Passaggio generazionale da record: la storia di Decomec

16/03/2010

Passaggio generazionale da record: la storia di Decomec

di Genny Tartarotti

 

Il passaggio generazionale: sfida o opportunità?

I numeri parlano chiaro: solo il 30% delle aziende familiari supera il passaggio dalla prima alla seconda generazione e meno del 15% arriva alla terza. A riportare questi dati è Il Sole 24 Ore che, in un’analisi sul tema, mette in luce come nei passaggi generazionali ci si concentri soprattutto sugli aspetti fiscali, giuridici e di governance, relegando spesso in secondo piano il vero nodo: la componente emotiva e relazionale. Eppure è lì che si gioca la partita, perché la transizione generazionale non rappresenta solo un passaggio di consegne, ma un cambio di leadership, identità ed equilibri familiari. E quando questa dimensione viene trascurata anche le architetture più solide rischiano di incrinarsi.

Inaugurazione Decomec

Lavorazione

Lavorazione

 

 

 

Una scelta consapevole e strategica

È in questo che risiede il successo di Decomec. Nell’aver vissuto il passaggio generazionale come la naturale evoluzione di un percorso incentrato prima e soprattutto sulla fiducia, sul rispetto dei ruoli, sulla condivisione strategica.

Ad un certo punto ho capito che l’azienda aveva bisogno di energie nuove. I tempi stavano cambiando e se volevo darle un futuro dovevo fare un passo indietro.

Marco de Concini, fondatore dell’impresa specializzata in lavorazioni meccaniche con sede a Mollaro in Val di Non, spiega con sincerità le motivazioni che hanno guidato la sua decisione. La richiesta sempre maggiore da parte dei clienti di lavorazioni innovative per le quali servono macchinari digitali come quelli a controllo numerico.

Ho fondato la mia impresa nel 1990 nella cantina di casa. Da allora sono cambiate moltissime cose. Io sono abituato ai macchinari manuali – afferma – . Non mi ritrovavo con i nuovi sistemi automatizzati. Era giunto il momento di scrivere un nuovo capitolo e non potevo essere io a farlo.

 

 

 

Il nuovo leader: tra passato e futuro

Le pagine successive spettano al figlio. 35 anni, in azienda al seguito del padre fin dall’età di 4 anni, Sebastiano conosce ogni processo, ogni ingranaggio. Sa bene da dove vengono e dove vogliono andare.

È stato impegnativo. Ho iniziato a 22 anni. Ero molto giovane – racconta – . Mi è mancata un’esperienza esterna che mi permettesse di capire le dinamiche di un’azienda strutturata.

Sebastiano inizia dalla fresatura. Nel 2013 fonda una sua impresa, l’Officina Meccanica Decomec, dove inizia a realizzare anche corpi in alluminio di chitarre elettriche e bassi per il prestigioso marchio Noah. Un prodotto esclusivo che si distingue per la sua unicità e che oggi  viene acquistato da artisti di tutto il mondo. Poi nel 2017 l’integrazione con l’azienda del padre, la de Concini Meccanica srl, vocata alla tornitura e nel 2019 l’inaugurazione della nuova sede sempre a Mollaro. Non una semplice fusione, ma un’integrazione complementare e strategica. Da lì l’accelerazione: Sebastiano investe in macchinari di ultima generazione, rivede i processi in ottica di efficacia ed efficienza e introduce una visione più strutturata della produzione. Il risultato?  Il fatturato quintuplicato.

 

Robot

Robot

Ingranaggio

Interni Decomec

 

Ambizioni e nuovi traguardi

Oggi Decomec, che è passata dai 9 collaboratori delle due aziende iniziali ai 22 attuali – oltre a Marco che continua a lavorare in azienda occupandosi principalmente di pezzi per macchine d’epoca, segue l’intero ciclo di lavorazione, dal materiale grezzo al prodotto finito, rivolgendosi a terzisti solo per alcuni trattamenti termici e superficiali.

Questo – spiega Sebastiano – consente di avere una visione completa e di intervenire in modo consapevole. Abbiamo così deciso di introdurre il metodo Kaizen. L’obiettivo è quello di migliorare continuamente i processi, riducendo sprechi e inefficienze e contestualmente favorire il benessere dei lavoratori. Una piramide – prosegue –  deve avere una base stabile, altrimenti cresci sì, ma ad un certo punto crolla tutto. Siamo agli inizi. È tutt’altro che semplice, perché siamo abituati ad altre logiche, ma siamo molto motivati.

Tra gli obiettivi futuri?

Vogliamo investire di più nella formazione, rafforzando un percorso di crescita che stiamo portando avanti anche grazie al contributo dell’Associazione Artigiani che ci sta affiancando nell’accesso ai finanziamenti, aiutandoci ad individuare le opportunità più coerenti con i nostri obiettivi di sviluppo, a progettare le attività e a predisporre la documentazione necessaria. Vorremmo inoltre ampliare gli spazi e diversificare ulteriormente la produzione in modo da essere più competitivi e poter gestire eventuali crisi di mercato. L’aspirazione principale è il settore aerospaziale. Due anni fa abbiamo ottenuto la certificazione ISO 9100, indispensabile per lavorare in questo ambito. Ora siamo concentrati sui prossimi step per realizzare questo sogno.

 

Crediti foto: Francesca Padovan, LCV-Lorenzo-Ceva-Valla

 

 

Data di pubblicazione
16/03/2010
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