09/06/2010
Lei&Leo: quando il salone era un luogo d’attesa e d’incontri
di Genny Tartarotti
“C’è posto”? Quante volte, impossibile contarle, Rosalba Cainelli si è sentita rivolgere questa domanda dalle persone che si affacciavano alla porta del suo salone di parrucchiera a Sopramonte, oggi noto come “Lei&Leo”. Quasi sempre il posto si trovava e, senza fretta, i clienti si sedevano uno accanto all’altro, attendendo pazientemente il proprio turno, sfogliando riviste stropicciate, chiacchierando del più e del meno e ascoltando qualche gossip. Il salone aveva un ritmo tutto suo: il profumo di shampoo e permanenti si mescolava al rumore stabile e insistente degli asciugacapelli. Quando s’interrompeva, il silenzio cadeva di colpo, lasciando un vuoto netto, quasi fisico. Era il segnale che un’altra persona aveva finito.

Era un altro mondo,
ricorda Rosalba apparentemente senza malinconia, passando mentalmente in rassegna 62 anni trascorsi a fare quello che per lei è stato ed è tuttora molto più di un lavoro: il suo mondo, il suo modo di stare con le persone. Sì, perché il salone non è solo un luogo per curare la propria immagine, è uno spazio di relazione: si possono scambiare due parole, ascoltare qualche novità, condividere aspetti della vita quotidiana e, perché no, confidarsi.

Dove tutto ha avuto inizio
È stato mio padre Agostino (detto Gusto) – racconta – ad aprire il negozio. Era il 1940 e insieme ad un altro Gusto (Sturzen), iniziarono l’attività di barbiere in uno spazio modesto nei pressi del campanile di Sopramonte. I guadagni erano miseri. Il servizio di “barba e cavei” costava 50 schei, mezza lira (il costo di due “spacate e mèza” di pane) e spesso i clienti lasciavano il conto in sospeso.
Successivamente Agostino spostò l’attività sotto casa, sempre a Sopramonte, e assunse una collaboratrice, Vittoria Agostini.
Io e mia sorella – prosegue – eravamo bambine e adoravamo guardarli lavorare. Li osservavamo con ammirazione, facendoci ammaliare dalla passione che mettevano nel loro lavoro.
E sull’onda di quella passione, Rosalba diventa parrucchiera (o pettinatrice come si diceva allora) e nel 1974 subentra al padre.
Una nuova era
Il negozio si amplia e, oltre ai compaesani, iniziano ad arrivare clienti dai paesi vicini e dalla città.
Dopo il nostro matrimonio, mio marito Ezio entrò in attività e, nel 1995, terminati gli studi, anche mio figlio Leonardo. Ora è lui l’anima dell’attività, che svolge dedicando particolare attenzione alla clientela giovane.
Sempre attento ai trend e alle nuove tendenze, Leonardo interpreta il suo lavoro come uno spazio di espressione creativa e innovazione.
Amo questo mestiere – confessa – perché offre infinite alternative e possibilità di sperimentazione. È sempre diverso.

La cosa più difficile?
Spiegare alle clienti che certe richieste non sono realizzabili offrendo un’alternativa valida. Quando poi le vedi contente del risultato, la soddisfazione è immensa.

Nel 2000 il salone è ritornato lì, all’ombra del campanile, dove tutto è iniziato. Un ritorno alle origini, ma con uno sguardo nuovo. Uno spazio più moderno e funzionale pensato per rispondere alle nuove esigenze, dove si accede su appuntamento.I tempi sono cambiati. Così come le abitudini, i gusti, le richieste. Ciò che non è cambiato è l’amore di Rosalba per questo lavoro che continua a svolgere con dedizione e professionalità.
Festeggiando gli 86 anni di attività, Rosalba ricorda con gratitudine il padre e i numerosi clienti
senza i quali questo compleanno non sarebbe possibile.
Ma lo sguardo è sempre rivolto in avanti e punta con determinazione al prossimo traguardo:
far compiere al negozio la tombola dei 90 anni.
Data di pubblicazione
09/06/2010Condividi
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