mesi) DELL’ETÀ PENSIONABILE DELLE DONNE

ANNO

UOMINI

DONNE

2012

65 anni

60 anni

2013

65 anni e 3 mesi

60 anni e 3 mesi

2014

60 anni e 4 mesi

2015

60 anni e 6 mesi

2016

65 e 6 mesi

61 anni

2017

61 anni e 4 mesi

2018

61 anni e 9 mesi

2019

65 anni e 10 mesi

62 anni e 7 mesi

2020

63 anni e 1 mesi

2021

63 anni e 7 mesi

2022

66 anni e 2 mesi

64 anni e 5 mesi

2023

64 anni e 11 mesi

2024

65 anni e 5 mesi

2025

66 anni e 6 mesi

66 anni e 3 mesi

2026-2027

66 anni e 6 mesi

2028-2030

66 anni e 10 mesi

2031-2033

67 anni e 1 mese

2034-2036

67 anni e 4 mesi

2037-2039

67 anni e 7 mesi

2040-2042

67 anni e 10 mesi

2043-2045

68 anni e 1 mese

2046-2048

68 anni e 4 mesi

Dal 2049

68 anni e 7 mesi

Decorrenza delle pensioni per il personale scolastico

Il comma 21 dell’articolo 1 del decreto convertito modifica l’articolo 59 della legge n. 449/1997 disponendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2012 , il personale scolastico può accedere al trattamento pensionistico dalla data di inizio dell’anno scolastico ed accademico successivo.

Com’è noto, il personale del comparto scuola è obbligato a rimanere in servizio per la durata dell’intero anno scolastico e, pertanto, la cessazione dal rapporto di lavoro deve verificarsi sempre il 31 agosto con accesso al trattamento pensionistico dal 1° settembre.

Prima della modifica normativa, la decorrenza della pensione, sia di vecchiaia che di anzianità, si verificava all’inizio dell’anno scolastico ed accademico di maturazione dei requisiti . Con la norma in esame, il legislatore ha invece posticipato la finestra all’inizio dell’anno scolastico e accademico successivo rispetto a quello in cui sono stati maturati i requisiti per la pensione.

Ad esempio, il personale che matura i requisiti nell’anno 2012 potrà cessare il servizio il 31 agosto 2013 con accesso a pensionamento dal 1°settembre 2013. È stata confermata l’applicazione della precedente disciplina per i soggetti che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011. In tali casi, la cessazione dal servizio è avvenuta il 31 agosto 2011 con decorrenza 1° settembre 2011.

Termini di pagamento dei trattamenti di fine servizio dei dipendenti pubblici

I commi 22 e 23 dell’articolo 1 modificano l’articolo 3 del decreto legge n. 79/1997, convertito con modificazioni nella legge n. 140/1997, dettando una nuova disciplina in materia di liquidazione dei trattamenti di fine servizio nei confronti dei dipendenti pubblici che maturano i requisiti per l’accesso a pensionamento a decorrere dal 13 agosto 2011(data di entrata in vigore del decreto).

La precedente normativa stabiliva che:

  • nei casi di cessazione per limiti di età, limiti di servizio, decesso e invalidità, il trattamento doveva essere erogato entro 3 mesi e 15 giorni successivi al collocamento a riposo;
  • in tutti gli altri casi di cessazione (destituzione dall’impiego, dimissioni e altre cause di decadenza) il pagamento doveva essere decorsi 6 mesi dalla cessazione ma entro i 3 mesi successivi.

Con la nuova norma, i suddetti termini vengono modificati:

  • nei casi di cessazione per limiti di età e di servizio l’ente erogatore deve effettuare il pagamento decorsi 6 mesi dalla cessazione dal servizio ma entro i 3 mesi successivi;
  • in tutti gli altri casi di cessazione il termine decorso il quale deve essere liquidato il trattamento viene elevato a 24 mesi.

Rimangono, invece, confermati i precedenti termini di pagamento (3 mesi e 15 giorni successivi al collocamento a riposo) dei trattamenti di fine servizio:

  • in caso di cessazione per invalidità e decesso
  • per i soggetti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento prima dell’entrata in vigore del decreto (13 agosto 2011)
  • per il personale scolastico che matura i requisiti entro il 31 dicembre 2011.

Si fa presente che le citate modifiche legislative si vanno ad aggiungere a quelle già apportate in materia con la legge n. 122/2010, di conversione del decreto legge n. 78/2010 che ha stabilito diverse modalità di pagamento delle indennità di fine servizio (unica soluzione, due o tre rate annuali a seconda dell’importo del trattamento).

La novità introdotta dalla legge in oggetto riguarda soltanto i tempi per il pagamento della prima rata mentre rimane fermo che la seconda e la terza rata devono essere erogate rispettivamente dopo 12 e 24 mesi dalla prima.

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