14/01/2026
Decreto Energia: Confartigianato chiede correzioni per non penalizzare le piccole imprese
Gli artigiani rischiano ancora una volta di pagare il conto più salato.
Nelle bozze del nuovo Decreto Energia, infatti, si nascondono misure che potrebbero aumentare — invece di ridurre — il peso degli oneri in bolletta per micro e piccole imprese.
Per questo Confartigianato è intervenuta con forza, chiedendo al Governo modifiche immediate per evitare squilibri che favorirebbero i grandi consumatori a discapito di chi lavora ogni giorno con margini ridotti e costi crescenti.
Il presidente Marco Granelli ha scritto al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per aprire un confronto urgente e correggere un impianto normativo che rischia di generare nuove ingiustizie.
Il vero problema: una disparità che cresce
Da anni Confartigianato denuncia una situazione paradossale: nel manifatturiero italiano, l’80% delle imprese è costituito da micro realtà con meno di 9 addetti, eppure sono proprio loro a pagare gli oneri più alti.
Oggi:
- microimprese: 44–53 €/MWh di oneri
- grandi energivori: 3–5 €/MWh grazie alle agevolazioni
Una forbice che compromette la competitività delle piccole aziende e che il nuovo decreto, così com’è, non riduce.
Anzi: rischia di ampliarla.
Le due misure più critiche
Confartigianato mette in guardia da due interventi che, invece di risolvere il problema alla radice, lo spostano — e lo aggravano:
- Taglio una tantum degli oneri per le rinnovabili (750 milioni), esteso a tutte le utenze in bassa tensione “altri usi”.
→ Una misura non mirata: beneficia anche chi non usa l’energia come fattore produttivo. - Cartolarizzazione degli oneri per 5 miliardi l’anno per 3–5 anni, da restituire in vent’anni con un costo totale tra 10 e 12 miliardi. I costi di sistema che oggi vengono pagati in bolletta verrebbero trasformati in titoli finanziari e venduti a investitori che dovranno poi essere remunerati per il loro investimento attraverso le bollette future. Gli oneri non scompaiono, s postano del tempo.
→ Un meccanismo che rischia di far pagare domani più di quanto si risparmia oggi.
La proposta di Confartigianato: aiuti dove servono davvero
In alternativa, Confartigianato propone una misura semplice e mirata: concentrare la riduzione degli oneri sulle utenze in bassa tensione “altri usi” sopra i 16,5 kW.
Perché?
- la riduzione salirebbe dal 22% al 36%
- si coprirebbe il 61% dei consumi della categoria
- il beneficio andrebbe alle imprese che producono davvero
Le realtà più piccole, escluse da questa fascia, potrebbero essere sostenute con risorse già disponibili: i proventi dei contratti per differenza della produzione da rinnovabili oggi gestiti da ARERA.
Un quadro che non può essere ignorato
Solo nel 2024 le piccole imprese hanno già versato:
- 1,9 miliardi per gli oneri delle rinnovabili
- 1,1 miliardi per l’Energy Release
E nel 2025 potrebbe verificarsi un ulteriore trasferimento di 3 miliardi da famiglie e Pmi verso i grandi consumatori.
Un trend insostenibile che frena la decarbonizzazione e posticipa la riduzione naturale degli oneri prevista entro il 2032 (fine dei Conti Energia).
Meno costi in bolletta e più equità
Confartigianato chiede al Governo una scelta chiara: finanziare almeno parte degli oneri fuori dalla bolletta, usando risorse come i proventi delle aste CO₂, come già indicato da ARERA e in linea con il PNRR.
È l’unico modo per:
- ridurre stabilmente il peso in bolletta
- evitare spostamenti di costi nascosti
- ristabilire equità tra famiglie, piccole imprese e grandi consumatori
Su queste basi il presidente Granelli invita il Governo ad aprire un confronto serio per arrivare finalmente a soluzioni strutturali e non temporanee.
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