Licei professionali e tecnologici, De Zordo: «Le parole contano e possono aiutare a superare vecchi pregiudizi»

20/10/2026

Licei professionali e tecnologici, De Zordo: «Le parole contano e possono aiutare a superare vecchi pregiudizi»

Il presidente De Zordo e Barbara Tomasoni, delegata della Giunta Esecutiva per i rapporti con la scuola, intervengono sul dibattito attorno alle nuove denominazioni. Dalla percezione dei percorsi alle prospettive dei mestieri artigiani, fino al ruolo dell’Associazione nel rapporto tra scuola e imprese

 

Sabato 17 ottobre su il T, nella rubrica “L’Opinione”, è uscito un interessante commento di Walter Iori, direttore delle sedi di Trento e Cles di UPT – Scuola delle Professioni per il Terziario, dal titolo “Professionali-licei? Bene se cambia il giudizio”.

Il punto di partenza è il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali in “licei tecnologici” e “licei professionali”, ma la riflessione va oltre le parole: riguarda il modo in cui questi percorsi vengono ancora percepiti dai ragazzi e dalle famiglie.

Il tema è di stretta attualità. L’articolo 9 del decreto-legge n. 170 del 30 settembre 2026 introduce infatti una novità nella denominazione dei percorsi della scuola secondaria superiore: gli istituti tecnici assumono la denominazione di “licei tecnologici”, mentre gli istituti professionali diventano “licei professionali”. Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre, è entrato in vigore il 1° ottobre 2026 ed è ora nel percorso di conversione parlamentare. L’Allegato 1, richiamato dall’articolo 9, comma 2, entra poi nel dettaglio delle nuove denominazioni dei singoli indirizzi. E per il nostro mondo c’è un elemento particolarmente significativo: tra i licei professionali compare espressamente il “Liceo professionale per l’industria e l’artigianato per il Made in Italy”.

La scelta porta quindi la parola “liceo” anche sui percorsi tecnici e professionali e, nel caso dell’artigianato, la inserisce direttamente nella denominazione di uno specifico indirizzo.
Un cambiamento che interviene proprio su quella distinzione terminologica che per anni ha accompagnato una diversa percezione sociale dei percorsi scolastici.

 

Le parole contano, perché contribuiscono a costruire il modo in cui guardiamo le cose. Per questo considero positivo che la denominazione “liceo” venga estesa anche ai percorsi professionali e tecnologici: può aiutare a riposizionarli nell’immaginario dei ragazzi e delle famiglie e a scardinare l’idea, ancora troppo diffusa, che esista una gerarchia tra le scuole. Ma concordo anche con Iori quando dice che il cambio di nome, da solo, non basta.
Dobbiamo lavorare su ciò che c’è dietro quel nome: sulla qualità e sulla capacità dei percorsi di valorizzare talenti diversi, sul rapporto con il mondo del lavoro e, soprattutto, sull’orientamento. Dobbiamo aiutare ragazzi e famiglie a scegliere non sulla base del prestigio che attribuiamo a una scuola, ma delle attitudini, delle capacità e delle aspirazioni di ciascuno. La vera sfida non è solo cambiare il nome, ma cambiare lo sguardo.

 

 

Una riflessione che viene da lontano

Per la nostra Associazione non è un tema nuovo.
Già il 15 ottobre 2021, durante l’incontro che avevamo organizzato all’Auditorium Santa Chiara con lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet (qui la news 🔗 “Un successo la serata con Paolo Crepet – Associazione Artigiani Trentino“), il confronto era stato dedicato proprio ai giovani, al futuro, alle aspirazioni e alle inclinazioni, oltre che al ruolo degli adulti nell’accompagnare le scelte dei ragazzi.

Al centro c’era la necessità di liberare l’orientamento scolastico e le preferenze delle famiglie da pregiudizi e luoghi comuni. Proprio in quella occasione Crepet arrivò a proporre di “chiamare “licei” anche gli altri percorsi scolastici”, per contribuire a superare, anche attraverso le parole, la diversa considerazione sociale attribuita alle scuole.

La nostra posizione era già allora altrettanto chiara: non esistono scuole di serie A e scuole di serie B, ma percorsi differenti, capaci di valorizzare attitudini diverse.

A distanza di cinque anni, quel ragionamento assume quindi un’attualità particolare.
La nuova denominazione va nella direzione auspicata allora, ma riporta al centro anche la questione più ampia che accompagna da tempo il nostro lavoro con le scuole: aiutare ragazzi e famiglie a conoscere realmente le diverse opportunità formative e professionali.

 

Professioni richieste e competenze sempre più preziose

Cambiare lo sguardo significa infatti anche raccontare meglio le concrete prospettive professionali alle quali questi percorsi possono condurre.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito definisce strategici per l’economia del Paese le arti, i mestieri e le professioni a cui preparano gli istituti tecnici e professionali. Percorsi pensati per formare figure specializzate, immediatamente riconoscibili e spendibili nel mercato del lavoro, di cui il sistema economico italiano ha forte bisogno.

Ed è proprio su questo aspetto che il Presidente De Zordo invita a cambiare narrazione. I mestieri artigiani di oggi sono molto diversi da quelli che ancora troppo spesso vivono nell’immaginario collettivo. Richiedono competenze tecniche, utilizzo delle tecnologie, capacità di risolvere problemi, creatività, relazione con le persone e adattamento a situazioni ogni volta diverse.

C’è poi un ulteriore elemento destinato a pesare nelle prospettive occupazionali dei prossimi anni.
Molte attività artigiane, proprio perché richiedono presenza sul campo, manualità, esperienza, capacità di leggere il contesto e trovare soluzioni a problemi concreti, risultano meno esposte di altre alla sostituzione da parte dell’intelligenza artificiale.

 

C’è un paradosso sul quale dovremmo riflettere. Ci interroghiamo molto sulle professioni che l’intelligenza artificiale potrà sostituire o profondamente trasformare, molto meno su quelle che, proprio grazie alle loro caratteristiche, potrebbero diventare ancora più preziose e richieste. Nei mestieri artigiani contano la manualità, la presenza sul territorio, l’esperienza, la capacità di leggere il contesto e di trovare ogni volta una soluzione: competenze difficili da sostituire completamente con la tecnologia. Scegliere un percorso professionale, quindi, non significa scegliere una strada di minor prestigio. Può significare esattamente il contrario.

Scuola e impresa: un lavoro già in corso

È su queste convinzioni che negli ultimi anni abbiamo ulteriormente rafforzato il nostro impegno nel rapporto con il mondo dell’istruzione.
Abbiamo strutturato un Ufficio Rapporti con la Scuola, lavoriamo con istituti di diversi ordini e gradi e abbiamo individuato tra le nostre priorità il consolidamento delle collaborazioni con le scuole, l’orientamento e la creazione di occasioni capaci di avvicinare ragazzi e imprese.
Un lavoro che procede in entrambe le direzioni: portare l’artigianato dentro la scuola e, allo stesso tempo, portare nei tavoli di confronto con le istituzioni e con il sistema formativo le esigenze delle imprese, l’evoluzione dei mestieri e i nuovi fabbisogni di competenze.

Ed è su questo doppio ruolo che interviene Barbara Tomasoni, delegata della nostra Giunta esecutiva per i rapporti con la scuola:

È un lavoro che portiamo avanti da tempo e che vogliamo continuare a rafforzare: entrando nelle scuole, facendo conoscere ai ragazzi e alle famiglie l’artigianato di oggi e creando occasioni di incontro con artigiani e imprese. Ne sono un esempio progetti come Artigiani in classe, Punti di Vista e Di Oro e di Incanto, per citare le esperienze più recenti, pensati per far incontrare ragazzi e artigiani e stimolare curiosità, competenze, creatività e capacità di trovare soluzioni.
Per superare i pregiudizi bisogna prima di tutto conoscere: capire cosa sono diventati questi mestieri, quali competenze richiedono e quali prospettive possono offrire.
Ma il nostro lavoro procede anche su un altro fronte: raccogliere le esigenze delle imprese artigiane e portarle nel confronto con le istituzioni e con il sistema formativo, perché i percorsi possano evolvere insieme ai mestieri e ai fabbisogni di competenze. Avvicinare scuola e impresa significa lavorare contemporaneamente su entrambi questi fronti.

 

 

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