Editoriale
... che autunno sarà
di Roberto de Laurentis
Dopo anni di sviluppo economico quasi selvaggio, di consumi in continua ed incessante crescita, di mercati finanziari senza regole che sembravano dare spazio a chiunque – dilettanti faidate inclusi – giusto due anni fa si cominciava timidamente a parlare di crisi. Si sussurrava di importanti banche e strategiche società di assicurazione, soprattutto americane, ormai senza più capitali e dunque senza più capacità di fare fronte agli impegni assunti. Non erano sussurri, era tutto vero. Tra le poche smentite gridate, le molte conferme taciute, e malgrado l’intervento del Tesoro statunitense, fallivano la banca Lehman Brothers, le società di mutui Fannie Mae e Freddie Mac, le assicurazioni AIG e via elencando… Poi, come in un gigantesco domino, chiudevano le aziende da loro controllate. Tutti si accorsero all’improvviso, con stupore quasi infantile, come i titoli americani spazzatura fossero già arrivati in Europa, in Italia, perfino dentro le nostre banche locali, ed avessero iniziato a strangolare l’economia.
Aziende ferme, cassa integrazione computata a milioni di ore, perdita di posti lavoro, interi settori – quali la metalmeccanica, la chimica, l’edilizia – completamente paralizzati. Insomma, tutto il sistema “mondo occidentale” a rischio di implosione e, soprattutto, di guerra sociale. Almeno sui media. In realtà le nostre autostrade hanno continuato e continuano ad essere intasate dai veicoli dei vacanzieri del fine settimana. In realtà trovare un posto libero al mare o in montagna durante le vacanze, estive o invernali, rimane il problema di sempre. In realtà pensare che l’afflusso delle famiglie ai centri commerciali sia diminuito, alla ricerca del necessario o del superfluo indistintamente, è solo una pia illusione. Ed in Trentino? Gli interventi di sostegno all’economia messi in campo dalla Giunta provinciale hanno concretamente risolto l’equazione “politica trentina = tempismo, serietà, lungimiranza”. Perché, se è vero che le risorse pubbliche in Trentino non mancano, è pure vero che – a differenza di altre regioni – da noi il loro utilizzo si vede e si tocca con mano. In termini di infrastrutture, di servizi, di qualità della vita. Da noi, il termine welfare, ha un significato preciso.
Così l’onda lunga della crisi, che ha battuto e talvolta abbattuto altre regioni, da noi è arrivata smorzata. Tanto che la vera preoccupazione nasce adesso e ci si interroga su cosa accadrà a settembre. Se ripartirà l’edilizia (il più veloce ed autentico motore dello sviluppo) se terrà l’industria (obbligata a competere in termini di quantità, di prezzo e di produttività, elementi quasi sconosciuti alle nostre realtà del territorio) se terrà l’artigianato (colpito di striscio dal cambiamento con un 7-8% di aziende in sofferenza sulle 14 mila totali) se terrà il credito (perché il problema non è la mancanza del lavoro ma la difficoltà ad essere pagati per il proprio lavoro) insomma se terrà tutto il “sistema trentino”.
Io credo che il “sistema trentino” terrà. Non solo per la necessità dell’imprenditore, soprattutto nei momenti difficili, di professare comunque ottimismo. Non solo per le risorse a disposizione, peraltro non infinite. Non solo per la nostra realtà, tutto sommato, piccola e dunque più facilmente governabile. Ma, innanzitutto, per i segnali positivi provenienti dall’esterno: maggiori ordini di acquisto, maggiore inflazione a causa di consumi più sostenuti, maggiore voglia (o, meglio, necessità) di investimenti in vista di una ripartenza dell’economia. Segnali importanti, da sommare alla forza della nostra autonomia. Ai quali dobbiamo tuttavia aggiungere qualchecosa di nuovo: una rinnovata fiducia nella nostra capacità, nel nostro sapere, nella nostra volontà di “fare azienda”. Che nessuna politica, per quanto buona, e nessun contributo pubblico, per quanto sostanzioso, potranno mai fornire alle nostre imprese.
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