Autotrasporti sotto pressione tra rincari e burocrazia. Il Trentino resiste, ma manca personale

09/02/2026

Autotrasporti sotto pressione tra rincari e burocrazia. Il Trentino resiste, ma manca personale

Il 2026 si apre in salita per l’autotrasporto italiano, un settore già messo a dura prova da anni di crisi strutturale. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che segnala un nuovo aumento dei costi fissi legato ai rincari dei pedaggi autostradali (+1,5%) e del gasolio per autotrazione (+3,6%). Un mix che rischia di tradursi, per molte aziende – soprattutto le più piccole – in migliaia di euro in più all’anno per ogni singolo mezzo.

Secondo le stime della Cgia, se il prezzo del diesel dovesse rimanere ai livelli attuali per tutto il 2026, l’impatto sui bilanci delle imprese sarebbe pesantissimo. A peggiorare il quadro è l’esclusione di una fetta consistente del settore dalle agevolazioni: circa il 40% delle aziende, quelle con veicoli sotto le 7,5 tonnellate, non accede né ai rimborsi sui pedaggi né ai crediti d’imposta sul carburante. Una penalizzazione che colpisce proprio l’autotrasporto artigiano.

Negli ultimi dieci anni in Italia hanno chiuso oltre 19mila imprese del comparto, con un calo del 22,2%. In questo scenario difficile, il Trentino rappresenta una parziale eccezione. Qui il numero delle aziende è diminuito “solo” di poco più del 6%, una controtendenza che la Cgia di Mestre evidenzia come segnale di maggiore tenuta rispetto al resto del Paese.

«Il Trentino ha alcune peculiarità che aiutano – spiega il nostro presidente degli autotrasporti Roberto Bellini – come costi di motorizzazione più contenuti, che favoriscono le immatricolazioni dei rimorchi. Ma questo non significa che il settore stia bene».

Per Bellini, infatti, la vera emergenza oggi non è solo economica, ma soprattutto umana: «Il problema più grave è la carenza di personale. Mancano autisti e figure qualificate, ed è un problema non solo italiano ma europeo. Senza persone, i camion restano fermi».

Una crisi aggravata da burocrazia e responsabilità crescenti: «L’accesso alla professione è sempre più complicato, tra regole, corsi e costi. Si scoraggiano i giovani. Oggi guidare è quasi la parte minore del lavoro: le responsabilità sono enormi, ma le paghe non sono proporzionate. Quando perdi la patente, perdi tutto – prosegue il presidente Bellini – Ricambi, officine, sistemi sempre più complessi. Una marmitta intasata può costare diecimila euro. Fap e AdBlue? Obblighi che servono poco all’ecologia e molto ad aumentare le spese».

Nonostante tutto, l’autotrasporto resta fondamentale per il nostro paese, movimentando oltre l’80% delle merci. «Senza i camion si ferma tutto: fabbriche, ospedali, supermercati – ricorda Roberto Bellini – eppure veniamo trattati come un male necessario».

Roberto Bellini, presidente della categoria autotrasporti

Lo sguardo al futuro è carico di preoccupazione, soprattutto per il mancato ricambio generazionale: «Tra dieci anni sarà un problema sociale, non solo economico. Se continuiamo a demonizzare i camion, non avremo più nessuno disposto a fare questo mestiere. E allora sì che l’Italia si fermerà davvero».

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