Editoriale
... il SISTRI,
il sindacato, l’asino
Negli scorsi mesi il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha tenuto a battesimo SISTRI il nuovo sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti. Nato con lo scopo di combattere e di sconfiggere le troppe ecomafie è stato presentato come lo “strumento che semplifica le procedure e gli adempimenti, che riduce i costi sostenuti dalle imprese, che gestisce in modo innovativo ed efficiente un processo complesso”. Tuttavia, una volta entrati nelle pieghe del decreto, si capisce che SISTRI non sarà poi così semplice e perfetto. E, come strutturato oggi, nemmeno un vantaggio per le piccole imprese. Poiché SISTRI impone una procedura di iscrizione burocratica e complessa, un sensibile aumento dei costi a carico delle aziende, una grande familiarità ed una buona conoscenza dei sistemi informatici, un sistema di sanzioni pesante. E, se è vero che spariranno registri, formulari, MUD, con SISTRI ogni informazione viaggerà per via informatica e la movimentazione dei rifiuti sarà seguita da sistemi satellitari installati sui mezzi. Così, noti e pericolosissimi inquinatori ambientali quali l’elettricista, il pittore e la parrucchiera, saranno monitorati da un grande fratello elettronico. Il tutto, naturalmente come prevede la legge, in tempi molto ristretti e senza distinzione alcuna tra “grandezze aziendali” diverse. Nelle scorse settimane ho fatto sentire, forte e chiara, la nostra voce nella giunta nazionale di Confartigianato a Roma seguito a ruota da Veneto, Piemonte e Lombardia. Chiedendo la proroga di almeno sei mesi ai termini di iscrizione, l’applicazione graduale del sistema tenendo conto delle dimensioni aziendali, della tipologia e dei quantitativi di rifiuto, la diffusione della formazione e dell’informazione su SISTRI, il dimensionamento dei costi del sistema. E, se in questi giorni i tecnici dell’Associazione stanno percorrendo i territori provinciali per fare conoscere SISTRI, ricordando alle nostre realtà che non è sufficiente ignorare una legge per evitarne gli effetti e le implicazioni, tocca a noi dirigenti associativi fare pressioni sulla “politica” affinché la legge venga non annullata ma radicalmente modificata. Impedendo che le nostre aziende, a dispetto delle tante enunciazioni vuote e delle molte parole inutili, debbano continuare a caricarsi di burocrazia ed a morire di balzelli.
A fine febbraio sono stato invitato ad un convegno sul fisco, organizzato dalla CISL, nel quale venivano “gridati” i dati delle dichiarazioni dei redditi 2007 riprendendo giornali e media nazionali e locali. Le tesi di fondo erano “Paperino paga più di Paperone” e “se il sistema fiscale italiano tiene lo si deve ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati”. Clima acceso quindi e battaglia persa, ma tuttavia da combattere, quella contro la demagogia! Ricordando che i dati 2007 erano, per così dire, drogati da alcuni fattori tecnici contingenti ho affermato di non sentirmi affatto sul banco degli imputati. Anzi. Dalle oltre 3500 contabilità in carico a Trentino Caf Imprese esce un quadro nitido del nostro mondo: a disposizione di chiunque voglia saperne di più. In rapporto agli studi di settore, la percentuale di congruità delle nostre aziende è dell’83%. Con molte sorprese: al 94% mobilieri e serramentisti, al 90% acconciatori, all’87% quell’edilizia accusata – da taluni sconsiderati e poco documentati sindacalisti CGIL – di “fare il 35% del lavoro in nero”. Se dovessimo misurare noi la “congruità” dell’azione sindacale, rispetto ai posti di lavoro da salvaguardare, credo proprio ne vedremo delle belle...
L’animale del titolo sono io. Perché ho scritto queste righe con grande ritardo. Comportandomi un po’ come l’asino di Buridano il quale, davanti a tanti mucchi di fieno e non decidendo da quale iniziare, finì per morire di fame. Con le tante notizie di questo periodo e non decidendo da quale iniziare... buon marzo a tutti! Roberto De Laurentis
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