03/08/2026
Caro carburanti, Bellini: «I prezzi soffocano i piccoli trasportatori»
Il continuo aumento dei prezzi di diesel e benzina sta mettendo sotto pressione l’intero comparto dei trasporti e tutte le attività che utilizzano il veicolo come principale strumento di lavoro. In Trentino, dove il costo dei carburanti si conferma tra i più elevati d’Italia, il fenomeno coinvolge 2.280 attività: 728 imprese di autotrasporto, 224 tra tassisti e NCC e 1.328 agenti di commercio, per i quali il carburante rappresenta una delle principali voci di costo.
Piccole imprese sempre più sotto pressione
Secondo le stime richiamate da l’Adige, dall’inizio dell’anno il prezzo del diesel è aumentato di oltre il 20%, portando il costo di un pieno per un autocarro da 7,5 tonnellate a circa 1.040 euro, con un aggravio di circa 180 euro rispetto ai mesi precedenti. Un aumento che pesa soprattutto sugli autotrasportatori di dimensioni più ridotte, chiamate a fare i conti con margini sempre più compressi e crescenti difficoltà di liquidità, anche a causa della complessità nell’applicare ai committenti gli adeguamenti tariffari legati all’andamento del carburante.
«Tutto ciò a cui stiamo assistendo non è altro che il protrarsi di una problematica partita da inizio 2026», spiega Roberto Bellini, Presidente della Categoria Autotrasportatori di Associazione Artigiani – Confartigianato Trentino, intervistato da l’Adige. «Le piccole aziende hanno difficoltà a far quadrare i conti dal punto di vista della liquidità, anche perché il ristoro previsto in precedenza ancora non si è visto. Per loro la situazione è ancora più complessa, vista la fatica nel far rispettare particolari clausole che difendono la categoria, come quelle che legano il costo del trasporto al prezzo del carburante».
Il credito d’imposta da 322 milioni
Sul fronte degli interventi di sostegno, un segnale positivo è arrivato con lo stanziamento di 322 milioni di euro destinati al credito d’imposta per il caro gasolio. La misura, ottenuta anche grazie all’azione di rappresentanza sindacale portata avanti dal sistema Confartigianato, consentirà alle imprese di trasporto merci e persone conto terzi di recuperare fino al 70% dell’aumento del costo del gasolio registrato tra marzo e luglio 2026 rispetto al prezzo medio di febbraio.
Si tratta di un intervento importante per sostenere la liquidità delle imprese in una fase particolarmente difficile, ma che non riesce a coinvolgere l’intera platea degli operatori colpiti dai rincari. Il credito d’imposta è, infatti, riservato ai veicoli Euro 5 e superiori e, nel trasporto merci, a quelli con massa complessiva pari o maggiore a 7,5 tonnellate. Restano quindi escluse numerose aziende che operano con mezzi che non rientrano nei requisiti previsti dalla misura.
«Aggiungiamo anche che c’è tutto un mondo di operatori che guidano mezzi più leggeri, intorno alle 3,5 tonnellate, che sono in una situazione borderline rispetto alla normativa dell’autotrasporto», osserva Bellini. «So, però, che il governo, seppur lentamente, sta prendendo in considerazione la loro situazione».
Bellini sottolinea, tuttavia, come il rinnovo del parco veicolare e la transizione verso mezzi meno inquinanti restino obiettivi condivisibili per il settore. «Il nostro parco veicolare è migliore rispetto ad altre regioni che non riescono a svecchiarlo. Sia per una maggiore attenzione all’ambiente sia per una questione economica legata ai consumi, mi trovo d’accordo con l’esclusione delle classi Euro 4 e inferiori».
Il rischio di un effetto a catena
Resta, però, forte la preoccupazione per le conseguenze che il protrarsi di questi aumenti potrebbe avere sull’intera filiera dei trasporti e, più in generale, sull’economia del territorio. «Come Trentino siamo purtroppo anche abituati a essere tra le regioni più care d’Italia: non è raro trovarci nella top 10. I problemi legati ai trasporti persistono e già abbiamo fatto notare come siamo la spina dorsale dell’economia italiana: se tiriamo troppo la cinghia si rischia un effetto a catena paralizzante. Tante piccole aziende potrebbero chiudere o dover alzare ancora i prezzi. Questo causerebbe una riduzione di camion e di personale e un peggioramento generale nei trasporti».
L’allarme riguarda, però, l’intero sistema economico. L’autotrasporto rappresenta, infatti, un anello essenziale della catena logistica e ogni aumento dei costi di esercizio finisce inevitabilmente per riflettersi sui prezzi di beni e servizi. Per questo il settore continua a chiedere interventi capaci di sostenere non solo le imprese che rientrano nei requisiti dei contributi, ma anche quelle realtà più piccole che oggi restano escluse dagli aiuti pur subendo gli stessi effetti del caro carburanti.
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