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Studi di settore: ultimo round?
Data: 13/09/2016

Gli studi di settore ci accompagnano dal 1999 con il primo compito di stimare i ricavi minimi da raggiungere; compito poi integrato con altri indicatori di coerenza dell’impresa.

Si tratta di uno strumento che da una parte ha consentito all’Agenzia di selezionare in modo più preciso i contribuenti da verificare; dall’altro ha senza dubbio creato un benefico effetto di “convincimento”, soprattutto in alcuni settori, al fine di fare emergere una parte di materia imponibile occulta.

Talvolta, infine, sono stati utilizzati anche come mezzo forzoso di accertamento nei confronti di contribuenti non congrui, contribuenti forse non del tutto consci delle potenzialità di difesa insite nell’asseverazione e nell’attestazione degli studi stessi al fine di giustificare gli scostamenti.

Il Ministero dell’Economia sta valutando di inserire nella prossima legge di stabilità il superamento di questo per introdurre uno strumento di misura dell’affidabilità del contribuente.

In sostanza si passa dall’accertamento al convincimento, nel senso che tanto maggiore saranno gli indici di correttezza del contribuente tanto maggiore sarà la fiducia dell’Agenzia. Tale fiducia sarà premiata con riduzione dell’attività di controllo, accelerazione nei rimborsi e l’accesso, più in generale, a un regime premiale.

Torneremo sull’argomento una volta emanato il disegno di legge di stabilità a metà ottobre.


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Alessandro Tonina
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