La scuola deve insegnare la cultura del lavoro

24/06/2021

La scuola deve insegnare la cultura del lavoro

“La scuola, il sistema della formazione devono imparare ad insegnare la cultura del lavoro.” Con questa dichiarazione, il Presidente Nazionale di Confartigianato, Marco Granelli, richiede con urgenza una riforma del sistema formativo.

Parole forti, rilanciate in un ampio approfondimento pubblicato su QNEconomia, l’inserto settimanale dei quotidiani Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione in conseguenza alla pubblicazione dei dati sulla formazione da parte dell’Ufficio studi di Confartigianato e che si dimostrano preoccupanti.

In Italia, la spesa pubblica destinata al sistema formativo è dell’1,1 % più bassa rispetto alla media OCSE e da noi, solo il 3,8% dei giovani under 30 studia o lavora, a fronte di una media Ue del 13,5% e di una media tedesca che sfiora il  25%, grazie lunga tradizione di alternanza scuola-lavoro.
Nel 2020, i giovani italiani tra 15 e 29 anni non occupati né impegnati in percorsi di istruzione o attività formativa erano il 23,3% del totale: quasi il 10% in più della media UE.

Numeri estremamente preoccupanti, che hanno come risultato il fatto che le imprese faticano a trovare manodopera qualificata e i giovani non trovano lavoro.

Mancanza di manodopera qualificata: ne soffrono in particolare le piccole imprese

Il monito del presidente di Confartigianato è ampiamente giustificato, visto che i dati confermano come siano proprio le imprese artigiane quelle che soffrono maggiormente della difficoltà nel reperimento di personale qualificato: nel 2020 la quota di manodopera introvabile era al 38,2%, numero leggermente ridotto nella rilevazione di maggio 2021 (30,9%).

Le micro e piccole imprese richiedono competenze digitali per (58,6% delle assunzioni previste), capacità di utilizzare linguaggi e metodi matematici e informatici ( 51,2%) e capacità di gestire soluzioni innovative nell’ambito di ‘impresa 4.0’, applicando tecnologie robotiche, big data analytics, internet of things ai processi aziendali (36%).

La chiave di volta sono le scuole

Secondo Confartigianato, l’infruttuosa ricerca di questi profili rende necessaria una svolta nel sistema formativo nazionale.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che destina 33,81 miliardi a ‘Istruzione e ricerca’, deve essere l’occasione per mettere in atto nuovi percorsi che favoriscano il collegamento tra scuola e lavoro, riducendo una volta per tutte il sempre più ampio gap tra domanda e offerta.

Come raggiungere questi obiettivi? Secondo Confartigianato, si deve partire dal rilancio dell’alternanza scuola-lavoro e dell’apprendistato duale, sostenendo gli Istituti Professionali e Tecnici e Tecnici Superiori, ampiamente presenti su tutto il territorio nazionale.

… ma anche le piccole imprese

Le risorse del PNRR dovranno servire anche al sostegno della capacità innovativa delle piccole imprese: sono loro le più dinamiche e lo dimostrano gli investimenti in ricerca e sviluppo. Lo dimostrano gli ultimi dati Istat, datati 2018, “i piccoli” hanno aumentato del 15,8% la spesa in Ricerca e Sviluppo, oltre otto punti percentuali in più rispetto al 7,4% della media nazionale delle aziende, con una crescita del 18,5% all’anno, a fronte del +12% delle medie imprese e del +3,2% delle grandi imprese(dati riferiti all’intervallo 2013/2018).

Confartigianato chiede di accompagnare questo trend con incentivi per attività di consulenza, formazione, riorganizzazione, rafforzando il trasferimento di innovazione e tecnologia nelle Pmi attraverso i Digital Innovation Hub e gli Innovation Manager e favorendo l’inclusione delle micro e piccole imprese nella ricerca con misure specifiche, integrate nei programmi di sostegno.

Sostiene Granelli:

 Purtroppo in Italia si investe poco nell’istruzione tecnica e professionalizzante. La realtà ci dice che le piccole imprese sono la risposta alla necessità di preparare i giovani ad entrare in un mercato del lavoro che richiede competenze tecniche evolute imposte dalla rivoluzione digitale. Il PNRR è l’occasione irripetibile e imperdibile per investire sulla formazione delle competenze e sull’innovazione tecnologica e digitale. Solo così potremo continuare a garantire l’eccellenza manifatturiera made in Italy e assicurare ai giovani un futuro di buona occupazione.

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