“Il segreti del cleaning di qualità”. Il libro di Sabrina Fronti che svela il lato poco conosciuto del pulito professionale

28/01/2026

“Il segreti del cleaning di qualità”. Il libro di Sabrina Fronti che svela il lato poco conosciuto del pulito professionale

 

di Genny Tartarotti

Succede quasi sempre così: quando un imprenditore lancia un’idea innovativa, la prima reazione è di incredulità. C’è chi la considera difficilmente realizzabile e chi la definisce senza mezzi termini una pazzia. Sabrina Fronti, titolare dell’impresa di pulizie La Rapida di Mattarello, lo sa bene, ma ha voluto provarci lo stesso e ha fatto ciò che pochi fanno: fermarsi, osservare il proprio lavoro e valutarlo per ciò che è davvero.

 

 

Il settore del cleaning – osserva Sabrina – è spesso percepito come di ‘serie B’ e schiacciato dalla logica del prezzo al ribasso.

Una percezione che – precisa – nasce anche da una mancanza di competenze,

perché siamo noi imprenditori del pulito per primi a non valorizzarlo come dovremmo. Saper fare un lavoro non significa saper fare impresa. La pandemia – prosegue  –  avrebbe potuto rappresentare un’occasione per ripensare il settore e riposizionarlo in modo diverso. Purtroppo non l’abbiamo colta.

 

Sabrina Fronti

Sabrina ha iniziato a riflettere sulla sua realtà e a chiedersi come poteva far crescere sé stessa e il suo team.

Ho avuto l’opportunità di confrontarmi con altri imprenditori che mi hanno fatto vedere potenzialità che avevo, ma che non vedevo. Ho scoperto cosa significa leadership nel vero senso del termine. Un tempo ero autoritaria, poi ho sentito il bisogno di cambiare. Ho letto Robin Sharma e ho ritrovato valori che mi ero persa.

Sabrina inizia così un’attenta analisi del suo lavoro, valutandone ogni singolo aspetto e processo, mettendo a punto un metodo, fondato sull’esperienza quotidiana in azienda per ripensare totalmente il settore delle pulizie professionali.

 

Addetto pulizie al lavoro

 

 

Collaboratrice in ufficio

 

 

Addetta pulizie al lavoro

 

 

Quando pulire significa creare valore

 

 

Dal suo percorso è nato un libro: “I segreti del cleaning di qualità”, rivolto sia ai clienti che agli imprenditori del pulito, “alleati nella crescita e non concorrenti”.  172 pagine per “cambiare il modo di vedere e vivere la pulizia professionale”. Un testo pensato per ribaltare la percezione del settore, svelando ciò che l’utente finale raramente percepisce: di un servizio di pulizie si vede solo il 20%, quello che accade sul campo, mentre dietro c’è un sistema complesso fatto di formazione, organizzazione, coordinamento, comunicazione. Un lavoro costante e silenzioso, indispensabile per garantire continuità, qualità e sicurezza anche quando il turn over rischia di compromettere il servizio.  Un valore che per Sabrina, vincitrice insieme al suo team del premio Impresa Sicura 2025, va raccontato meglio e soprattutto va fatto comprendere.

 

Libro "I segreti del cleaning di qualità"

Quando si parla di pulizia – aggiunge – raramente si riflette sulle sue ripercussioni reali. Eppure, il valore di un servizio di cleaning diventa evidente proprio quando lo si collega alla sicurezza e alla salute delle persone. Non solo negli ambienti sanitari, dove il legame è immediato, ma anche in contesti apparentemente più semplici, come le cucine, i ristoranti o gli spazi di lavoro quotidiani. In questi ambienti procedure corrette, continuità operativa e standard rigorosi incidono direttamente sulla prevenzione dei rischi, sulla tutela delle persone e sulla qualità della vita lavorativa.

 

Il team come punto di forza

Team "La Rapida"

 

 

 

Ed è qui che entra in gioco il personale: il vero motore di questo sistema che, se da un lato rappresenta una criticità, dall’altro potrebbe trasformarsi in un punto di forza. Il settore infatti potrebbe giocare un ruolo sociale di primo piano.

Le candidature non mancano – spiega – . Sosteniamo in media otto colloqui alla settimana. Ciò che manca è una preparazione adeguata. Eppure il nostro settore avrebbe la capacità di assorbire manodopera con bassa scolarizzazione, offrendo un’occasione di crescita. Ma senza regole certe e contratti equi e regolari, l’opportunità svanisce. Serve un cambiamento culturale e sta a noi imprenditori – precisa – lavorare per implementarlo.

 

Per riuscirci, osserva, bisogna partire dai valori. Quei valori che da sempre guidano ogni scelta di Sabrina: credibilità, autorevolezza, trasparenza, affidabilità, sicurezza, serenità e soprattutto coerenza.

Se dico A è A. Non B.

Poi bisogna fissare l’obiettivo e costruire un sistema organizzativo capace di sostenere un flusso di lavoro efficace ed efficiente.

I nostri collaboratori utilizzano un’app ottimizzata sulla base delle nostre esigenze,  affinché possano trovare lì tutte le informazioni necessarie per svolgere al meglio i propri compiti.

Un protocollo chiaro basato su un processo costruito dall’interno.

Ho fatto anch’io le pulizie – racconta – , perché non puoi insegnare o gestire un lavoro che non hai mai fatto. Devi conoscerlo davvero fino in fondo. Solo così puoi far crescere i tuoi collaboratori, cogliere le loro attitudini e aiutarli a svilupparle. È anche questo ciò che dovremmo fare noi imprenditori.

 

Pulizie in una cucina

 

Al lavoro in ufficio

 

Pulizie in ufficio

 

Come il pulito trasforma gli spazi e la vita

Purtroppo, come osserva Sabrina, sono ancora in pochi a pensarla così. La mancanza di etica si riflette anche sul mercato, dove non mancano operatori improvvisati e logiche al ribasso.

Più di un’impresa nata con strategie low cost ha dovuto chiudere  – osserva – . Lavoriamo con le aziende e amo lavorare con le imprese, ma spesso siamo considerati l’ultima ruota del carro.

Non si tratta solo di una questione organizzativa, ma di principio.

 

Addetto alle pulizie professionali

 

 

 

Senza  valori condivisi e senza rispetto per il lavoro altrui, non si costruisce niente di solido. È l’etica a fare la differenza.

E qui si fa strada il messaggio che attraversa l’intero volume: “la pulizia non è un costo, ma un investimento”. Un investimento per le aziende clienti che non acquistano solo “un semplice servizio, ma un potente strumento di crescita, distinzione e valore, capace di trasformare gli ambienti e generare un impatto positivo tangibile, e un investimento per gli imprenditori del settore che spesso sono focalizzati sul ribasso dei prezzi senza rendersi conto del danno che creano a sé stessi e all’intero comparto.

Alla base di tutto una filosofia semplice, ma significativa: “Nell’ordine e nel pulito si vive meglio. La  pulizia non è solo un servizio, ma un modo per migliorare la vita di chi lavora e di chi usufruisce degli spazi”, perché ordine e pulizia sono fondamentali per il benessere, per liberare la mente e per lasciare spazio alle cose nuove, aprendo la porta a possibilità e idee che ancora devono arrivare.

Data di pubblicazione
28/01/2026
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13-02-2026

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The SkyRoom: il nuovo modo di vivere la natura, tra cieli stellati ed esperienze inedite

15/12/2025

The SkyRoom: il nuovo modo di vivere la natura, tra cieli stellati ed esperienze inedite

di Genny Tartarotti

 

 

 

Dormire sotto il cielo stellato. Immersi nella natura, ma con tutti i comfort di una tiny room. Una piccola stanza, intima e curata, con pareti e soffitto in vetro.

Un sogno nato durante una notte trascorsa sotto il maestoso cielo del deserto africano, quando Nicola Nardin, all’epoca ventiseienne, catturato da quello spettacolo, dal sentirsi piccolo, ma allo stesso tempo parte di qualcosa d’immenso, ha un’intuizione: portare quell’emozione anche tra le montagne del Trentino.

L’esperienza nel deserto è stata bellissima e ho pensato di riproporla anche qui da noi –racconta – .  Solo un elemento mi aveva deluso: l’alloggio. Dovevo pensare a qualcosa di alternativo.

 

The SkyRoom

Così, rientrato da quel viaggio, Nicola inizia a informarsi, studiare, progettare fino a trasformare la sua intuizione in TheSkyRoom, un’impresa che fonde design essenziale e immersione nella natura secondo i principi dell’ospitalità open-air.

Dal suo lavoro, iniziato nel 2023, sono nate 12 tiny room, immersive e accoglienti, realizzate con materiali di altissima qualità: legno all’interno, vetro e alluminio all’esterno con il tetto in policarbonato, scelto per la sua sicurezza e resistenza alle intemperie.

Alloggi a impatto ambientale zero, senza allacciature e riscaldamento, fruibili da marzo a novembre, che consentono di apprezzare l’essenzialità senza rinunciare al piacere di un ambiente curato e confortevole. L’arredamento, studiato per inserirsi in modo armonioso con l’ambiente circostante, aiuta a liberare la mente e favorisce il relax. Un letto soffice e avvolgente invita a sdraiarsi, aprire il soffitto scorrevole, eliminando ogni barriera con l’esterno, e ammirare la volta celeste lasciandosi avvolgere dall’immensità del cielo.

 

 

 

Un’esperienza distintiva

Il mio obiettivo – spiega –  è sempre stato quello di offrire un’esperienza distintiva: un percorso immersivo nel territorio, nella cucina, nel paesaggio, nella cultura, favorendo un legame diretto e autentico con il territorio.

Per farlo Nicola ha ripreso il business model dell’azienda di distributori automatici del padre  –  basato sulla fornitura in comodato d’uso e quindi senza costi aggiuntivi per le aziende partner – e l’ha riportato nel mondo del turismo esperenziale.

Questa modalità – precisa –  è win win: non comporta costi  per gli host e ci consente di trattenere una percentuale sui pernottamenti, favorendo una crescita condivisa.

Le 12 tiny room sono attualmente installate in 9 strutture ricettive – agriturismi e aziende agricole – collocate tra il Piemonte e la Basilicata. In Lombardia, ad esempio, è possibile raccogliere la lavanda e produrre l’olio essenziale, in Abruzzo vivere la realtà del Gran Sasso con un’attenzione particolare al cibo e alle bevande, in Basilicata immergersi in un paesino italo-albanese partecipando alla vita dell’orto agricolo e biodinamico, raccogliendo e cucinando gli ortaggi.

 

Il caso Trentino

Una visione di turismo slow, ecosostenibile e responsabile che ha riscosso un notevole successo in varie regioni d’Italia, ma che in Trentino non è stato possibile implementare.

“È paradossale, ma nella nostra regione attualmente non è possibile installare le tiny room presso agriturismi e malghe, realtà che invece sarebbero interessate a innovarsi con un’offerta distintiva. Sarebbe consentito collocarle nei campeggi, ma non è il pubblico a cui ci rivolgiamo – spiega – . La tiny room si trova in una zona grigia della normativa locale, perché non si tratta né di una tenda, né di una struttura fissa. Confido nel ruolo dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino e nella sua funzione di rappresentanza. È davvero un peccato che un’idea così innovativa non possa trovare applicazione nel territorio in cui è nata, considerando in particolare che si tratta di una regione a forte vocazione turistica”.

 

 

 

Nuovi orizzonti

Oggi Nicola lavora insieme a 4 collaboratori che seguono l’intero processo: dalla progettazione all’ implementazione, dalla raccolta dati ai set fotografici fino alla gestione del marketing e dei social. Nuove skyroom sono in fase di realizzazione per la prossima stagione che inizierà a marzo.

Stiamo lavorando sulle ordinazioni ricevute per rispondere al meglio alle esigenze dei nostri clienti. Il nostro obiettivo non è aumentare i numeri a tutti i costi, ma offrire esperienze nuove e autentiche a impatto ambientale zero. Ho tante idee anche per il nostro Trentino e sono pronto a realizzarle non appena sarà possibile.

Data di pubblicazione
15/12/2025
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The SkyRoom: il nuovo modo di vivere la natura, tra cieli stellati ed esperienze inedite

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Silvia Biasioli Pâtisserie: la dolce ingegneria delle proporzioni

26/11/2025

Silvia Biasioli Pâtisserie: la dolce ingegneria delle proporzioni

di Genny Tartarotti

Ha studiato Ingegneria Edile e Architettura e oggi utilizza lo stesso rigore per progettare dolci con equilibri perfetti. Due mondi apparentemente lontani, ma accomunati da regole simili: proporzioni perfetteequilibrio, metodo e creatività. Silvia Biasioli, 38 anni, dopo varie esperienze in ristoranti e locali, sia in Italia che all’estero, nel 2020 apre il suo laboratorio a Sopramonte e l’anno successivo una rivendita nel centro di Trento. Quello che ha creato è un vero e proprio brand, Silvia Biasioli Pâtisserie, fatto di dolci geometricamente perfetti, dal design impeccabile, esteticamente attraenti e raffinati. E ora è pronta per un nuovo passo: una caffetteria annessa al laboratorio che verrà inaugurata il 17 ottobre!

Cinque anni fa l’apertura dell’attività, poi la rivendita in centro a Trento ed ora la caffetteria: un’ascesa velocissima.
Sono molto soddisfatta di questo percorso. Non mi aspettavo tutto questo successo in così poco tempo. L’apertura del locale ne rappresenta l’ultimo tassello. Desidero che il laboratorio non sia solo un luogo di produzione, ma anche di accoglienza. Abbiamo già una clientela affezionata che apprezza la qualità e l’impegno. Ora sogno un luogo di relax e condivisione.

Dall’ingegneria alla pasticceria: un salto o una continuità?

Direi una combinazione. Ho studiato Ingegneria Edile e Architettura, il corso più artistico tra quelli offerti, perché mi affascinava l’idea di unire estetica e struttura. Nel frattempo lavoravo nei ristoranti, poi ho fatto una stagione al rifugio Fulciade al Passo San Pellegrino e lì ho capito davvero cosa volevo fare. In realtà la passione per la pasticceria ha iniziato a manifestarsi molto prima, durante l’adolescenza. Mi capitava spesso di preparare torte e dolci per i compleanni di parenti e amici.

Come hanno reagito i tuoi parenti e amici quando hai comunicato loro di non voler più fare l’ingegnera e di voler dedicarti alla pasticceria?
Inizialmente mi hanno presa per matta. Poi hanno capito. La mia famiglia mi è sempre stata vicino e questo per me significa molto. Lasciare un percorso sicuro per un sogno non è facile, ma sentivo che quella era la mia strada. Se la passione è autentica, le persone lo percepiscono e oggi chi entra nel mio laboratorio o nei miei punti vendita non trova solo dei dolci, ma un progetto costruito con metodo e amore.

Ingegneria e pasticceria, due mondi diversi, ma con molti elementi comuni
Sì, ingegneria e pasticceria condividono più di quanto si possa immaginare. A partire dalla logica di fondo: progettare qualcosa di nuovo partendo da vincoli precisi. Bisogna considerare il funzionamento strutturale, studiare le forme e le proporzioni, calibrare bilanciature e consistenze. In pasticceria come in ingegneria l’ordine degli elementi è fondamentale. Basta invertire una sequenza perché il tutto non funzioni. Disegno ancora i miei dolci — all’inizio li coloravo anche con gli acquerelli. Prima si progetta, poi si sperimenta: partiamo da una ricetta di base, la bilanciamo, la testiamo per capire se reggono in esposizione un’intera giornata. La glassa deve rimanere lucida, la crema non deve perdere consistenza. Come in un processo ingegneristico: si misura, si osserva, si corregge fino a raggiungere l’equilibrio perfetto tra estetica, struttura e stabilità.

Simmetria, proporzioni, materiali… sembra quasi una lezione di tecnica delle costruzioni.
Anche nella decorazione la simmetria è fondamentale. L’occhio deve trovare equilibrio come in una facciata. E in fondo spalmare la glassa sopra una torta non è così diverso dallo stuccare una parete.

Quali lezioni apprese all’università ti ritornano più utili?
Molte competenze acquisite all’Università mi ritornano utili ogni giorno, soprattutto nella gestione del laboratorio e del personale. La formazione tecnica mi ha aiutato a sviluppare un approccio organizzato e orientato ai processi. Ho implementato un sistema informatico condiviso che permette di coordinare le due sedi ottimizzando comunicazione e controllo delle attività. Utilizzo molto Excel per gestire ricette e prezzi e calcolare il food cost.

Come gestisci quotidianamente il laboratorio?
Oltre a me ci sono altri tre pasticceri, due stagisti e due addetti alla vendita. Ognuno ha un suo ruolo – chi si occupa dei prodotti da forno, chi delle mousse e delle creme – ma tutti collaboriamo moltissimo. La parte gestionale non è facile, tra burocrazia, ricerca del personale e spazi limitati, ci vuole metodo. Ma, come dicevo, la formazione ingegneristica mi ritorna molto utile anche in questo, perché mi ha insegnato a pianificare e ottimizzare. Se potessi dare un consiglio a chi desidera intraprendere un’attività come la mia, raccomanderei di formarsi molto bene prima di iniziare. Non basta avere le competenze tecniche come pasticcere, servono anche capacità nella gestione del tempo, dei collaboratori e dell’impresa in generale. In questo mi aiuta molto anche il fatto di fare parte dell’Associazione Artigiani, che oltre al sostegno nella gestione della burocrazia, offre interessanti corsi di formazione.

Che cosa contraddistingue i tuoi dolci?
L’equilibrio tra forme, colori, consistenza e sapore. Mi piace ottimizzare le basi delle torte per creare più varianti, usare ingredienti biologici e locali, e cambiare con le stagioni. In questo periodo lavoriamo con pere, cioccolato e castagne. Essendo autunno puntiamo su dolci più caldi e avvolgenti. Il pezzo forte di questa stagione è la Castagna: una mousse al ribes nero ricoperta da un guscio di cioccolato e nocciole. Sembra un mezzo riccio. Ma il dolce più amato dai clienti rimane la torta con crema chantilly e lamponi.

Se dovessi descrivere il tuo lavoro come pasticcera con un termine ingegneristico quale utilizzeresti?
Composizione. È la parola che unisce i due mondi. In Architettura significa armonizzare forme e strutture. In pasticceria bilanciare forme e consistenze. In entrambi i casi in fondo si tratta di cogliere l’armonia insita nelle leggi della fisica e trasformarla in una bellezza tangibile.

Data di pubblicazione
26/11/2025
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Silvia Biasioli Pâtisserie: la dolce ingegneria delle proporzioni

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Andrea Alessi. Dal salone al red carpet (e oltre): la bellezza di crescere senza paura

29/10/2025

Andrea Alessi. Dal salone al red carpet (e oltre): la bellezza di crescere senza paura

di Genny Tartarotti

 

Settembre 2021. Venezia si tinge dei bagliori dorati del tramonto. L’atmosfera è densa, vibrante, carica di attesa. La laguna si prepara ad accogliere il 78° Festival del Cinema di Venezia. Andrea Alessi scende dal treno alla stazione di S. Lucia. È euforico. L’appuntamento al Lido è per le otto, ma il tempo stringe. La città è piena di turisti. È in ritardo. L’ansia lo assale. Deve raggiungere il Lido e passare in hotel. Corre verso il primo vaporetto disponibile. Nella mente un solo pensiero fisso: il red carpet lo aspetta.

Per Andrea, che alla fine del 2018 ha inaugurato il suo salone – Diciannove Hair Lab – a Trento, questo non è il primo incarico prestigioso, è il primo incarico in assoluto in eventi internazionali del mondo della moda e dello spettacolo.

In realtà – spiega – in precedenza mi era stato proposto di partecipare al Festival di Cannes. Si trattava però dell’edizione del 2020 che a causa del Covid è stata annullata. L’anno successivo a Cannes non mi hanno chiamato. Avevo ormai perso le speranze. Poi è arrivata la chiamata per Venezia.

Se ti fermi per paura, smetti di crescere

Da questo momento il Festival diviene per Andrea un appuntamento fisso.

Quest’anno ho firmato la mia quinta edizione, ma ogni volta è come se fosse la prima. Non sai mai cosa può succedere. La prima persona di cui mi sono occupato è stata il giudice di XFactor, Hell Raton. Arrivato in hotel la receptionist mia ha detto che non c’era nessuno con quel nome. Panico. Poi ho pensato che potesse essere il nome d’arte. Così l’ho cercato online. Fuori dalla sua porta ero agitatissimo. Non mi reggevo in piedi da quanto mi tremavano le gambe. Lui si è rivelato gentilissimo e tutto è andato bene.

Il percorso di Andrea, che oggi ha 31 anni, non è stato lineare: come spesso accade nella vita ha seguito curve e deviazioni che lo hanno reso unico e autentico.

Se a 14 anni avessi intrapreso un percorso professionale, probabilmente non avrei poi avuto la preparazione necessaria per frequentare l’Università. Così mi sono iscritto al Liceo delle Scienze Umane e in seguito a Giurisprudenza. Presto però ho capito che non faceva per me. Avevo bisogno di qualcosa di più artistico. Così ho detto a mia madre, che aveva un suo salone di parrucchiera, che volevo lavorare con lei. Mi ha risposto: ‘Non è vero’. Anche se non avevo nessuna formazione ho iniziato a frequentare il suo salone, lo stesso in cui da bambino mi divertivo a rasare a zero le testine – racconta sorridendo – . Nel frattempo ho seguito un corso serale per parrucchieri e a fine 2019 è arrivata la chiamata per Cannes. Non avevo mai fatto un’acconciatura, ma ho detto ‘sì’. Mia madre mi ha sempre insegnato che non bisogna fermarsi per paura di commettere un errore, perché dallo sbaglio possiamo apprendere moltissimo.

Il red carpet: tra eleganza e adrenalina

Quel sì ha cambiato la vita di Andrea catapultandolo in un mondo diverso, effervescente, inebriante, travolgente. Fatto di abiti eleganti e acconciature curate nel minimo dettaglio.

L’anno scorso sono sceso sul molo insieme a Lady Gaga e ho visto da vicino anche Angelina Jolie. Hanno un’aura di bellezza particolare. Un portamento e un’eleganza indescrivibili. Sono proprio dive. Mi ha colpito tantissimo anche Patty Pravo: sembra fluttuare. Sprigionano un fascino singolare che mi spinge a dire di sì ogni anno anche se è molto impegnativo. Lavoriamo tantissimo e dormiamo pochissimo. Alcuni party durano fino alle 4 del mattino e dobbiamo rimanere a disposizione per eventuali ritocchi per poi ricominciare la giornata alle sei.

Il ritmo è intenso. Andrea e i suoi colleghi vanno avanti e indietro per la laguna in bicicletta o con i taxi boat per raggiungere i personaggi assegnati e contribuire così a creare la magia delle immagini che faranno il giro del mondo. In mano almeno due valigie,

perché è fondamentale – spiega –  avere sempre a portata di mano tutto il necessario per ogni evenienza.  Mi è capitato di cucire un abito costosissimo che si era strappato (e io non so cucire) o di utilizzare dei tronchesini per tagliare il laccetto delle scarpe.

La vera bellezza è sentirsi a proprio agio

La ricerca della perfezione tipica del red carpet diviene un’esperienza che Andrea porta ogni giorno nel suo salone con nuove e inattese concezioni di bellezza.

La cosa più importante però è riuscire a comunicare la propria visione e riuscire a far sì che la persona si senta a proprio agio con i propri capelli.

Quando qualcuno è davvero a proprio agio, si vede. E quando non lo è, anche se l’acconciatura è perfetta, lo noti. Specialmente sul red carpet. I capelli devono rappresentare la personalità. Quando ricevo il nome della persona che devo preparare, mi informo sui social per capire come porta i capelli nella vita di tutti i giorni. Se, ad esempio, porta la coda quando ha i capelli sporchi, non le proporrò mai una coda, perché la assocerebbe al concetto di capelli in disordine.

Oltre il mestiere: formarsi nel senso ampio del termine

Un mestiere, quello del parrucchiere, che per Andrea è ascolto, arte e capacità di andare fuori dagli schemi, ma solo dopo averli creati.

Per farlo è fondamentale studiare – spiega – . Se vuoi fare questo mestiere, e lo vuoi fare davvero bene, non basta frequentare una scuola professionale. Bisogna andare oltre, formarsi nel senso ampio del termine. Con il mio team – racconta – visitiamo regolarmente delle mostre d’arte, recentemente siamo andati a New York per vedere come le donne di quella città vivono i propri capelli. Quando visito una città mi siedo sulle panchine della piazza principale e osservo come le persone si toccano i capelli. È allargando le prospettive che impari davvero.

Un modus operandi da adottare sempre, ma oggi più che mai.

La nostra categoria  – spiega – sta vivendo quello che i cuochi hanno vissuto 20 anni fa. Il nostro lavoro sta acquisendo prestigio e per continuare a evolversi serve cultura. Un aiuto importante arriva anche dall’Associazione Artigiani che mi  supporta nella gestione dei vari aspetti burocratici, così io posso concentrarmi sulla parte creativa.

 

Ogni impresa ha una storia unica. Scopri anche le altre!

di Genny Tartarotti

 

Settembre 2021. Venezia si tinge dei bagliori dorati del tramonto. L’atmosfera è densa, vibrante, carica di attesa. La laguna si prepara ad accogliere il 78° Festival del Cinema di Venezia. Andrea Alessi scende dal treno alla stazione di S. Lucia. È euforico. L’appuntamento al Lido è per le otto, ma il tempo stringe. La città è piena di turisti. È in ritardo. L’ansia lo assale. Deve raggiungere il Lido e passare in hotel. Corre verso il primo vaporetto disponibile. Nella mente un solo pensiero fisso: il red carpet lo aspetta.

Per Andrea, che alla fine del 2018 ha inaugurato il suo salone – Diciannove Hair Lab – a Trento, questo non è il primo incarico prestigioso, è il primo incarico in assoluto in eventi internazionali del mondo della moda e dello spettacolo.

In realtà – spiega – in precedenza mi era stato proposto di partecipare al Festival di Cannes. Si trattava però dell’edizione del 2020 che a causa del Covid è stata annullata. L’anno successivo a Cannes non mi hanno chiamato. Avevo ormai perso le speranze. Poi è arrivata la chiamata per Venezia.

Se ti fermi per paura, smetti di crescere

Da questo momento il Festival diviene per Andrea un appuntamento fisso.

Quest’anno ho firmato la mia quinta edizione, ma ogni volta è come se fosse la prima. Non sai mai cosa può succedere. La prima persona di cui mi sono occupato è stata il giudice di XFactor, Hell Raton. Arrivato in hotel la receptionist mia ha detto che non c’era nessuno con quel nome. Panico. Poi ho pensato che potesse essere il nome d’arte. Così l’ho cercato online. Fuori dalla sua porta ero agitatissimo. Non mi reggevo in piedi da quanto mi tremavano le gambe. Lui si è rivelato gentilissimo e tutto è andato bene.

Festival Venezia

Il percorso di Andrea, che oggi ha 31 anni, non è stato lineare: come spesso accade nella vita ha seguito curve e deviazioni che lo hanno reso unico e autentico.

Se a 14 anni avessi intrapreso un percorso professionale, probabilmente non avrei poi avuto la preparazione necessaria per frequentare l’Università. Così mi sono iscritto al Liceo delle Scienze Umane e in seguito a Giurisprudenza. Presto però ho capito che non faceva per me. Avevo bisogno di qualcosa di più artistico. Così ho detto a mia madre, che aveva un suo salone di parrucchiera, che volevo lavorare con lei. Mi ha risposto: ‘Non è vero’. Anche se non avevo nessuna formazione ho iniziato a frequentare il suo salone, lo stesso in cui da bambino mi divertivo a rasare a zero le testine – racconta sorridendo – . Nel frattempo ho seguito un corso serale per parrucchieri e a fine 2019 è arrivata la chiamata per Cannes. Non avevo mai fatto un’acconciatura, ma ho detto ‘sì’. Mia madre mi ha sempre insegnato che non bisogna fermarsi per paura di commettere un errore, perché dallo sbaglio possiamo apprendere moltissimo.

Il red carpet: tra eleganza e adrenalina

Quel sì ha cambiato la vita di Andrea catapultandolo in un mondo diverso, effervescente, inebriante, travolgente. Fatto di abiti eleganti e acconciature curate nel minimo dettaglio.

L’anno scorso sono sceso sul molo insieme a Lady Gaga e ho visto da vicino anche Angelina Jolie. Hanno un’aura di bellezza particolare. Un portamento e un’eleganza indescrivibili. Sono proprio dive. Mi ha colpito tantissimo anche Patty Pravo: sembra fluttuare. Sprigionano un fascino singolare che mi spinge a dire di sì ogni anno anche se è molto impegnativo. Lavoriamo tantissimo e dormiamo pochissimo. Alcuni party durano fino alle 4 del mattino e dobbiamo rimanere a disposizione per eventuali ritocchi per poi ricominciare la giornata alle sei.

Il ritmo è intenso. Andrea e i suoi colleghi vanno avanti e indietro per la laguna in bicicletta o con i taxi boat per raggiungere i personaggi assegnati e contribuire così a creare la magia delle immagini che faranno il giro del mondo. In mano almeno due valigie,

perché è fondamentale – spiega –  avere sempre a portata di mano tutto il necessario per ogni evenienza.  Mi è capitato di cucire un abito costosissimo che si era strappato (e io non so cucire) o di utilizzare dei tronchesini per tagliare il laccetto delle scarpe.

 

Festival Venezia

La vera bellezza è sentirsi a proprio agio

La ricerca della perfezione tipica del red carpet diviene un’esperienza che Andrea porta ogni giorno nel suo salone con nuove e inattese concezioni di bellezza.

La cosa più importante però è riuscire a comunicare la propria visione e riuscire a far sì che la persona si senta a proprio agio con i propri capelli.

Quando qualcuno è davvero a proprio agio, si vede. E quando non lo è, anche se l’acconciatura è perfetta, lo noti. Specialmente sul red carpet. I capelli devono rappresentare la personalità. Quando ricevo il nome della persona che devo preparare, mi informo sui social per capire come porta i capelli nella vita di tutti i giorni. Se, ad esempio, porta la coda quando ha i capelli sporchi, non le proporrò mai una coda, perché la assocerebbe al concetto di capelli in disordine.

Oltre il mestiere: formarsi nel senso ampio del termine

Un mestiere, quello del parrucchiere, che per Andrea è ascolto, arte e capacità di andare fuori dagli schemi, ma solo dopo averli creati.

Per farlo è fondamentale studiare – spiega – . Se vuoi fare questo mestiere, e lo vuoi fare davvero bene, non basta frequentare una scuola professionale. Bisogna andare oltre, formarsi nel senso ampio del termine. Con il mio team – racconta – visitiamo regolarmente delle mostre d’arte, recentemente siamo andati a New York per vedere come le donne di quella città vivono i propri capelli. Quando visito una città mi siedo sulle panchine della piazza principale e osservo come le persone si toccano i capelli. È allargando le prospettive che impari davvero.

Un modus operandi da adottare sempre, ma oggi più che mai.

La nostra categoria  – spiega – sta vivendo quello che i cuochi hanno vissuto 20 anni fa. Il nostro lavoro sta acquisendo prestigio e per continuare a evolversi serve cultura. Un aiuto importante arriva anche dall’Associazione Artigiani che mi  supporta nella gestione dei vari aspetti burocratici, così io posso concentrarmi sulla parte creativa.

 

Ogni impresa ha una storia unica. Scopri anche le altre!

Data di pubblicazione
29/10/2025
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Andrea Alessi. Dal salone al red carpet (e oltre): la bellezza di crescere senza paura

13-02-2026

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Bez Franco festeggia 30 anni di attività: la targa dell’Associazione

14/10/2025

Bez Franco festeggia 30 anni di attività: la targa dell’Associazione

di Marcello Menghini

Un traguardo importante e un riconoscimento sentito. Alla presenza di Pierluigi Decrestina, presidente territoriale della Val di Fassa per la nostra Associazione, è stata consegnata una targa celebrativa a Bez Franco, storica impresa della categoria Autonoleggio e membro del Direttivo del ConsorzioTrentino Autonoleggiatori, per i suoi trent’anni di attività nel settore dei trasporti locali.

Durante la breve ma intensa cerimonia, sono stati ricordati i valori che hanno accompagnato questo lungo percorso professionale: passione, dedizione e partecipazione attiva alla vita associativa. Bez Franco è infatti da sempre un punto di riferimento per la categoria, grazie al contributo concreto portato sia all’interno dell’Associazione sia nel Consorzio, dove l’impegno quotidiano si è tradotto in crescita collettiva e innovazione.

L’occasione è stata anche un momento di riflessione personale per l’imprenditore, che si avvicina alla pensione con la soddisfazione di aver condiviso trent’anni di lavoro con tanti colleghi, dirigenti e funzionari che nel tempo hanno saputo offrire sostegno, amicizia e collaborazione.

La consegna della targa, accolta con emozione e sorpresa, ha voluto essere un segno di riconoscenza da parte dell’Associazione verso chi, con costanza e spirito di squadra, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo del comparto dei trasporti locali.

Un momento di festa e di orgoglio, che racchiude l’essenza del percorso associativo: crescere insieme, valorizzando le persone e le storie che ne fanno parte.

Ogni impresa ha una storia unica. Scopri anche le altre!

di Marcello Menghini

Un traguardo importante e un riconoscimento sentito. Alla presenza di Pierluigi Decrestina, presidente territoriale della Val di Fassa per la nostra Associazione, è stata consegnata una targa celebrativa a Bez Franco, storica impresa della categoria Autonoleggio e membro del Direttivo del ConsorzioTrentino Autonoleggiatori, per i suoi trent’anni di attività nel settore dei trasporti locali.

Durante la breve ma intensa cerimonia, sono stati ricordati i valori che hanno accompagnato questo lungo percorso professionale: passione, dedizione e partecipazione attiva alla vita associativa. Bez Franco è infatti da sempre un punto di riferimento per la categoria, grazie al contributo concreto portato sia all’interno dell’Associazione sia nel Consorzio, dove l’impegno quotidiano si è tradotto in crescita collettiva e innovazione.

L’occasione è stata anche un momento di riflessione personale per l’imprenditore, che si avvicina alla pensione con la soddisfazione di aver condiviso trent’anni di lavoro con tanti colleghi, dirigenti e funzionari che nel tempo hanno saputo offrire sostegno, amicizia e collaborazione.

La consegna della targa, accolta con emozione e sorpresa, ha voluto essere un segno di riconoscenza da parte dell’Associazione verso chi, con costanza e spirito di squadra, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo del comparto dei trasporti locali.

Un momento di festa e di orgoglio, che racchiude l’essenza del percorso associativo: crescere insieme, valorizzando le persone e le storie che ne fanno parte.

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Data di pubblicazione
14/10/2025
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Bez Franco festeggia 30 anni di attività: la targa dell’Associazione

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Nome e cognome
Gasperotti celebra 80 anni di eccellenza: tra radici solide e visione innovativa

13/10/2025

Gasperotti celebra 80 anni di eccellenza: tra radici solide e visione innovativa

di Maurizio Defant

Un traguardo importante per la Gasperotti Srl, storica azienda trentina specializzata nella produzione di porte blindate, che ha festeggiato gli ottant’anni di attività con un evento sentito e partecipato, ospitato nella sala Piave di Trentino Sviluppo a Rovereto.

Fondata nel 1945 da Felice Gasperotti a Pomarolo, l’impresa lagarina è cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento a livello internazionale, con una presenza commerciale in diversi Paesi e una produzione capace di unire artigianalità, innovazione tecnologica e sostenibilità. Oggi è guidata dai tre figli del fondatore — Renato, Gianmario e Riccardo — e vede già all’opera la terza generazione, segno di una continuità familiare che affonda le radici nella tradizione ma guarda con fiducia al futuro.

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre alla famiglia Gasperotti e ai dipendenti, numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, economico e associativo trentino. Tra gli intervenuti in rappresentanza della nostra Associazione, il Presidente Andrea De Zordo, il Direttore generale Nicola Berardi, la Presidente territoriale Barbara Tomasoni e il Responsabile della Vallagarina Maurizio Defant.

Al termine del momento istituzionale, Barbara Tomasoni ha consegnato ai tre fratelli Gasperotti una targa celebrativa per ricordare come

questa eccellenza, che nasce artigiana, ha saputo innovarsi e rinnovarsi nel tempo, coniugando la tradizione del passato alla visione del futuro e diventando un punto di riferimento.

Andrea De Zordo, presidente degli artigiani trentini, ha affermato:

La storia dei Gasperotti è un esempio virtuoso di ciò che un’azienda che nasce artigiana può diventare: basata su solide radici, su competenze tecniche indiscusse e con lo sguardo rivolto verso il futuro e l’innovazione, senza mai dimenticarsi da dove si è partiti. Questi elementi, uniti a un efficace passaggio generazionale, all’attenzione e al riconoscimento nei confronti dei propri collaboratori, hanno permesso alla Gasperotti Srl di ritagliarsi un’importante nicchia di mercato a livello locale e internazionale e a spingersi verso ulteriori importanti traguardi.

Il vicepresidente della Provincia, Achille Spinelli, ha definito la Gasperotti

un esempio virtuoso di come si possa fare impresa in Trentino, mantenendo le radici salde nel territorio e guardando ai mercati internazionali con coraggio e competenza.

L’evento è stato arricchito da filmati storici, testimonianze e approfondimenti sui temi della sostenibilità nell’edilizia, della territorialità aziendale e del passaggio generazionale.

Durante la serata, Gianmario Gasperotti ha ricordato come la forza dell’azienda risieda nella capacità di restare fedele ai valori originari: «Il futuro nasce dalle radici», ha dichiarato, richiamando lo spirito con cui la famiglia continua a portare avanti il sogno iniziato ottant’anni fa dal padre Felice.

Oggi Gasperotti rappresenta una storia trentina di successo, costruita su passione, qualità e innovazione — una porta aperta sul mondo, che continua a coniugare identità locale e visione globale.

 

Ogni impresa ha una storia unica. Scopri anche le altre!

di Maurizio Defant

Un traguardo importante per la Gasperotti Srl, storica azienda trentina specializzata nella produzione di porte blindate, che ha festeggiato gli ottant’anni di attività con un evento sentito e partecipato, ospitato nella sala Piave di Trentino Sviluppo a Rovereto.

Fondata nel 1945 da Felice Gasperotti a Pomarolo, l’impresa lagarina è cresciuta nel tempo fino a diventare un punto di riferimento a livello internazionale, con una presenza commerciale in diversi Paesi e una produzione capace di unire artigianalità, innovazione tecnologica e sostenibilità. Oggi è guidata dai tre figli del fondatore — Renato, Gianmario e Riccardo — e vede già all’opera la terza generazione, segno di una continuità familiare che affonda le radici nella tradizione ma guarda con fiducia al futuro.

Prima sede della Gasperotti a Pomarolo

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre alla famiglia Gasperotti e ai dipendenti, numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, economico e associativo trentino. Tra gli intervenuti in rappresentanza della nostra Associazione, il presidente Andrea De Zordo, il direttore generale Nicola Berardi, la presidente territoriale Barbara Tomasoni e il responsabile della Vallagarina Maurizio Defant.

Felice Gasperotti – 1945

 

 

Al termine del momento istituzionale, Barbara Tomasoni ha consegnato ai tre fratelli Gasperotti una targa celebrativa per ricordare come

questa eccellenza, che nasce artigiana, ha saputo innovarsi e rinnovarsi nel tempo, coniugando la tradizione del passato alla visione del futuro e diventando un punto di riferimento.

Fratelli Gasperotti

Consegna della targa dell’Ass. Artigiani Confartigianato Trentino

Andrea De Zordo, presidente degli artigiani trentini, ha affermato:

La storia dei Gasperotti è un esempio virtuoso di ciò che un’azienda che nasce artigiana può diventare: basata su solide radici, su competenze tecniche indiscusse e con lo sguardo rivolto verso il futuro e l’innovazione, senza mai dimenticarsi da dove si è partiti. Questi elementi, uniti a un efficace passaggio generazionale, all’attenzione e al riconoscimento nei confronti dei propri collaboratori, hanno permesso alla Gasperotti Srl di ritagliarsi un’importante nicchia di mercato a livello locale e internazionale e a spingersi verso ulteriori importanti traguardi.

Andrea De Zordo – presidente Ass. Artigiani Confartigianato Trentino

Il vicepresidente della Provincia, Achille Spinelli, ha definito la Gasperotti

un esempio virtuoso di come si possa fare impresa in Trentino, mantenendo le radici salde nel territorio e guardando ai mercati internazionali con coraggio e competenza.

L’evento è stato arricchito da filmati storici, testimonianze e approfondimenti sui temi della sostenibilità nell’edilizia, della territorialità aziendale e del passaggio generazionale.

Sede attuale della Gasperotti

Durante la serata, Gianmario Gasperotti ha ricordato come la forza dell’azienda risieda nella capacità di restare fedele ai valori originari: “Il futuro nasce dalle radici”, ha dichiarato, richiamando lo spirito con cui la famiglia continua a portare avanti il sogno iniziato ottant’anni fa dal padre Felice. Oggi Gasperotti rappresenta una storia trentina di successo, costruita su passione, qualità e innovazione — una porta aperta sul mondo, che continua a coniugare identità locale e visione globale.

 

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Data di pubblicazione
13/10/2025
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Gasperotti celebra 80 anni di eccellenza: tra radici solide e visione innovativa

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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40 anni di Costruzioni Dallapé

07/10/2025

40 anni di Costruzioni Dallapé

di Stefano Frigo

Lo scorso 3 ottobre il Presidente Provinciale dell’Associazione Artigiani – Confartigianato Trentino, Andrea De Zordo, e il Presidente Territoriale della Valle dell’Adige, Giorgio Danielli, hanno consegnato una targa a Luciano Dallapé, titolare della Costruzioni Dallapé (sede in viale San Pietro 16 a Madruzzo) per il raggiungimento del prestigioso traguardo del  40° anniversario di attività. Un obiettivo che testimonia quattro decenni di dedizione, qualità e innovazione nel settore delle costruzioni.

Fondata nel 1984, l’impresa si è affermata come un punto di riferimento nel panorama edilizio del Trentino, grazie alla capacità di realizzare progetti complessi che uniscono tradizione e modernità. Sin dai suoi esordi, Costruzioni Dallapè si è distinta per la sua abilità nel portare a termine opere di edilizia residenziale, commerciale e pubblica, mantenendo un forte legame con il territorio.

 

di Stefano Frigo

 

Lo scorso 3 ottobre il Presidente Provinciale dell’Associazione Artigiani – Confartigianato Trentino, Andrea De Zordo, e il Presidente Territoriale della Valle dell’Adige, Giorgio Danielli, hanno consegnato una targa a Luciano Dallapé, titolare della Costruzioni Dallapé (sede in viale San Pietro 16 a Madruzzo) per il raggiungimento del prestigioso traguardo del  40° anniversario di attività. Un obiettivo che testimonia quattro decenni di dedizione, qualità e innovazione nel settore delle costruzioni.

Fondata nel 1984, l’impresa si è affermata come un punto di riferimento nel panorama edilizio del Trentino, grazie alla capacità di realizzare progetti complessi che uniscono tradizione e modernità. Sin dai suoi esordi, Costruzioni Dallapè si è distinta per la sua abilità nel portare a termine opere di edilizia residenziale, commerciale e pubblica, mantenendo un forte legame con il territorio.

 

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Data di pubblicazione
07/10/2025
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40 anni di Costruzioni Dallapé

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Sostenibilità, artigianato su misura e passaggio generazionale: il percorso di Corazzolla Arredamenti verso l’eccellenza

17/09/2025

Sostenibilità, artigianato su misura e passaggio generazionale: il percorso di Corazzolla Arredamenti verso l’eccellenza

di Genny Tartarotti

Il passaggio generazionale non è solo un momento di transizione, ma un’opportunità strategica per ripensare il futuro dell’impresa. Corazzolla Arredamenti, azienda di Tres in Val di Non, specializzata nella realizzazione di arredi green su misura, sta vivendo questo cambiamento con uno sguardo attento alle nuove sfide del mercato. Fondata nel 1986 da Antonio Corazzolla, l’azienda ha visto cedere progressivamente il timone alle figlie Daniela e Angela e al genero Matteo Micheletti.

di Genny Tartarotti

 

Il passaggio generazionale non è solo un momento di transizione, ma un’opportunità strategica per ripensare il futuro dell’impresa. Corazzolla Arredamenti, azienda di Tres in Val di Non, specializzata nella realizzazione di arredi green su misura, sta vivendo questo cambiamento con uno sguardo attento alle nuove sfide del mercato. Fondata nel 1986 da Antonio Corazzolla, l’azienda ha visto cedere progressivamente il timone alle figlie Daniela e Angela e al genero Matteo Micheletti.

Per andare avanti servono nuove energie e nuove idee – afferma Antonio – . Potrei continuare per altri 10-15 anni, ma per cosa? Per andare indietro? Il futuro è dei giovani. Noi dobbiamo restare per trasmettere il nostro sapere, per sostenerli ed incentivare il loro carisma.

La transizione, iniziata tre anni fa, è stata attentamente pianificata con l’aiuto di consulenti per garantire una chiara divisione dei ruoli e una cresita armoniosa dell’impresa.

 

Il nostro obiettivo non è aumentare il fatturato, ma la qualità dei nostri prodotti e del nostro lavoro – spiega Matteo, entrato in azienda nel 2010 come falegname con lo scopo di apprendere ogni aspetto del lavoro ed oggi amministratore della stessa – . Non puoi guidare un’azienda se non conosci a fondo il lavoro che la sostiene – precisa  Matteo – . Ogni dettaglio, ogni sfida sul campo, è lì che si costruisce l’esperienza necessaria per guidare il team e prendere decisioni con consapevolezza.

 

Innovazione, sostenibilità e qualità artigianale

Uno dei pilastri della visione futura di Corazzolla è la sostenibilità, un valore che si riflette in ogni dettaglio del processo produttivo.

La nostra missione è spingere sempre più in là i confini del vero green, dalle vernici biologiche a materiali e processi totalmente “eco-compatibili”, racconta Matteo.

La falegnameria utilizza solo legno europeo proveniente da fonti non controverse e/o certificato PEFC. Tra i materiali, attualmente, il rovere spicca per popolarità, apprezzato per i nodi e le lavorazioni uniche che lo rendono irresistibile agli occhi di chi cerca un prodotto esclusivo.

 

Ma la sostenibilità di Corazzolla non si ferma ai materiali. Innovazioni come il tetto verde dello stabilimento, capace di regolare naturalmente la temperatura interna e rallentare il deflusso delle acque piovane, la caldaia a cippato, introdotta già nel 1999 e alimentata dagli scarti di lavorazione del legno massiccio, i pannelli fotovoltaici a totale copertura del consumo di energia elettrica, mostrano un impegno concreto e lungimirante verso l’ambiente. A ciò si affianca un approccio olistico alla casa: l’azienda realizza soluzioni complete “chiavi in mano”, combinando l’eleganza del legno con elementi in ferro, pietre e altri materiali, sempre sotto l’attenta supervisione di un team interno di ingegneri, architetti e designer. Personalizzazione, qualità e sostenibilità sono i pilastri sui quali Corazzolla progetta il futuro.

 

Una storia di crescita e successo

La storia di Corazzolla Arredamenti affonda le radici nel 1986 quando Antonio decise di trasformare la sua passione per la falegnameria in un’impresa.

All’epoca esistevano pochissime falegnamerie specializzate esclusivamente nella realizzazione di arredi su misura. Noi siamo stati pionieri in questo settore, racconta il fondatore.

Il successo arrivò velocemente: già nel 1987 l’azienda contava tre dipendenti, contro l’unico collaboratore dell’anno di avvio. Nel corso degli anni, la visione di Antonio si è arricchita dell’apporto della moglie Sabina, che lo ha affiancato nella  gestione amministrativa, permettendo all’azienda di crescere sia in termini di personale che di know-how tecnico.

Un momento chiave nella storia aziendale è stato l’acquisto, nel 1994, di una macchina a controllo numerico e di un programma di progettazione avanzato cad/cam, tra i primi in Italia:

Abbiamo sempre creduto nell’innovazione  – sottolinea Antonio – . Questo ci ha permesso di realizzare progetti complessi , con precisione e qualità superiori riuscendo sempre a mantenere comunque una filosofia e una maestria artigiana. Oggi l’azienda conta 44 macchinari di ultima generazione e un team giovane, con un’età media di 35 anni, che rappresenta il motore della continua evoluzione.

Inoltre, il nuovo showroom a Madonna di Campiglio, aperto da pochi mesi, rappresenta uno dei primi passi verso un’espansione strategica:

Vogliamo consolidare la nostra presenza sul territorio e creare un ponte verso mercati internazionali, sfruttando la domanda di prodotti di qualità italiana, afferma Matteo.

Il valore del gruppo e della formazione

Alla base del successo di Corazzolla Arredamenti c’è un forte senso di squadra.

La nostra forza è il gruppo e l’entusiasmo che ognuno mette nel proprio lavoro,  sottolinea Matteo.

L’azienda si impegna a formare i propri collaboratori per trasmettere il know-how specifico e la cultura aziendale, elemento fondamentale per mantenere alti gli standard produttivi.

Non cerchiamo semplicemente manodopera – aggiunge – vogliamo attrarre talenti che condividano la nostra visione e il nostro approccio al lavoro.

Forte di una solida reputazione conquistata tra i clienti ed i professionisti più esigenti del Trentino, dell’Alto Adige e del Nord Italia, l’azienda guarda ora con ottimismo a nuove frontiere, pronta a cogliere un futuro ricco di opportunità.

 

 

Data di pubblicazione
17/09/2025
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Sostenibilità, artigianato su misura e passaggio generazionale: il percorso di Corazzolla Arredamenti verso l’eccellenza

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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La Lana Lunatica: il futuro sostenibile delle pmi italiane

27/08/2025

La Lana Lunatica: il futuro sostenibile delle pmi italiane

di Genny Tartarotti

 

Per qualcuno potrebbe essere solo un laboratorio artigianale, per altri un progetto imprenditoriale originale. In realtà, La Lana Lunatica, azienda con sede a Pellizzano in Val di Sole, è qualcosa di più: un’idea innovativa che incarna i principi dell’economia circolare, della sostenibilità ambientale e sociale e della valorizzazione del territorio. Un esempio emblematico di come anche le microimprese possano diventare il fulcro di un cambiamento sistemico. Quello di un territorio montano e periferico che riscopre e riscatta le risorse locali valorizzando non solo la materia prima, ma l’intero tessuto socio-economico. Un cambiamento spesso silenzioso, ma profondo. Fotografato da un’indagine condotta da ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) nel 2024 che rivela come anche le piccole e micro imprese stiano incidendo concretamente in termini di sostenibilità con un 65% di realtà che ha implementato pratiche di economia circolare, più che raddoppiando la quota registrata nel 2021, pari al 30,2%.

di Genny Tartarotti

 

Per qualcuno potrebbe essere solo un laboratorio artigianale, per altri un progetto imprenditoriale originale. In realtà, La Lana Lunatica, azienda con sede a Pellizzano in Val di Sole, è qualcosa di più: un’idea innovativa che incarna i principi dell’economia circolare, della sostenibilità ambientale e sociale e della valorizzazione del territorio. Un esempio emblematico di come anche le microimprese possano diventare il fulcro di un cambiamento sistemico. Quello di un territorio montano e periferico che riscopre e riscatta le risorse locali valorizzando non solo la materia prima, ma l’intero tessuto socio-economico. Un cambiamento spesso silenzioso, ma profondo. Fotografato da un’indagine condotta da ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) nel 2024 che rivela come anche le piccole e micro imprese stiano incidendo concretamente in termini di sostenibilità con un 65% di realtà che ha implementato pratiche di economia circolare, più che raddoppiando la quota registrata nel 2021, pari al 30,2%.

Una scelta controcorrente

Quella che sta alla base de La Lana Lunatica è un’idea paradossalmente antica e innovativa allo stesso tempo. Realizzare capi di abbigliamento utilizzando la lana di ovini autoctoni. Fin qui niente di apparentemente strano o sorprendente, se non fosse che quella lana, nonostante il suo valore storico e le sue qualità naturali,  a causa della riduzione della commerciabilità e degli elevati costi di smaltimento, risulta classificata come rifiuto speciale non pericoloso. Viola Framba, titolare dell’attività, che porta avanti insieme alla mamma Susy Mariotti e all’amica Stefania Stablum, dove tutti vedevano un rifiuto, ha visto un’opportunità.

Ho iniziato un po’ per gioco avendo a disposizione i macchinari utilizzati da mia nonna prima (magliaia dal 1962) e da mia madre poi – racconta Viola – . In seguito, mi sono appassionata e ho deciso di provarci.

33 anni e una laurea in Valorizzazione dell’ambiente e del territorio montano all’Università di Milano, Viola sta portando avanti una scelta controcorrente, scommettendo su un prodotto da anni privo di mercato.

 

 

Dagli Anni Novanta – spiega – , in seguito alla diffusione dei tessuti sintetici, la domanda di lana ha subito un calo drastico e attualmente solo il 5% dei capi prodotti a livello globale è realizzato con questo materiale. Ora però stiamo assistendo a un cambiamento culturale. La richiesta di capi di abbigliamento durevoli nel tempo, realizzati con materiali naturali e a basso impatto ambientale è in aumento. Sempre più consumatori di ogni età scelgono di acquistare meno, ma meglio, privilegiando la qualità, la tracciabilità e la sostenibilità. E la nostra lana risponde perfettamente a queste richieste: è autoctona, dura nel tempo, non rilascia microplastiche durante il lavaggio e non necessita di lavaggi frequenti.

 

Il valore del rifiuto

Una nuova fetta di mercato, dunque. Un’opportunità per Viola, ma anche per il territorio in cui La Lana Lunatica ha dato (ridato) vita a una filiera locale.

Acquistiamo la lana da Elena – illustra –  una pastora della Val di Peio, custode di un gregge di circa 80 pecore di razza bergamasca. L’ultimo rimasto in valle. Per il resto c’è solo qualche abitante che alleva non più di 3-4 capi. La lana viene portata nel bergamasco per la filatura, presso uno dei pochi impianti rimasti in Italia per il trattamento della lana grezza. Parte del filato di color panna viene tinta in modo naturale con prodotti locali come bucce di cipolla, radici e licheni. A questo punto il materiale è pronto per nuove creazioni.

Nonostante la filiera sia quasi a km zero i costi sono tutt’altro che trascurabili.

Il fatto che la lana sia classificata come un rifiuto speciale – aggiunge – impone procedure rigorose sia per il trasporto che per la lavorazione. Se invece venisse considerata un sottoprodotto o una materia prima secondaria i costi diminuirebbero notevolmente.

Proprio per questo La Lana Lunatica sta costruendo una rete con altre realtà simili in tutta Italia, con l’obiettivo di promuovere una modifica della normativa vigente.

In questo percorso  – specifica Viola – è molto importante il supporto che ci viene offerto dall’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino che fornisce consulenza di settore, orientamento rispetto alla normativa vigente sul tessile, supporto per l’ottenimento delle certificazioni, corsi di formazione, oltre alla possibilità di accedere a diversi mercati, anche importanti.

Nell’attesa di un cambio di normativa, che potrebbe davvero impattare in modo significativo sulla filiera e sul tessuto economico-sociale delle aree interessate, La Lana Lunatica prosegue con il suo progetto di economia circolare e valorizzazione del territorio.  Non solo lana, ma anche lino. Un’altra fibra un tempo prodotta in Val di Pejo. Un’altra tradizione dismessa da recuperare.

Abbiamo deciso di introdurre nelle nostre collezioni anche capi in lino – precisa  –, materiale un tempo lavorato in valle e altamente sostenibile, che richiede poca acqua e non necessita di pesticidi.

Sostenibilità, praticità, estetica sono i pilastri delle creazioni de La Lana Lunatica, ora realizzate nel nuovo laboratorio di Pellizzano, inaugurato lo scorso maggio. Uno spazio più centrale e visibile, rispetto allo storico laboratorio di Vermiglio, dove aveva iniziato l’attività nonna Gianna, rimasto comunque attivo.

Accanto ad una vasta scelta di capi classici – maglie, cardigan, sciarpe – spiccano le creazioni più originali e identitarie del brand. Tra queste il Ginko: una t-shirt in lino reversibile, la Maglia della montagna, in lana di Peio e lana merino arricchita da una stilizzazione di un profilo montano e la Maglia della salute, una canottiera in lana, alternativa ai capi tecnici, che protegge dal freddo, previene i cattivi odori, assorbe l’umidità e mantiene calda la zona lombare prevenendo il mal di schiena.

 

Sostenibilità. Non solo ambientale

Quella promossa da La Lana Lunatica non è solo una forma di sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Viola sogna infatti di dare vita a un modello di lavoro pensato per le donne con figli piccoli, permettendo loro di conciliare attività professionale e vita familiare. “Sulla scia della tradizione vorrei creare una sorta di “filò” moderno – conclude con entusiasmo – un gruppo di donne, madri, artigiane che possano lavorare insieme, condividendo conoscenze e competenze, conciliando produzione e cura”.

La Lana Lunatica si configura così come un caso esemplare di rigenerazione delle aree periferiche, grazie a una filiera locale, artigianale e sostenibile. In un momento storico in cui l’attenzione verso l’impatto ambientale delle imprese è altissima, esperienze come questa dimostrano che per generare cambiamento non servono grandi capitali. Ciò che serve è uno sguardo diverso per trasformare gli scarti in opportunità.

Data di pubblicazione
27/08/2025
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La Lana Lunatica: il futuro sostenibile delle pmi italiane

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Lasciare Roma per ritrovare sé stessi: la storia di Giovanni e The Mountain Baker

10/08/2025

Lasciare Roma per ritrovare sé stessi: la storia di Giovanni e The Mountain Baker

di Genny Tartarotti

 

Molti lo desiderano. Pochi lo fanno davvero. Lasciare certezze e abitudini per inseguire un richiamo che non viene da fuori, ma da dentro. È ciò che ha fatto Giovanni Sergnese, ex avvocato romano di 49 anni, che ha deciso di lasciare la capitale per un nuovo inizio. A Torbole sul Garda ha aperto The Mountain Baker, una pizza al taglio/pasticceria tutta da scoprire. Un cambio di vita che non è una fuga, ma un ritorno a sé stesso e ai propri valori.

di Genny Tartarotti

 

Molti lo desiderano. Pochi lo fanno davvero. Lasciare certezze e abitudini per inseguire un richiamo che non viene da fuori, ma da dentro. È ciò che ha fatto Giovanni Sergnese, ex avvocato romano di 49 anni, che ha deciso di lasciare la capitale per un nuovo inizio. A Torbole sul Garda ha aperto The Mountain Baker, una pizza al taglio/pasticceria tutta da scoprire. Un cambio di vita che non è una fuga, ma un ritorno a sé stesso e ai propri valori.

 

Perché ad un certo punto, nel corso di una carriera brillante, hai sentito il bisogno di cambiare strada e dedicarti ad altro?

Ho lavorato per alcuni anni come avvocato a Roma, la città in cui sono nato e cresciuto, ma ben presto ho iniziato a percepire un conflitto tra i miei valori e le dinamiche del mestiere. Non riuscivo più a ignorare quel disagio. Non era solo un malessere. Era una frattura fra la mia etica e ciò che facevo. Così ho deciso di licenziarmi. Per un periodo ho fatto lavori saltuari e poi sono entrato a far parte della Task Force della Presidenza del Consiglio per i grandi eventi. Mi occupavo dei momenti culturali a margine di queste realizzazioni. Mi piaceva moltissimo, ma poi, in seguito a irregolarità compiute da alcuni componenti, la Task Force è stata profondamente riorganizzata. A quel punto ho capito che non bastava cambiare qualcosa, ma che dovevo cambiare tutto.

 

Giovanni Sergnese davanti alla sua pizzeria

Così hai deciso di venire in Trentino: perché proprio qui?

Da piccolo venivo in vacanza in Trentino con i miei genitori. Questo territorio mi ha sempre colpito per il senso diffuso di ordine, equilibrio, rispetto. Lo considero un’oasi di civiltà in Italia. Insieme alla mia compagna, Enrica Spaziani, abbiamo deciso di prendere in gestione un Maso. La scelta si è rivelata quella giusta.

 

Com’è nata la tua passione per la cucina?

Dopo la fine della Task Force ho pensato di reimpiegarmi nel settore culinario e ho scoperto che c’è moltissimo da studiare. Mi sono appassionato in particolare alle farine. Siamo abituati a un gusto standardizzato, ma dietro ogni farina c’è un mondo. Nel teff etiope, ad esempio, sento una nota di cioccolato bianco. Grani diversi hanno sfumature diverse. Ogni volta resto colpito.

 

La tua attività si chiama Mountain Baker? Cosa rappresenta questo nome?

Sono le mie due grandi passioni: la montagna e la lievitazione. Entrambe richiedono tempo, attenzione e rispetto dei ritmi.

Perché hai deciso di aprire la tua pizzeria a Torbole?

La piazza in cui si trova questo locale (Piazza Alpini) mi ricorda certi scorci di Roma. Quelle piazzette suggestive che si aprono all’improvviso tra i vicoli. E quando l’ho vista per la prima volta ho immaginato un gruppo di ragazzi in riva al lago con un trancio di pizza in mano e una bibita nell’altra. Come ho fatto tante volte lungo il Tevere. Semplice, spontaneo, vero. In quel momento ho capito che era il posto giusto per partire. E in questo l’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino mi è stata vicina, aiutandomi ad orientarmi e supportandomi nei vari step burocratici. Questo sostegno è stato prezioso.

 

Qual è la filosofia che sta alla base del tuo progetto?

Il concetto di gourmet spesso va oltre il buon gusto. Gourmet non significa solo buono, ma pensato, selezionato, consapevole. È sinonimo di qualità, di abbinamento giusto, di attenzione alla filiera che sta dietro al prodotto finito. Vorrei tanto che il cliente riuscisse a percepire tutto questo in ogni morso. Credo molto in quello che sta avvenendo nelle grandi città con lo street food. Non è più il rifugio di chi non sa che strada prendere, ma la scelta consapevole di chef che cercano ritmi più sostenibili e vogliono offrire prodotti sostenibili e di qualità.

Uno scorcio di Piazza Alpini a Torbole

Hai portato qualcosa della tua vita da avvocato nella tua pizzeria?

L’organizzazione. Lo studio per cui lavoravo si basa su un modello organizzativo impeccabile. Il metodo è fondamentale nel lavoro come nella vita. È un approccio che porto con me ogni giorno.

 

Che cosa hai trovato in Trentino che a Roma non c’è?

Un ritmo diverso. Nelle grandi città sei costantemente sollecitato da input. Qui ce ne sono meno, ma questo mi offre la possibilità di essere io a portarli. Poi c’è il contatto con la natura.

Cosa ti porti via da questa esperienza?

Muoversi è un gran arricchimento. Incontri tante persone. Anche persone che hanno fatto il tuo stesso passo e che ti capiscono. Il mito del posto fisso ormai appartiene al passato. Dobbiamo abituarci a un sistema diverso. Fa paura, ma è così che impariamo a volare.

La tua pizza preferita?

Amo le cose semplici. Adoro il crostino, ossia un pizza fatta con mozzarella e un solo altro ingrediente. Quella più gettonata è fatta con il prosciutto cotto. Io prendo un prosciutto cotto affumicato da un artigiano di Bologna. È buonissimo, mi ricorda l’Appennino e le mie origini molisane.

 

Se la tua vita fosse una pizza che pizza sarebbe?

Ho cambiato talmente tante cose che sarebbe la Capricciosa!

Cosa consigli ai giovani che si trovano di fronte ad una scelta come la tua?

Ai giovani raccomando di non farsi bloccare dalla paura, ma di trovare il coraggio di saltare. Cambiare città, cambiare lavoro: può intimorire, a volte fa male, ma apre sempre nuove possibilità.

Quali obiettivi hai per il prossimo futuro?

Ho due obiettivi principali:

Oltre alle pizze preparo anche dei dolci: delle brioche artigianali vegane con il grano duro e olio extravergine del Garda. A breve vorrei inserire nella produzione stabile anche il panettone con il cioccolato e le olive candite.

L’altro aspetto a cui tengo molto riguarda la promozione della piazzetta in cui ci troviamo. È un angolo che mi ha subito conquistato, ricordandomi certe piazze nascoste di Roma. È leggermente decentrata rispetto agli altri locali e insieme agli altri esercenti vorremmo promuoverla e darle nuova vita.

 

Roma ti manca?

A volte mi manca moltissimo. Purtroppo è diventata una città nervosa, affollata, satura. La Roma che amavo non esiste più. Era la Roma di Poveri, ma belli. Una città fondata sulla battuta. Attraverso le battute misuravi la tua arguzia e nessuno se la prendeva. Non mi sono accorto del trapasso. Ad un certo punto, un giorno mi sono reso conto che era svanita. Oggi manca lo spazio. E io avevo proprio bisogno di spazio fuori e dentro.

 

Data di pubblicazione
10/08/2025
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