“Si può fare” – Donne, impresa e territorio: grande partecipazione all’incontro di Borgo Chiese

02/04/2026

“Si può fare” – Donne, impresa e territorio: grande partecipazione all’incontro di Borgo Chiese

Si è svolta lunedì 30 marzo 2026, nella suggestiva Sala Consiliare di Borgo Chiese, la presentazione del volumeSI PUÒ FARE, la pubblicazione del Movimento Donne Impresa dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Confartigianato Trentino che racconta dieci storie di imprenditrici con vite e percorsi molto diversi, che, sbaragliando stereotipi e difficoltà, ce l’hanno fatta.

 

 

La serata, presentata da Cristina Zanghellini, è stata introdotta da un momento di forte impatto con una poesia di Silvia Vecchini, interpretata a due voci da Barbara Balduzzi e Ilaria Antonini della libreria Passpartù, che ha emozionato il pubblico e creato subito un clima positivo.

In sala tante donne, di tutte le età, ma anche uomini, accompagnatori e famigliari.

Presenti anche le istituzioni – rappresentate dal Vicesindaco Giuseppe Leotti, dagli assessori Eleonora Poletti e Roberto Spada, dal Presidente del BIM Claudio Cortella – che hanno portato il loro contributo con interventi significativi. Le loro parole non scontate, né di circostanza, hanno dimostrato una notevole sensibilità al tema e hanno contribuito a creare un clima di autentico dialogo.

Barbara Balduzzi e Ilaria Antonini della Libreria Passpartù

Cristina Zanghellini accoglie Eleonora Poletti

 

 

A portare i saluti istituzionali è stata Eleonora Poletti, assessora alla cultura di Borgo Chiese.

Dopo aver ringraziato l’amministrazione comunale per aver ospitato questo evento, ha ricordato come la cultura possa fiorire, malgrado venga talvolta “snobbata” perché impegnativa, perché richiede tempo e motivazione.

Ha sottolineato il valore di ospitare questo incontro al femminile proprio a Borgo Chiese, una comunità in cui le donne rappresentano una fascia importante.

 

 

L’intervento del presidente del BIM, Claudio Cortella, richiama la necessità di riportare l’attenzione sulle persone, rispetto ai numeri.

In particolare, ha evidenziato come le esperienze imprenditoriali femminili vadano ben oltre il risultato economico, il valore delle donne sta nel modo di fare impresa, di tenere unito il territorio, nel contributo che offrono con la loro presenza anche nelle associazioni.

Auspica che un giorno ci si possa permettere il lusso di celebrare esperienze come questa senza etichette o sottotitoli, di riconoscerne la ricchezza senza incasellarle, grazie a un lavoro di equità e correttezza trasversale.

Claudio Cortella

Patrizia Bertoldi

 

 

Etichette che, necessariamente, per ora, ci sono nel Movimento Donne Impresa, e ne ha spiegato il motivo Patrizia Bertoldi, la Presidente, ripercorrendo scopi e valori alla base della costituzione del Movimento all’interno di Confartigianato e cioè: sostenere la nascita e la crescita delle imprese femminili, promuovere le pari opportunità, favorire la conciliazione vita-lavoro, stimolare politiche economiche inclusive, incoraggiare la formazione e la presenza delle donne nei luoghi decisionali.

A portare la voce delle imprenditrici nei tavoli tematici, la Vicepresidente Enrica Vinante, presente in sala.

 

 

Il momento clou della serata è stato quello dedicato alle testimonianze dirette, quelle di Sonia e Lucia, le cui storie sono raccontate nel libro, e Barbara e Ilaria, titolari della libreria Passpartù.

La storia di Sonia Beltrami è quella di una figlia che entra nell’azienda di famiglia per dimostrare il proprio valore e finisce per trasformarla, imparando più del previsto proprio dal padre, che aveva immaginato per lei un futuro diverso.

Parte dall’ufficio, ma capisce presto che quel ruolo le sta stretto: ha energia, iniziativa e carattere, e dopo aver appreso tutto, si sente il braccio destro del padre.

E lo dimostra. Arrivata la crisi, Sonia, stanca della sterile competizione, propone qualcosa di inatteso: unire le forze con l’azienda concorrente. La sua visione e la sua determinazione portano alla fusione delle due realtà, unendo competenze e prospettive.

Oggi Sonia si sente riconosciuta e soddisfatta nella nuova azienda che ha contribuito a costruire. Il riconoscimento è arrivato anche dall’esterno, è stata infatti selezionata dal Ministero tra le 100 imprenditrici protagoniste della mostra del Made in Italy.

La sua tenacia arriva anche grazie all’atletica, dove ha imparato che “non si è mai davvero arrivati” e ora riesce ad apprezzare ogni passo che l’ha portata fin qui. Guardando ai giovani, ritiene importante offrire spunti ma fondamentale non forzarli, lasciare loro la libertà di scegliere, e sbagliare, perché è attraverso le scelte che si costruisce il proprio cammino.

Sonia Beltrami

 

 

Lucia Dalvecchio

Colgo tutte le opportunità, credo tantissimo nella provvidenza. Quando mi trovo in difficoltà puntualmente mi arriva un aiuto. Anche il fare rete è una cosa un cui credo tantissimo e se dico che una cosa si può fare, si farà.

Lucia Delvecchio il patriarcato lo ha combattuto sul suo stesso terreno, quello della birra, tradizionalmente considerato un affare da uomini.

Nasce così 5+, il suo marchio: i quattro elementi della birra con un “+1”, la passione.

Nel 2015 nasce il birrificio, ma la storia inizia subito in salita, il compagno, il birraio, ha un ictus proprio alla vigilia dell’apertura, Lucia non si ferma, trova un birraio che crede nel suo progetto, e va avanti.

I primi tre anni sono duri, un’incursione in un mondo maschile, a un’età non giovanissima, non la rende credibile agli occhi di molti e, quando inizia ad ingranare, arriva il COVID. E un tumore. Affrontata e vinta anche quella battaglia, Lucia riparte. Ma non le basta fare impresa.

Ha un figlio con una forma di autismo e la necessità di tenere tutto insieme senza mai usare queste difficoltà come etichetta o scorciatoia, così si muove spesso sottotraccia, cercando realtà con cui costruire percorsi inclusivi. Contatta Casa Sebastiano, con cui crea progetti di avvio al lavoro, ma allarga la rete anche all’Associazione Italiana Ragazzi Down e a “Il popolo dello Zafferano”, che sostiene il lavoro delle donne coltivatrici iraniane.

Ci sono storie già raccontate nel libro e altre ancora da scoprire. Tra queste, quella di Ilaria Antonini e Barbara Balduzzi: il loro coraggio nell’aprire una libreria in un territorio periferico e di farlo insieme, tra donne.

Quindici anni fa è stata una proposta di fare promozione della lettura nelle scuole a farle incontrare e da quel momento non si sono più separate.

Loro, che nemmeno si conoscevano, diverse per carattere e stile, hanno dato vita a un “matrimonio professionale” che ha funzionato fin da subito, inventandosi un mestiere che ancora oggi faticano a definire.

Nel tempo si sono formate, specializzate, sono cresciute e hanno pubblicato un libro illustrato con una casa editrice emiliana, diventandone ambasciatrici.

Nel 2020 hanno aperto la loro libreria indipendente che oggi è un punto di riferimento per la comunità.

Siamo due libraie romantiche, crediamo che la libreria sia un luogo di dialogo, un esempio assoluto di democrazia: chiunque può entrare e raccontare la sua storia e una storia raccontata diventa una storia condivisa.Vivere in un luogo periferico ritengono sia la loro fortuna. Nelle difficoltà oggettive, due punti fanno la differenza: la possibilità di instaurare una comunicazione diretta con le istituzioni – e le tante figure presenti in sala ne sono la testimonianza – e le relazioni che si possono stabilire, ancora sottili, ma vitali, il loro obiettivo è rinforzarle e renderle sempre più sociali.

 

Ilaria Antonini e Barbara Balduzzi

 

 

 

Monia Bonenti

A chiudere l’incontro, l’intervento della Presidente della Cassa Rurale Adamello Giudicarie Valsabbia Paganella, su un quesito fondamentale: visto che, dietro un “si può fare”, c’è spesso un Istituto di Credito, quanto è importante investire nel capitale umano, soprattutto femminile?

Monia Bonenti parte dalle storie come quella di Ilaria e Barbara, un percorso costruito su valori condivisi, sul rispetto e l’amicizia, che hanno permesso di costruire un progetto in un contesto periferico e in un settore sfidante. Ricorda come in ogni donna convivano molte dimensioni: madre, imprenditrice, compagna, sorella, amica, professionista, una “moltitudine” che non può essere rinchiusa in categorie rigide.

Dalle testimonianze sottolinea di non aver percepito il concetto di individualità ma un forte senso di comunità, ogni percorso è stato accompagnato da figure significative.

Un Istituto di Credito – afferma –  può avere un ruolo fondamentale nel sostenere percorsi importanti, mettendo sempre al centro la persona, prima dell’impresa, e riconoscendo nelle donne una forza particolare, fatta di determinazione e sensibilità.

Infine, evidenzia come la Cassa Rurale abbia ottenuto la certificazione di genere, un punto di partenza che testimonia un impegno concreto.

 

Le esperienze raccontate sono state emozionanti, in ognuna un aspetto diverso in cui potersi riconoscere, in tutte un possibile spunto da cogliere, un esempio a cui potersi ispirare.

Il libro non parla solo alle imprenditrici o aspiranti tali, che vi possono trovare indicazioni pratiche e utili, ma anche a chi sta cercando un incoraggiamento nell’inseguire quel sogno, quel progetto, trattenuta dal dubbio: ce la farò? Ascoltare chi ce l’ha fatta può dare fiducia perché a volte non basta qualcuno che te lo dica, ma serve qualcuno che, con la propria storia, ti mostri che è possibile.

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