Compensazioni fiscali nel mirino della legge di Bilancio 2026: Confartigianato si mobilita per tutelare gli artigiani

03/11/2025

Compensazioni fiscali nel mirino della legge di Bilancio 2026: Confartigianato si mobilita per tutelare gli artigiani

Stando al disegno di legge attualmente in discussione, dal 1° luglio 2026 dovrebbe entrare in vigore una norma che vieta la compensazione dei crediti d’imposta con i debiti previdenziali e contributivi.

Una misura che, se confermata, rischia di mettere in seria difficoltà migliaia di imprese artigiane.

 

Cosa cambia

Dal 1° luglio 2026 le aziende che dispongono di crediti diversi da quelli derivanti dalle dichiarazioni dei redditi e IVA e quindi crediti maturati tramite lo sconto in fattura (Superbonus, Ecobonus, Bonus facciate, Sismabonus, ecc.) o da Industria 4.0, Transizione 5.0, ricerca e Sviluppo, non li potranno più utilizzare per il pagamento di debiti previdenziali (es. contributi INPS, premi INAIL).

Questa modifica, se confermata, rischia di colpire duramente le imprese che hanno fatto investimenti contando sulla compensazione per gestire la propria liquidità.

In particolare:

  • le imprese del settore casa (edilizia, impiantistica) che hanno applicato lo sconto in fattura;
  • le aziende che hanno investito in macchinari e tecnologie con i crediti 4.0;
  • le microimprese che rischiano di trovarsi senza risorse per versare contributi e tributi.
Andrea De Zordo - Presidente Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

Andrea De Zordo – Presidente Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

È una notizia allarmante, che – mi auguro – non trovi attuazione.

Proprio stamattina ho ricevuto una mail da un nostro associato, profondamente preoccupato per gli effetti di questo provvedimento. Il collega lamenta, con piena ragione, l’incertezza normativa con cui le imprese sono costrette ad operare.

Come si può pensare di cambiare le regole in corsa? Lo Stato prima consente la compensazione dei crediti fiscali, anche derivanti da bonus edilizi, e poi ne limita fortemente l’utilizzo.

Per una piccola azienda che ha agito in modo legittimo, contando su quei crediti per far fronte ai versamenti contributivi, questo significa trovarsi improvvisamente in difficoltà finanziaria, con il rischio concreto di dover interrompere l’attività.

Confido nel ruolo della nostra Confederazione nazionale e la esorto a fare tutto il possibile per scongiurare l’entrata in vigore di questa norma. È in gioco il futuro di tanti artigiani.

Confartigianato, ha espresso forte contrarietà alla norma e, insieme alle altre associazioni di categoria dell’artigianato, sta chiedendo a gran voce al Governo di modificare l’articolo 26 in sede di approvazione della legge.

Ha inoltre già avviato un confronto con i parlamentari e sta raccogliendo testimonianze e dati per dimostrare l’impatto devastante della norma sulle imprese artigiane.

L’obiettivo è mantenere la disciplina attuale, che consente alle imprese di utilizzare i crediti maturati per compensare i debiti contributivi, preservando così la liquidità e la stabilità economica.

 

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