Novotic Srl: una microimpresa che sa parlare di futuro

25/06/2025

Novotic Srl: una microimpresa che sa parlare di futuro

di Elisa Armeni e Maurizio Defant

 

Ci sono realtà che, appena varcata la soglia, ti trasmettono subito una sensazione chiara: qui si costruisce il domani.

È ciò che una delegazione di collaboratori dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino ha vissuto visitando la sede di Novotic Srl in occasione dell’Open Day.

Ad accoglierli, presso la sede all’interno del Business Innovation Center di Trentino Sviluppo a Rovereto, Manuel Todesco, fondatore e anima dell’azienda, che insieme ad un team affiatato e competente li ha guidati alla scoperta del loro mondo fatto di idee, coraggio e tecnologia al servizio dell’uomo e delle imprese.

Tecnologia che ascolta le persone

In alcuni luoghi, la tecnologia non è solo progresso, ma diventa espressione di valori. Novotic Srl è uno di questi. Appena varcata la soglia, abbiamo percepito chiaramente che qui si costruisce il domani — con radici ben piantate nell’umanità.

Siamo stati accolti da Manuel Todesco, legale rappresentante e vera anima dell’azienda, e da un team coeso che ci ha accompagnati in un viaggio tra idee, coraggio e innovazione. In un mondo dove l’automazione spesso appare fredda e impersonale, Novotic sceglie consapevolmente di fondere l’intelligenza delle macchine con la creatività delle persone.

Ogni progetto, ogni impianto, ogni parola scambiata durante la visita ci ha raccontato un approccio che mette al centro l’ascolto e la personalizzazione.

Il principio che guida questa impresa è tanto semplice quanto potente: pensare fuori dagli schemi, agire con concretezza, senza mai dimenticare che le persone sono il vero motore del cambiamento. Novotic non applica soluzioni standard, ma progetta su misura. Studia i flussi produttivi, comprende i bisogni reali dei clienti, costruisce impianti e sistemi adattivi, intelligenti e sostenibili.

Innovazione da vivere, non solo da vedere

Abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano alcune delle soluzioni più evolute che Novotic propone:

 

  • Robot antropomorfi, per automatizzare fasi complesse dei processi industriali;
  • Realtà aumentata, utilizzata per la formazione immersiva, la manutenzione e il supporto remoto;
  • Software intelligenti, capaci di apprendere, ottimizzare e tracciare i processi produttivi, rendendoli più fluidi ed efficienti.

Ma prima di progettare, Novotic ascolta.

Ogni soluzione nasce da un confronto vero con il cliente, per garantire un risultato che non sia solo tecnologicamente avanzato, ma anche coerente con l’identità e le esigenze dell’impresa.

Uno dei momenti più sorprendenti dell’Open Day è stata l’esperienza immersiva: attraverso visori e guanti, abbiamo potuto esplorare virtualmente un impianto industriale, muoverci all’interno dei suoi spazi, utilizzare i comandi dei macchinari per valutarne ergonomia e intuitività. Il tutto in un mondo virtuale, prima della realizzazione fisica dell’impianto. E non si è trattato di una semplice dimostrazione. Per Novotic la ricostruzione virtuale dell’impianto è un vero e proprio strumento di progettazione condivisa, utilizzato di volta in volta per permettere al cliente di prefigurarsi il suo impianto futuro, comprenderne le potenzialità e partecipare attivamente alla sua realizzazione.

 

Piccola impresa, grandi valori

Un altro importante insegnamento che ci siamo portati a casa è che sì, anche in una microimpresa, si può sviluppare e proporre un sistema di welfare aziendale, che non è quindi solo prerogativa delle grandi aziende.

E non lo si fa scegliendo dall’alto qualche benefit, magari da un catalogo online, ma con un percorso di ascolto e condivisione.

Novotic ci ha insegnato che il benessere delle persone è un investimento. Abbiamo scoperto un modello di welfare aziendale partecipato, costruito non su scelte calate dall’alto ma su un lungo percorso fatto principalmente dal dialogo con i collaboratori, a partire dall’analisi del clima organizzativo e dall’attenta analisi delle esigenze espresse dal team.

Per questo, invece della “classica” card acquisti, Novotic ha optato – su proposta dei collaboratori – per colloqui di supporto psicologico, sessioni di coaching e trattamenti di fisioterapia.

È così che il benessere diventa non solo un valore etico, ma una leva strategica per la crescita, perché quando le persone stanno bene, l’impresa lavora meglio e innova con più efficacia.

A questo si affianca un altro valore portante: la sostenibilità, intesa come convinzione profonda agita quotidianamente e non come etichetta. Gli impianti sono progettati con un occhio attento all’ambiente e alla sicurezza ed è questo il messaggio che Novotic cerca di trasmettere ai propri clienti: le automazioni non devono solo migliorare l’efficienza dei processi, ma essere pensate per garantire massima sicurezza agli operatori e per ridurre consumi e sprechi.

In Novotic, insomma, ogni scelta, dalla progettazione e produzione impianti, alla relazione con i clienti e i collaboratori, riflette un impegno serio verso l’ambiente, la responsabilità sociale e il rispetto dei ritmi umani.

di Elisa Armeni e Maurizio Defant

 

Ci sono aziende che, pur nelle dimensioni contenute, riescono a raccontare una visione ampia, lucida, coraggiosa.

Novotic Srl è una di queste. Fondata nel 1998 come impresa di impianti elettrici e automazioni industriali, nel tempo si è trasformata ed evoluta, fino ad essere, oggi, una microimpresa ad alto contenuto tecnologico, insediata nel Business Innovation Center di Trentino Sviluppo a Rovereto, che progetta, realizza e installa impianti di automazione e robotica, integrando soluzioni su misura per l’industria e la manifattura.

Dai robot antropomorfi (bracci meccanici con movimenti simili a quelli umani), alla realtà aumentata, passando per software intelligenti e sistemi adattivi, ogni progetto nasce da un ascolto profondo del cliente e si sviluppa in un equilibrio virtuoso tra innovazione, efficienza e valore umano.

Lo scorso 12 giugno, come delegazione di Associazione Artigiani Confartigianato Trentino, siamo stati invitati all’Open Day promosso da Novotic e abbiamo vissuto un’esperienza che ci ha colpiti ed entusiasmati, non solo per la qualità tecnologica delle soluzioni proposte, ma per l’umanità e la visione che accompagnano ogni scelta.

Novotic ci ha mostrato come anche una microimpresa possa essere laboratorio di innovazione, welfare e sostenibilità. Ecco cosa abbiamo visto, ascoltato e imparato.

Tecnologia che ascolta le persone

In alcuni luoghi, la tecnologia non è solo progresso, ma diventa espressione di valori. Novotic Srl è uno di questi. Appena varcata la soglia, abbiamo percepito chiaramente che qui si costruisce il domani — con radici ben piantate nell’umanità.

Siamo stati accolti da Manuel Todesco, legale rappresentante e vera anima dell’azienda, e da un team coeso che ci ha accompagnati in un viaggio tra idee, coraggio e innovazione. In un mondo dove l’automazione spesso appare fredda e impersonale, Novotic sceglie consapevolmente di fondere l’intelligenza delle macchine con la creatività delle persone.

Ogni progetto, ogni impianto, ogni parola scambiata durante la visita ci ha raccontato un approccio che mette al centro l’ascolto e la personalizzazione.

Il principio che guida questa impresa è tanto semplice quanto potente: pensare fuori dagli schemi, agire con concretezza, senza mai dimenticare che le persone sono il vero motore del cambiamento. Novotic non applica soluzioni standard, ma progetta su misura. Studia i flussi produttivi, comprende i bisogni reali dei clienti, costruisce impianti e sistemi adattivi, intelligenti e sostenibili.

 

Innovazione da vivere, non solo da vedere

Abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano alcune delle soluzioni più evolute che Novotic propone:

 

  • Robot antropomorfi, per automatizzare fasi complesse dei processi industriali;
  • Realtà aumentata, utilizzata per la formazione immersiva, la manutenzione e il supporto remoto;
  • Software intelligenti, capaci di apprendere, ottimizzare e tracciare i processi produttivi, rendendoli più fluidi ed efficienti.

Ma prima di progettare, Novotic ascolta.

Ogni soluzione nasce da un confronto vero con il cliente, per garantire un risultato che non sia solo tecnologicamente avanzato, ma anche coerente con l’identità e le esigenze dell’impresa.

Uno dei momenti più sorprendenti dell’Open Day è stata l’esperienza immersiva: attraverso visori e guanti, abbiamo potuto esplorare virtualmente un impianto industriale, muoverci all’interno dei suoi spazi, utilizzare i comandi dei macchinari per valutarne ergonomia e intuitività. Il tutto in un mondo virtuale, prima della realizzazione fisica dell’impianto. E non si è trattato di una semplice dimostrazione. Per Novotic la ricostruzione virtuale dell’impianto è un vero e proprio strumento di progettazione condivisa, utilizzato di volta in volta per permettere al cliente di prefigurarsi il suo impianto futuro, comprenderne le potenzialità e partecipare attivamente alla sua realizzazione.

 

Piccola impresa, grandi valori

Un altro importante insegnamento che ci siamo portati a casa è che sì, anche in una microimpresa, si può sviluppare e proporre un sistema di welfare aziendale, che non è quindi solo prerogativa delle grandi aziende.

E non lo si fa scegliendo dall’alto qualche benefit, magari da un catalogo online, ma con un percorso di ascolto e condivisione.

Novotic ci ha insegnato che il benessere delle persone è un investimento. Abbiamo scoperto un modello di welfare aziendale partecipato, costruito non su scelte calate dall’alto ma su un lungo percorso fatto principalmente dal dialogo con i collaboratori, a partire dall’analisi del clima organizzativo e dall’attenta analisi delle esigenze espresse dal team.

Per questo, invece della “classica” card acquisti, Novotic ha optato – su proposta dei collaboratori – per colloqui di supporto psicologico, sessioni di coaching e trattamenti di fisioterapia.

È così che il benessere diventa non solo un valore etico, ma una leva strategica per la crescita, perché quando le persone stanno bene, l’impresa lavora meglio e innova con più efficacia.

A questo si affianca un altro valore portante: la sostenibilità, intesa come convinzione profonda agita quotidianamente e non come etichetta. Gli impianti sono progettati con un occhio attento all’ambiente e alla sicurezza ed è questo il messaggio che Novotic cerca di trasmettere ai propri clienti: le automazioni non devono solo migliorare l’efficienza dei processi, ma essere pensate per garantire massima sicurezza agli operatori e per ridurre consumi e sprechi.

In Novotic, insomma, ogni scelta, dalla progettazione e produzione impianti, alla relazione con i clienti e i collaboratori, riflette un impegno serio verso l’ambiente, la responsabilità sociale e il rispetto dei ritmi umani.

L’Open Day, per noi, non è stato solo una visita tecnica: è stato un momento di scambio vero, umano, ispirante. Abbiamo visto come una piccola realtà possa dialogare con università, enti di ricerca, istituzioni e imprese, diventando un punto di riferimento per chi vuole innovare senza perdere la propria identità.

Novotic è un esempio di come artigianalità e alta tecnologia possano convivere. Una voce autorevole, ma accessibile. Un’impresa da raccontare, per ispirare altri artigiani, giovani e i vari interlocutori del territorio.

 

In Novotic partiamo da una linea: quella di ogni azienda.

Realizziamo sistemi di produzione efficienti ed interconnessi per portare il cliente a vincere la sfida della competitività internazionale.

— Manuel Todesco, CEO

 

Abbiamo utilizzato al massimo, e continueremo a farlo, tutte le opportunità offerte dall’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino, in particolare nei campi della consulenza, della formazione e del welfare aziendale.

— Antonella Passerini, Responsabile Amministrativa

Siamo orgogliosi di avere tra i nostri soci un’impresa come Novotic: un partner prezioso con cui condividere progetti ambiziosi, visioni innovative e valori profondi.

Data di pubblicazione
25/06/2025
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13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Daniel Zanoni, il panettiere che ha portato l’Italia a Taiwan: “Voglio preparare il pane di giorno, non più di notte. Così migliora la qualità della vita”

05/06/2025

Daniel Zanoni, il panettiere che ha portato l’Italia a Taiwan: “Voglio preparare il pane di giorno, non più di notte. Così migliora la qualità della vita”

di Genny Tartarotti

Ha 29 anni, un temperamento deciso e una visione moderna del mestiere: Daniel Zanoni, titolare del “Panificio Zanoni” di Ponte Arche, è il volto giovane della panificazione italiana. Un artigiano appassionato che ha rappresentato l’Italia al City Bread Championship 2025 di Taipei a Taiwan, portando con sé non solo le competenze acquisite in anni di studio, ma anche la consapevolezza che per fare la differenza servono metodo e strategia.

Per Daniel fare il pane non significa solo rispettare la tradizione: significa evolvere e rendere il mestiere compatibile con la vita di oggi.

 

 

di Genny Tartarotti

 

Ha 29 anni, un temperamento deciso e una visione moderna del mestiere: Daniel Zanoni, titolare del “Panificio Zanoni” di Ponte Arche, è il volto giovane della panificazione italiana. Un artigiano appassionato che ha rappresentato l’Italia al City Bread Championship 2025 di Taipei a Taiwan, portando con sé non solo le competenze acquisite in anni di studio, ma anche la consapevolezza che per fare la differenza servono metodo e strategia.

Per Daniel fare il pane non significa solo rispettare la tradizione: significa evolvere e rendere il mestiere compatibile con la vita di oggi.

Una nuova idea di artigianato: più sostenibile, più creativo, più umano

La storia di Daniel è la storia di una nuova generazione che raccoglie l’eredità del passato senza subirla, ma trasformandola. Un giovane che ha saputo innovare senza tradire. Che ha ripensato un mestiere antico dandogli nuova forma e nuovi ritmi. Cresciuto tra farine e forni nel panificio di famiglia, fondato dal nonno a Iavré, da ragazzo Daniel sognava altro.

Da piccolo, non ero affatto interessato a questo mestiere – racconta – . A 16 anni, ho iniziato a lavorare qui, ma spesso mi sembrava più un peso che una vocazione. Vedevo i miei amici uscire e avrei preferito fare come loro.

 

Poi l’intuizione: un corso all’ALMA, la scuola di alta formazione fondata da Gualtiero Marchesi e nel 2022, l’ingresso nel prestigioso Richmond Club, elitè internazionale dell’arte bianca. Oggi è lui a guidare l’azienda di famiglia, portando con sé una missione precisa: migliorare la qualità della vita attraverso un nuovo modo di lavorare.

Non voglio vivere con i ritmi del passato, quando ci si alzava alle due di notte e si lavorava fino a tardo pomeriggio – spiega Daniel con lucida determinazione – . Oggi le cose possono cambiare. Con la giusta organizzazione e sfruttando le tecnologie attuali, possiamo produrre pane anche di giorno, senza sacrificarne la qualità. Serve un cambiamento culturale, certo, ma è possibile.

Una dichiarazione che va oltre la gestione aziendale: è una presa di posizione chiara, condivisa da tanti giovani imprenditori che mettono il benessere personale e la qualità della vita al centro della loro visione. Non si tratta di lavorare meno, ma di lavorare meglio. In modo più sostenibile, più strategico.

L’anima del pane italiano sul podio di Taipei

Una visione, quella di Daniel, che si traduce anche in risultati concreti, come la conquista, insieme al Team Brescia (composto, oltre che da Daniel, anche dal collega Carlo Roviaro e dal coach Bruno Andreoletti), del secondo posto al City Bread Championship al Taipei International Bakery Show. L’ obiettivo era quello di portare l’anima del pane italiano sul podio internazionale e Daniel è riuscito a centralo in pieno. Una sfida ad altissima intensità, dove Daniel ha messo in campo tecnica, creatività e la sua inconfondibile visione del pane: semplice, buono, italiano. Sedici squadre da tutto il mondo, dieci ore di prove serrate tra panificazione, viennoiserie (pasticceria da colazione), una creazione artistica e una “mistery box” da interpretare sul momento.

Gli ingredienti che abbiamo pescato dalla “mistery box” sono stati ananas e frutto della passione disidratati. Ne è nato un pane al quale abbiamo aggiunto anche lamponi, mirtilli e noci.

Daniel si è concentrato sulle baguette – lunghe tra i 55 e i 60 cm, con cinque tagli e 250 grammi di peso – affrontando l’incognita di lavorare con farine locali, più simili a quelle francesi.

È stato un grande investimento, sia di tempo che economico. Ma abbiamo voluto portare prodotti italiani semplici e buoni. L’Italia ha sempre il suo fascino.

E il risultato ha premiato l’impegno: il Team Brescia ha portato il tricolore sul podio di Taipei, conquistando non solo un ottimo punteggio ma anche l’ammirazione del pubblico. Tra le creazioni: una corona “tech” ispirata al pane bordolese, una pagnotta a forma di fiore con nocciole, datteri e albicocche, e una scultura in pane con fiori e chip che omaggiava Taiwan, primo produttore mondiale di microprocessori. Non sono mancati i pani farciti: ciabatte con stencil dell’Italia, stracciatella, prosciutto, pomodorini confit e grana, e un pane alle olive dedicato al Lago di Garda. Un imprevisto ha rischiato di compromettere tutto – un fiore si è staccato dalla composizione artistica ispirata a Taiwan – ma Carlo lo ha afferrato al volo.

Il pubblico ha fatto ‘ohhh’ – racconta – . Momento di panico, ma l’abbiamo gestita.

 

 

Non è la prima esperienza per Daniel e Carlo: insieme hanno partecipato anche a “Bread in the City” a Rimini, dove si sono classificati terzi con un premio speciale per la pizza. Successi che non sono di certo arrivati per caso, ma che sono il frutto di una visione chiara del proprio obiettivo e di una strategia meticolosa.

Per mesi ci siamo allenati con costanza, due giorni al mese, simulando ogni fase del concorso, racconta.

Una preparazione rigorosa, quasi sportiva, fatta di prove tecniche, gestione dello stress e coordinamento.

Perché in gara non basta saper impastare: serve disciplina, spirito di squadra e un’organizzazione impeccabile.

Non solo pane

Ma Daniel non si ferma alla competizione: guarda avanti con l’ambizione di rivoluzionare l’intero concetto di panificio.

Per lui non è più solo un luogo dove si sforna il pane, ma uno spazio dinamico in cui si incontrano arte bianca, caffetteria e pasticceria.

Vorrei aprire un punto vendita a Riva del Garda – racconta – e poi espanderci nelle località turistiche della zona con format che uniscano qualità artigianale e accoglienza.

La sua visione imprenditoriale non si basa solo sul business, ma su una filosofia ben precisa: al centro c’è sempre il pane, curato con amore e attenzione ai dettagli.

Il lievito madre è il cuore di ogni impasto – spiega – . Se non lo tratti con passione, non ti darà nulla in cambio.

Da qui anche la continua ricerca di ingredienti nuovi, come la corniola, una varietà locale simile all’amarena, che Daniel sta riscoprendo e valorizzando nelle sue creazioni.

Non tutte le sue idee sono state accolte subito con entusiasmo dalla famiglia, come quella di inserire la caffetteria all’interno del panificio. Ma i numeri parlano chiaro: oggi l’azienda conta dieci dipendenti, produce fino a dieci quintali di pane in estate e serve una clientela variegata che va dai supermercati agli hotel delle Valli Giudicarie.

Il pane può evolvere senza perdere l’anima, ripete con convinzione.

Perché in fondo il segreto non è solo nelle mani, ma nello sguardo: quello di chi sa dove vuole andare, senza dimenticare da dove è partito.

 

 

Data di pubblicazione
05/06/2025
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Daniel Zanoni, il panettiere che ha portato l’Italia a Taiwan: “Voglio preparare il pane di giorno, non più di notte. Così migliora la qualità della vita”

13-02-2026

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Salone Amica: trent’anni di coraggio e dedizione

20/05/2025

Salone Amica: trent’anni di coraggio e dedizione

di Maurizio Defant, responsabile territoriale Vallagarina

Un riconoscimento che va ben oltre la semplice longevità imprenditoriale. Giovedì 15 maggio, nel cuore di vicolo Parolari, Barbara Tomasoni, presidente della Vallagarina dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino, e Maurizio Defant, responsabile territoriale, hanno consegnato una targa di riconoscimento ad Assunta D’Amico, titolare del Salone Amica, per i suoi 30 anni di attività nel quartiere.

Un traguardo importante, raggiunto in un contesto tutt’altro che semplice. Vicolo Parolari a Rovereto è stato per lungo tempo una zona critica della città, segnata da episodi di degrado, spaccio e insicurezza. Eppure, proprio qui, D’Amico ha saputo resistere, portando avanti con determinazione e professionalità la sua attività di parrucchiera, diventando un punto di riferimento per residenti e clienti affezionati.

di Maurizio Defant, responsabile territoriale Vallagarina

 

Un riconoscimento che va ben oltre la semplice longevità imprenditoriale. Giovedì 15 maggio, nel cuore di vicolo Parolari, Barbara Tomasoni, presidente della Vallagarina dell’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino, e Maurizio Defant, responsabile territoriale, hanno consegnato una targa di riconoscimento ad Assunta D’Amico, titolare del Salone Amica, per i suoi 30 anni di attività nel quartiere.

Un traguardo importante, raggiunto in un contesto tutt’altro che semplice. Vicolo Parolari a Rovereto è stato per lungo tempo una zona critica della città, segnata da episodi di degrado, spaccio e insicurezza. Eppure, proprio qui, D’Amico ha saputo resistere, portando avanti con determinazione e professionalità la sua attività di parrucchiera, diventando un punto di riferimento per residenti e clienti affezionati.

Questa targa – ha spiegato Barbara Tomasoni – non premia solo un’impresa longeva, ma soprattutto il valore umano di un’artigiana che ha saputo restare, presidiare, resistere. Gli artigiani come Assunta sono vere e proprie sentinelle del territorio: la loro presenza dà sicurezza, crea comunità e rappresenta un presidio quotidiano contro l’abbandono e il degrado.

 

Il Salone Amica, aperto da Assunta D’Amico nel 1994 insieme all’allora socia Maria Domenica Rossaro, è diventato nel tempo un simbolo silenzioso di resilienza. In trent’anni, mentre intorno molte serrande si abbassavano, Assunta non ha mai smesso di aprire la sua porta, affrontando ogni sfida con coraggio:

 

 

Ci sono stati momenti duri, molta paura per l’incolumità mia e delle mie dipendenti – racconta – ma ho sempre creduto nel mio lavoro e nel legame con i miei clienti. Questo riconoscimento mi dà nuova forza.

La storia del Salone Amica rappresenta un esempio concreto di cosa significhi essere artigiani oggi: non si tratta solo di offrire un servizio, ma di costruire ogni giorno un rapporto di fiducia con la città. Assunta è riuscita a farlo anche quando sarebbe stato più facile mollare. Sempre con entusiasmo, positività e ottimismo, perché – dice – solo così si riesce a fidelizzare e incentivare la clientela a tornare.

La cerimonia di consegna, alla presenza delle tre collaboratrici Marzia, Sanela e Sara si è trasformata in un momento di vicinanza e gratitudine da parte della comunità artigiana, che ha voluto ribadire l’importanza di tutelare e sostenere chi sceglie di restare nei quartieri più difficili, contribuendo al loro riscatto attraverso la quotidianità del lavoro.

Il coraggio silenzioso di Assunta D’Amico oggi brilla come un esempio per tutta Rovereto.

Data di pubblicazione
20/05/2025
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13-02-2026

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Percorso Argilla. Dalla cenere al blu cobalto: il viaggio alchemico di un maestro ceramista

17/04/2025

Percorso Argilla. Dalla cenere al blu cobalto: il viaggio alchemico di un maestro ceramista

di Genny Tartarotti

Pratico, diretto, senza fronzoli: nel suo laboratorio si lavora, si sperimenta, si impara facendo.

Se vuoi imparare a fare una tazza, ti insegno a fare una tazza.

A parlare è Ivan Righi, artigiano della Vallagarina, ceramista, che del suo amore per la lavorazione dell’argilla ne ha fatto una professione. Nel 2012, è nato così “Percorso Argilla”: un progetto didattico che ha riscosso un grande successo.

Nessuna teoria astratta, solo esperienza concreta.

di Genny Tartarotti

Pratico, diretto, senza fronzoli: nel suo laboratorio si lavora, si sperimenta, si impara facendo.

Se vuoi imparare a fare una tazza, ti insegno a fare una tazza.

A parlare è Ivan Righi, artigiano della Vallagarina, ceramista, che del suo amore per la lavorazione dell’argilla ne ha fatto una professione. Nel 2012, è nato così “Percorso Argilla”: un progetto didattico che ha riscosso un grande successo.

Nessuna teoria astratta, solo esperienza concreta.

Il suo lavoro si muove lungo un doppio binario. Da un lato, produce stoviglieria dal design essenziale e dai colori naturali, ispirata alle tendenze contemporanee. Dall’altro, trasmette le antiche tecniche di lavorazione dell’argilla, con un approccio archeologico e sperimentale che attira giovani studiosi e appassionati.

L’arte di insegnare oltre che di creare

Righi infatti non è solo un artigiano, è un maestro.

Spesso l’artigiano vende il prodotto finito, ma non spiega come realizzarlo. Io invece amo insegnare. È un mio modo di essere. Mi piace condividere con gli allievi l’amore per questa arte.

I corsisti non sono mai più di 10 al mese perché, sottolinea,

è fondamentale poter dedicare loro il giusto tempo.

Consigli per chi vuole iniziare

A chi sogna di fare il ceramista, Righi consiglia di partire con una strategia chiara e di contenere le spese. “Ci vogliono anni per avviare un’attività. Qui in Vallagarina, il 70% delle mie allieve vorrebbe lasciare il lavoro per fare questo, ma il rischio è che tutti producano pezzi identici, senza un’identità propria. Per emergere serve originalità e una forte identità artistica, altrimenti si rischia di non distinguersi dalla concorrenza”.

I corsi, che Righi tiene nel suo laboratorio in centro ad Ala, sono curati nei minimi dettagli in modo da offrire un’esperienza unica, storicamente accurata e immersiva.

Le varie proposte attraversano la storia della ceramica: dal Neolitico alla porcellana contemporanea, passando per il bucchero etrusco, la ceramica greca e le tecniche giapponesi.

Si lavora come si faceva un tempo: si ricreano gli strumenti antichi, come le spatole in osso, si brunisce l’argilla con i sassi, si accende il fuoco con due pietre focaie. Non voglio solo ricreare le tecniche, ma anche il contesto di allora e le emozioni di chi viveva in quei tempi.

L’unico strumento moderno che Righi utilizza è l’orologio.

Senza, non saprei controllare il tempo,  confessa con un sorriso.

 

Tecniche uniche e materiali inediti

Nel suo spazio, la sperimentazione è continua. Per Righi la ceramica è un incessante percorso di ricerca, un dialogo tra materiali, tecniche e territorio. Il tornio è la sua tecnica preferita, scelta per la sua complessità e per la sfida che rappresenta: un equilibrio sottile tra abilità e sensibilità. Nel suo processo creativo il legame con la natura è essenziale: utilizza soprattutto cenere di pino e argilla naturale, elementi che restituiscono alla materia una memoria autentica, radicata nella terra.

Il Trentino non ha una grande tradizione nella lavorazione della ceramica – spiega –  ma l’Italia sì. Partire da questo patrimonio consente di riscoprire antiche tecniche e reinterpretarle in chiave moderna. Per innovare bisogna conoscere il passato.

E proprio il connubio tra identità, autenticità e innovazione rappresenta il filo conduttore delle sue creazioni.

Niente pennelli per le decorazioni: ma materiali organici come bucce di banana, caffè e fili di rame, che, a 800 gradi, rilasciano i loro minerali sull’argilla, creando effetti unici. Il suo laboratorio è l’unico in Europa a ottenere il caratteristico blu cobalto realizzato grazie a questa tecnica, attirando allievi anche dall’estero.

E poi c’è il bucchero etrusco, la raffinata ceramica nera e lucida, realizzata con un’antica cottura in atmosfera riducente. Stiamo riportando in vita questo metodo, ed è incredibile vedere il risultato, racconta.

 

Immagine 1

Senza un piano, ma con una passione: il viaggio di Righi

Approdato alla ceramica senza un piano preciso, Righi si avvicina al mondo dell’argilla per puro caso. Inizia giovanissimo sperimentando insieme ad un amico che possiede tornio e forno. Poi inizia a dipingere bottiglie di vetro per le distillerie, avvicinandosi al mondo del vetro e della fusione. Nel 2008 lascia il lavoro per dedicarsi alla ceramica e al vetro d’arredo. Dopo una pausa, nel 2012, avvia il progetto didattico Percorso Argilla, scoprendo di possedere una vera passione per l’insegnamento. Nel 2023 riapre l’attività con una doppia anima: formazione e produzione.

 

L’argilla come memoria, il futuro come ispirazione

Il mondo della ceramica è antico, ma in continua evoluzione. Righi guarda avanti, sperimenta nuove tecniche, pensa a nuovi corsi.

L’ispirazione – dice – viene dalla vita stessa.

Schiacciare, tirare, strappare, modellare, incidere, livellare, rifinire, smussare, plasmare: lavorare l’argilla è un dialogo costante. Ogni gesto lascia un segno, una memoria nella terra modellata. E nel suo laboratorio, con le mani immerse nell’argilla, Righi lascia il segno non solo nelle ceramiche, ma soprattutto nelle persone.

Data di pubblicazione
17/04/2025
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Percorso Argilla. Dalla cenere al blu cobalto: il viaggio alchemico di un maestro ceramista

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Capelli sani, benessere e innovazione: il metodo olistico di Sonia Silvestri

10/03/2025

Capelli sani, benessere e innovazione: il metodo olistico di Sonia Silvestri

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

 

Il suo non è un salone convenzionale. Sonia Silvestri ha scelto di sfidare la tradizione, spingendo il concetto di bellezza capillare ben oltre il semplice taglio e colore. La sua visione è chiara: i capelli sani partono dalla salute del cuoio capelluto.

Prima di iniziare di iniziare a prendermi cura di un cliente faccio sempre l’analisi della cute – spiega –. Devo poter proporre un trattamento mirato, perfetto per ogni singola persona. Solo così posso intervenire su eventuali anomalie presenti. Scegliere anche solo uno shampoo non adeguato è un errore significativo.

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

 

 

Il suo non è un salone convenzionale. Sonia Silvestri ha scelto di sfidare la tradizione, spingendo il concetto di bellezza capillare ben oltre il semplice taglio e colore. La sua visione è chiara: i capelli sani partono dalla salute del cuoio capelluto.

Prima di iniziare a prendermi cura di un cliente faccio sempre l’analisi della cute – spiega –. Devo poter proporre un trattamento mirato, perfetto per ogni singola persona. Solo così posso intervenire su eventuali anomalie presenti. Scegliere anche solo uno shampoo non adeguato è un errore significativo.

 

Dopo anni di studi e formazione con dermatologi della Sapienza di Roma e specialisti della SITRI (Società Italiana di Tricologia), Sonia ha messo a punto un proprio metodo olistico basato sui prodotti termali bioattivi delle Terme di Caldiero di Verona, realizzati con l’acqua minerale della Fonte di Giunone, nota per le proprietà benefiche sulla pelle e certificata dal Ministero della Salute. Questo approccio ha trovato una perfetta sintesi nel brand Aqua®, creato nel 2023 dalla stessa Sonia, e che ha subito guadagnato attenzione per la sua filosofia unica. Il concetto alla base dei trattamenti Aqua® è semplice, ma per nulla scontato: i capelli sani nascono da una cute in equilibrio. Ogni trattamento, infatti, inizia con un’analisi approfondita della cute, utilizzando una tricocamera per individuare eventuali anomalie invisibili ad occhio nudo.

Molte persone hanno un problema in testa e non lo sanno, spiega Sonia.

Ed è proprio per questo che ogni trattamento viene studiato su misura. In un ambiente intimo e rilassante, pensato per favorire il benessere e il relax, oli essenziali, fanghi riequilibranti, maschere e lozioni termali vengono selezionati con cura in base alle esigenze specifiche del cliente. Un trattamento su misura che non solo riequilibra la cute, ma ristabilisce anche un’armonia generale, per un’esperienza di benessere totale.

Dalla passione alla professione

Fin da bambina, Sonia aveva un’attrazione istintiva per i capelli. Ogni bambola ricevuta in regalo finiva inevitabilmente tra le sue mani per un restyling creativo. Tuttavia, la decisione di diventare parrucchiera non era inizialmente premeditata: si iscrisse all’Istituto Barelli di Levico più per evitare la matematica che per una reale vocazione. Ma una volta immersa nel settore, scoprì che era la strada giusta per lei.

Nel 1984, appena diciottenne, aprì il suo primo salone a Sevignano, sfidando ogni difficoltà con determinazione.

Realizzare qualcosa di mio, impostandolo esattamente come volevo è stata la mia più grande soddisfazione – afferma.

 

Uno sguardo al futuro

Dopo quarant’anni di carriera, Sonia si interroga su quello che verrà. Nel 2026 potrebbe andare in pensione, ma non esclude la possibilità di affidare il suo salone a qualcuno che condivida la sua filosofia.

Vorrei dedicarmi ad altro, ma solo se trovo qualcuno capace di portare avanti il mio lavoro con la stessa passione – afferma.

Nel frattempo, continua a studiare, a sperimentare nuove tecniche e a promuovere il suo brand sui social.

 

Il consiglio ai giovani

A chi sogna di intraprendere questa professione, Sonia dà un consiglio chiaro e diretto:

“Chi non si forma si ferma.”

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Benessere completo: l’approccio olistico alla cura dei capelli

Il trattamento olistico si fonda sull’idea che l’individuo sia un sistema integrato, dove corpo, mente ed energia sono interconnessi. Questo metodo non si concentra esclusivamente su un singolo disturbo, ma cerca di ristabilire un benessere globale. Per quanto riguarda la cura dei capelli, l’approccio olistico non considera solo la struttura del capello, ma anche lo stato del cuoio capelluto, la salute complessiva dell’individuo, il suo stile di vita e la dieta.
L’impiego di prodotti naturali come oli essenziali, fanghi riequilibranti e acque termali aiuta a trattare le cause profonde di squilibri come la caduta dei capelli, la forfora o le irritazioni cutanee. Tecniche come il massaggio cranio-sacrale e il drenaggio linfatico stimolano il microcircolo favorendo una migliore ossigenazione e nutrizione del bulbo pilifero.
Optare per un trattamento olistico per i capelli significa prendersi cura di sé non solo per avere una chioma sana e luminosa, ma anche per ridurre lo stress e migliorare il benessere generale, con effetti positivi su tutto il corpo.

Il mondo della bellezza è in continua evoluzione e solo chi investe nella formazione può ambire a emergere e a restare competitivo. Il percorso di Sonia Silvestri dimostra che, quando passione e dedizione si uniscono alla volontà di innovare, è possibile trasformare una professione in una vera e propria missione. La sua carriera è un esempio di come l’impegno costante nel miglioramento e nella ricerca possano portare a risultati straordinari. Il marchio Aqua®, infatti, non è solo un’etichetta commerciale, ma rappresenta un’intera filosofia che mette al centro il benessere autentico e la cura dei clienti, distinguendo il suo lavoro in un mercato altamente competitivo.

Data di pubblicazione
10/03/2025
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Capelli sani, benessere e innovazione: il metodo olistico di Sonia Silvestri

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Lotoplast: innovazione trentina al servizio del Giubileo 2025

27/02/2025

Lotoplast: innovazione trentina al servizio del Giubileo 2025

Competenza, determinazione e audacia sono le tre principali qualità che hanno permesso al team trentino composto da Lotoplast, azienda specializzata nello stampaggio rotazionale di prodotti tecnici, e Holzhof, azienda leader nella produzione di parchi giochi e arredo urbano, di vincere una sfida straordinaria: la realizzazione dei bidoni per il progetto Cestò, promosso da Scau Ecologica in occasione del Giubileo 2025. L’iniziativa prevede la sostituzione degli iconici bidoni in ghisa della capitale con modelli analoghi realizzati in polietilene rigenerato ignifugo, un materiale sicuro e sostenibile, riciclato e riciclabile, mai utilizzato prima nella stampa rotazionale.

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

 

Competenza, determinazione e audacia sono le tre principali qualità che hanno permesso al team trentino composto da Lotoplast, azienda specializzata nello stampaggio rotazionale di prodotti tecnici, e Holzhof, azienda leader nella produzione di parchi giochi e arredo urbano, di vincere una sfida straordinaria: la realizzazione dei bidoni per il progetto Cestò, promosso da Roma Capitale e aggiudicato a Scau Ecologica, in occasione del Giubileo 2025. L’iniziativa prevede la sostituzione degli iconici bidoni in ghisa della capitale con modelli analoghi realizzati in polietilene rigenerato ignifugo, un materiale sicuro e sostenibile, riciclato e riciclabile, mai utilizzato prima nella stampa rotazionale.

Abbiamo l’onore di far parte di questo progetto grazie a Holzhof che, in collaborazione con Scau Ecologica, specializzata nella fornitura di attrezzature per l’igiene ambientale, ha fatto nascere questo team trentino. Solo due società in Italia hanno accettato di affrontare un progetto così complesso, sia per i tempi ristretti che per le difficoltà tecniche – spiega Mirko Torta, oggi alla guida dell’azienda insieme al padre Fabrizio – . Il capitolato tecnico richiedeva l’utilizzo di un materiale adatto in caso di attentati e incendi, quindi è stato necessario adeguare la nostra tecnologia di stampaggio a questa richiesta. Dopo mesi di sviluppo del materiale da parte nostra e degli accessori per l’assemblaggio finale da parte di Holzhof, siamo riusciti a superare i tanti punti critici, raggiungendo insperati risultati estetici molto apprezzati dall’ente appaltatore e dai tecnici di riferimento del progetto. Anche se fino a quel momento i dubbi erano molti, la soddisfazione nel raggiungere l’obiettivo è stata tanta.

 

 

 

La produzione è iniziata a giugno 2024 con un’organizzazione straordinaria: turni ininterrotti, 24 ore su 24, per garantire la consegna di 5000 ‘Cestò’ entro gennaio 2025. Questo impegno ha comportato l’assunzione di 4 nuovi collaboratori e lo sviluppo di un materiale innovativo e sostenibile.

Cestò non è solo un risultato produttivo – spiega Mirko – ma è stato una sfida alla nostra capacità di adattarci e innovare di fronte a sfide complesse, dimostrando che la collaborazione tra aziende è solo un vantaggio. È probabile che anche altre città seguiranno l’esempio di Roma, sostituendo i vecchi bidoni in ghisa e generando nuove commesse per gli anni a venire.

La storia di Lotoplast: la diversificazione come strategia vincente

Fondata nel 1992 da Fabrizio Torta e Vincenzo Lorenzin, Lotoplast ha mosso i primi passi nel settore garden producendo vasi per fiori.

Ho trascorso vent’anni come dipendente – racconta Fabrizio Torta – ma a un certo punto ho deciso di scommettere su me stesso. All’epoca in Trentino non c’era nessuno che si occupasse di stampaggio rotazionale e questa mancanza è stata per noi una sfida irresistibile. Con il supporto di tutta la mia famiglia, di mia moglie in primis, ho scelto di rischiare e oggi posso dire di aver vinto quella scommessa.

Nel 1998 l’azienda ha costruito un nuovo e più ampio capannone a Caldonazzo e con l’utilizzo di macchinari all’avanguardia e materiali innovativi, ha dato il via ad una nuova fase produttiva. La svolta però  è avvenuta nel 2009 quando Lotoplast decide di aprire la strada a una produzione diversificata, spaziando dal design all’agricoltura, dalla nautica al settore ospedaliero, fino alla segnaletica stradale, all’arredo urbano e di stadi sportivi. Una crescita che ha trasformato l’azienda in un punto di riferimento per molteplici settori.

La crisi del 2009 – commenta Mirko  –  ha colpito in modo significativo l’azienda a causa della dipendenza da un unico settore merceologico, il settore agricolo. Quest’esperienza ci ha insegnato quanto sia vitale diversificare la produzione negli anni seguenti. Ed è proprio grazie a questa strategia che durante la pandemia, rifornendo anche il settore ospedaliero, abbiamo potuto continuare a lavorare.

La stampa rotazionale: un processo di precisione

Il cuore tecnologico di Lotoplast è lo stampaggio rotazionale, un processo complesso che consente di produrre oggetti in resine termoplastiche di diverse forme e dimensioni.

Usiamo stampi in alluminio che si scompongono in più parti – spiega Mirko –.  Vengono caricati con polvere di polimero, che indirettamente e lentamente viene riscaldata in una camera di cottura mentre lo stampo ruota lentamente su se stesso. Il calore fonde il materiale, che si distribuisce uniformemente prendendo la forma dello stampo interno. Poi lo stampo viene raffreddato, aperto dall’operatore il quale estrae il prodotto e lo prepara per il successivo ciclo di cottura.

     Processo di stampaggio rotazionale

Una tecnologia precisa e versatile che permette a Lotoplast di realizzare prodotti tecnici e complessi, come serbatoi per macchinari agricoli o sedili per stadi prestigiosi, tra cui i 2000 seggiolini per l’impianto di Agadir in Marocco, firmati da Pininfarina. Con un consumo annuo di circa 1.000 tonnellate di materia prima e oltre 200.000 prodotti immessi sul mercato, Lotoplast si distingue non solo per la qualità della produzione, ma anche per essere l’unica azienda in Trentino specializzata nella stampa rotazionale. Un primato che testimonia l’elevato livello di innovazione e competenza tecnica raggiunto dall’impresa i cui prodotti, tramite le aziende a cui vengono venduti, approdano sui mercati di tutto il mondo.

 

Un team coeso e motivato

Per Lotoplast, il successo non si misura solo nei numeri, ma anche nella qualità delle relazioni all’interno del team. Con 24 collaboratori, l’azienda ha implementato un sistema di welfare aziendale che premia il merito e l’impegno.

Non abbiamo compensi standard: valorizziamo il lavoro di ciascuno con premi e bonus legati alla qualità e alla partecipazione – spiega Fabrizio.

L’attenzione al benessere dei collaboratori si traduce in un ambiente di lavoro positivo, dove ogni membro del team è incoraggiato a crescere e a contribuire al successo dell’azienda.

 

Innovazione e sostenibilità per il futuro

Guardando avanti, Lotoplast punta a consolidare la sua posizione attraverso l’innovazione continua e la sostenibilità. Progetti come Cestò non sono solo una sfida tecnica, ma anche un’occasione per dimostrare come l’eccellenza trentina possa farsi strada su palcoscenici nazionali e internazionali.

Che sia questo team di aziende trentine uno dei pochi capace di realizzare il progetto per il Giubileo è motivo di grande orgoglio – conclude Fabrizio – . Questo non è solo un traguardo importante, ma anche un punto di partenza verso nuove sfide innovative che spingeranno Lotoplast a esplorare soluzioni ancora più ambiziose.

 

Data di pubblicazione
27/02/2025
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Lotoplast: innovazione trentina al servizio del Giubileo 2025

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Il museo delle stufe Tapparelli: storia e innovazione del calore trentino

14/02/2025

Il museo delle stufe Tapparelli: storia e innovazione del calore trentino

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

 

Linee morbide e profili curvi. Delicate sfumature di colore e raffinate decorazioni testimoni di antichi modi di percepire e interpretare il mondo. Le storiche stufe a olle trentine evocano una bellezza arcana, rustica e raffinata allo stesso tempo. Forse è il loro legame con la vita privata delle persone, la loro capacità di riscaldare non solo l’ambiente, ma anche il cuore, o ancora la facoltà di unire bellezza e praticità, ad affascinare così tanto Patrizio Tapparelli, titolare, insieme al fratello Donatello, della Tapparelli, impresa con sede a Lamar di Gardolo, fondata nel 1980 dal padre Roberto.

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

 

Linee morbide e profili curvi. Delicate sfumature di colore e raffinate decorazioni testimoni di antichi modi di percepire e interpretare il mondo. Le storiche stufe a olle trentine evocano una bellezza arcana, rustica e raffinata allo stesso tempo. Forse è il loro legame con la vita privata delle persone, la loro capacità di riscaldare non solo l’ambiente, ma anche il cuore, o ancora la facoltà di unire bellezza e praticità, ad affascinare così tanto Patrizio Tapparelli, titolare, insieme al fratello Donatello, della Tapparelli, impresa con sede a Lamar di Gardolo, fondata nel 1980 dal padre Roberto.

 

 

Quest’anno – spiega Patrizio –  celebriamo con orgoglio il nostro 45° anniversario aziendale, un traguardo che rappresenta non solo il nostro lungo percorso nel mondo dell’artigianato, ma anche il forte legame con il territorio e con le persone che lo rendono vivo. Da sempre crediamo nei valori del lavoro artigianale, nella cura per i dettagli e nella passione per la qualità, elementi che ci hanno permesso di crescere e innovare restando fedeli alle nostre radici.

Quella di Patrizio è una passione innata che lo ha portato negli anni a condurre studi e ricerche per indagare origini, storia e curiosità di quelle che possiamo definire delle vere e proprie opere d’arte. Un lavoro di approfondimento da cui è nato un libro, una monografia, scritta a quattro mani, insieme allo storico Pietro Marsilli, dal titolo: Bormiolli. Le stufe a olle di Trento (1763-1889).

 

In questa e nella foto sopra Roberto Tapparelli

Le stufe a olle – spiega Patrizio –  appartengono a un ambito di nicchia, ma rappresentano un capitolo della storia locale ricco di valore culturale e umano che merita di essere valorizzato.

 

Il Museo delle Stufe: un viaggio nel tempo

Per Patrizio, la ricerca non poteva fermarsi alle pagine di un libro. Da quella stessa passione, all’interno del capannone che ospita il laboratorio, ha preso forma un museo, un luogo dove la storia non si legge soltanto, ma si tocca, si osserva e si vive attraverso gli oggetti, i materiali e l’antica maestria degli artigiani.

Durante il lockdown – racconta Patrizio – , mentre aspettavamo di ripartire, abbiamo pensato di ricavare uno spazio per raccogliere i pezzi che ristrutturiamo e collezioniamo.

Nel museo sono custodite attualmente 50 stufe, frutto di un meticoloso lavoro di recupero e restauro, ognuna con la propria storia e identità. Si va dalle imponenti stufe monumentali, nate per stupire con la loro estetica raffinata, a quelle contadine, più essenziali e funzionali, pensate per la vita di tutti i giorni. Ma ogni pezzo, senza eccezione, è unico e porta con sé il segno della manifattura trentina.

Lo scopo – afferma – è quello di valorizzare i prodotti dei maestri artigiani che ci hanno permesso di essere ciò che siamo oggi.

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Un museo nel cuore dell’azienda: la storia delle stufe trentine

Ogni stufa, esposta nel museo allestito all’interno della sede di Tapparelli, racconta una storia unica, testimoniando l’evoluzione dell’arte e della tecnica artigianale. La più antica, risalente al periodo 1620-1640, proviene dal Castello di Castellano sopra Villa Lagarina ed è un esempio straordinario della maestria locale. Alcuni modelli presentano decorazioni gotiche, altri motivi rinascimentali o influenze Biedermeier, riflettendo i gusti e le tendenze delle varie epoche. Nate nell’arco alpino come evoluzione dei forni da cucina, le stufe ad olle si sono trasformate in elementi iconici delle abitazioni montane. In Trentino, sono diventate un simbolo di calore, design e ingegno artigianale, unendo tradizione e innovazione nel corso dei secoli.

 

Innovazione e sostenibilità: la produzione contemporanea

L’unione tra la conoscenza delle tecniche artigianali del passato e l’innovazione tecnologica dà vita a prodotti all’avanguardia, capaci di coniugare estetica e funzionalità. Se il 50% dell’attività è dedicato al restauro, l’altra metà è incentrata sulla progettazione e realizzazione di pezzi moderni. Le stufe a biomassa ed elettriche ne sono un esempio perfetto: soluzioni efficienti e sostenibili, progettate per rispondere alle esigenze contemporanee. Il design moderno, caratterizzato da linee essenziali e pulite, esalta l’eleganza della semplicità, rendendo questi elementi non solo strumenti di riscaldamento, ma autentici complementi d’arredo.

Grazie alla continua ricerca, alla cura per il dettaglio e alla qualità artigianale, l’azienda ha firmato prestigiosi restauri per privati e istituzioni, tra cui quelli delle stufe di Castel Thun, Castel Caldes e del Castello del Buonconsiglio.

Tapparelli è oggi un punto di riferimento del settore. Pur operando come fumista, categoria tradizionalmente legata alla produzione di sole stufe ad olle, l’azienda ha scelto di ampliare la propria offerta con prodotti complementari, tra cui stufe a pellet, cucine a legna e caminetti. Questa strategia di diversificazione si è rivelata particolarmente vincente durante la pandemia, periodo in cui la domanda di stufe ad olle ha subito un calo significativo, mentre si è assistito a una riscoperta delle cucine a legna. Grazie a questa flessibilità, Tapparelli è riuscita a mantenere stabile la propria attività anche nei momenti di crisi.

Innovare non significa stravolgere

L’impegno costante di Patrizio, che sta lavorando ad un secondo libro sulla storia delle fornaci operative in Trentino dalle origini documentate (età dei Reti) fino alla Prima Guerra Mondiale, non solo permette di valorizzare il patrimonio artigianale locale, ma contribuisce allo sviluppo di nuove competenze e soluzioni innovative.

Analizzando le tecniche costruttive tradizionali, i materiali utilizzati e i principi di accumulo e diffusione del calore – spiega – possiamo comprendere quali soluzioni si sono rivelate più efficaci nel tempo. Questo studio non solo permette di valorizzare il patrimonio artigianale locale, ma anche di ottimizzare i processi produttivi, migliorare l’efficienza energetica e integrare nuove tecnologie senza compromettere la qualità e l’autenticità del prodotto. Innovare, infatti, non significa stravolgere, ma far evolvere un sapere consolidato, adattandolo alle esigenze contemporanee senza perderne l’essenza.

 

 

 

 

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Dal passato al futuro: un evento per unire i professionisti del settore

Ogni anno Patrizio (il più giovane Maestro Artigiano Fumista della provincia) organizza una giornata culturale dedicata ai colleghi fumisti, un’occasione preziosa per approfondire la storia, le tecniche e l’evoluzione del settore. L’ultima edizione si è svolta tra Palazzo Firmian a Mezzocorona e il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele. Questo evento rappresenta non solo un momento di aggregazione, ma anche un’opportunità per il confronto e la condivisione di idee. Attraverso visite guidate, discussioni e workshop, i partecipanti possono trarre spunti innovativi, rafforzare il networking e contribuire alla crescita collettiva del settore. “Nei primi anni non sentivo l’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino come qualcosa di mio – rivela Patrizio –, ma oggi la considero un vero punto di riferimento, capace di mettere in contatto chi opera nello stesso settore. Siamo associati fin dalla nascita. In questi 45 anni sono cambiate molte cose. Un tempo nostro padre vedeva i colleghi quasi esclusivamente come concorrenti, mentre oggi io e mio fratello li vediamo come parte di una comunità con cui condividere esperienze e crescere insieme”.

Data di pubblicazione
14/02/2025
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Il museo delle stufe Tapparelli: storia e innovazione del calore trentino

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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La bellezza che cura: il potere dell’estetica oncologica

31/01/2025

La bellezza che cura: il potere dell’estetica oncologica

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

Ho sempre compreso le perplessità dei medici. Il loro obiettivo è salvare vite, e tutto ciò che potrebbe interferire con le terapie è giustamente messo in secondo piano – racconta la dott.ssa Angela Noviello, pioniera dell’estetica oncologica e direttrice di OTI Italy, divisione italiana di OTI Oncology Training International – . Eppure, dire di no a chi cerca un momento di sollievo in una parentesi difficile della propria vita è sempre stato motivo di frustrazione.

La svolta per Angela è arrivata quando ha scoperto un corso negli Stati Uniti:

Pensavo di imparare semplicemente un’altra tecnica di camouflage, ma ciò che ho appreso mi ha cambiato la vita. Ho capito che i medici avevano ragione: bisogna conoscere i limiti, comprendere le terapie e adattare ogni trattamento alla singola persona.

di Genny Tartarotti, giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino

Ho sempre compreso le perplessità dei medici. Il loro obiettivo è salvare vite, e tutto ciò che potrebbe interferire con le terapie è giustamente messo in secondo piano – racconta la dott.ssa Angela Noviello, pioniera dell’estetica oncologica e direttrice di OTI Italy, divisione italiana di OTI Oncology Training International – . Eppure, dire di no a chi cerca un momento di sollievo in una parentesi difficile della propria vita è sempre stato motivo di frustrazione.

La svolta per Angela è arrivata quando ha scoperto un corso negli Stati Uniti:

Pensavo di imparare semplicemente un’altra tecnica di camouflage, ma ciò che ho appreso mi ha cambiato la vita. Ho capito che i medici avevano ragione: bisogna conoscere i limiti, comprendere le terapie e adattare ogni trattamento alla singola persona.

 

 

Angela Noviello, pioniera dell’estetica oncologica e direttrice di OTI Italy, divisione italiana di OTI Oncology Training International

 

Questo spirito di cambiamento ha trovato concretezza anche nel corso di estetica oncologica, promosso dall’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino, dove Angela Noviello e tutto il team docenti di OTI Italy, hanno permesso a professionisti del settore di approfondire la cura e il trattamento delle problematiche estetiche legate ai pazienti oncologici. Un’opportunità per restituire bellezza e dignità, anche nei momenti più complessi della vita. Questo corso, progettato per sensibilizzare gli operatori sui bisogni particolari dei malati, insegna come affrontare in sicurezza le conseguenze estetiche dei trattamenti, come la perdita dei capelli e i segni visibili della malattia. Lo scopo ultimo è quello di formare una rete di esperti che possa supportare i pazienti con competenza ed empatia, offrendo un aiuto concreto nel migliorare il loro benessere psicologico.

Oggi Angela Noviello, che è stata a capo del primo laboratorio di estetica oncologica presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, un progetto nato 13 anni fa e diventato un punto di riferimento internazionale, è a capo dei laboratori di estetica oncologica “Amandoti”, in collaborazione con il Comitato ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) di Milano, presso gli ambulatori di Spazio Maugeri a Milano, e “Look 4 me”, presso la Fondazione Maria Letizia Verga di Monza.

Il nostro metodo è sicuro ed efficace – commenta – con un impatto straordinario sulla qualità della vita delle persone. Abbiamo pubblicato la prima ricerca scientifica mondiale sull’estetica oncologica: “Health in the Mirror: An Unconventional Approach to Unmet Psychological Needs in Oncology (data di pubblicazione 21 Settembre 2017). Questo approccio non deve essere un lusso per pochi, ma un diritto per tutti.

Oggi il metodo è applicato in 12 paesi, insegnato in 4 lingue e adottato da oltre 50 strutture ospedaliere in Italia, con più di 650 operatori formati.

Cristina Patrizia Menichelli, estetista a Pozza di Fassa

Morena Zanini, titolare di un centro estetico a Ponte Arche

Giovanna Bonani, estetista in Val di Non

 

Il potere della formazione e della sensibilità

Per Giovanna Bonani, estetista in Val di Non, il corso di estetica oncologica è stato un vero punto di svolta:

Non avevo mai trattato pazienti oncologici per il timore di fare qualcosa di sbagliato. Ma ho scoperto che con le conoscenze adeguate si può fare tutto. Mi ha colpito quanto poco si parli di estetica oncologica, nonostante sia un aiuto essenziale per i pazienti.

Giovanna sogna di creare una rete di estetiste specializzate in Trentino, connesse agli ospedali:

Sempre più persone, anche giovani, si ammalano. Sapere che possiamo offrire loro un supporto professionale e sicuro è una responsabilità, ma anche un’opportunità per fare la differenza.

Formazione che fa la differenza: crescere, specializzarsi, distinguersi

L’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino investe ogni giorno in una formazione d’eccellenza, perché sa che il vero motore della crescita professionale è la conoscenza. Specializzarsi non è solo un valore aggiunto, ma una leva fondamentale per distinguersi e affrontare con sicurezza le sfide del settore.

Il corso di estetica oncologica, fortemente voluto dal Direttivo di Categoria e reso possibile grazie all’impegno dell’Ufficio Formazione, è un esempio di questo impegno.  Il percorso ha permesso alle estetiste associate di accedere a una formazione altamente qualificata direttamente a Trento, evitando costosi spostamenti, e a un costo fortemente agevolato rispetto al prezzo di mercato. Un risultato reso possibile anche grazie ai finanziamenti di Fondartigianato e Agenzia del Lavoro, che hanno contribuito a rendere questa opportunità accessibile a più professionisti.

L’Associazione continua a sviluppare un’offerta formativa sempre più ampia e mirata, per rispondere alle esigenze reali del settore e garantire ai propri associati opportunità di crescita concrete.

Scopri tutte le opportunità formative disponibili!

Un tocco che arriva al cuore

Cristina Patrizia Menichelli, estetista a Pozza di Fassa, ha vissuto in prima persona l’impatto della malattia:

Quando a mia madre è stato diagnosticato un cancro metastatico, ho capito quanto sia difficile per un malato sentirsi privato della propria dignità. Questo mi ha spinto a iscrivermi al corso di estetica oncologica.

Cristina ha sviluppato un approccio basato sull’empatia e sulla personalizzazione:

Ogni paziente vive la malattia in modo diverso. Accoglierli con sensibilità, cercare di farli sentire a proprio agio e restituire loro un po’ di serenità è fondamentale. Una volta, una paziente, dopo un trattamento, mi ha detto: «Mi sono sentita come nel grembo di mia madre». Questo dimostra il potere straordinario del contatto umano.

 

La scienza al servizio delle emozioni

Grazie ai progressi della ricerca, il tumore è sempre più spesso una parentesi nella vita di una persona. Tuttavia, gli effetti collaterali delle terapie, come la perdita di capelli o le ustioni da radioterapia, possono essere devastanti per la percezione di sé – spiega Angela Noviello – . Il nostro metodo insegna a personalizzare ogni trattamento, applicando il buon senso alla scienza. Non esistono protocolli rigidi, ma linee guida che permettono di adattarsi alle necessità di ogni individuo.

Anche i caregiver trovano nel metodo un supporto prezioso.

Spesso si sentono in colpa se si concedono un momento per sé stessi – sottolinea – ,  ma è fondamentale che ricarichino le energie per essere presenti quando serve davvero.

Verso un futuro di consapevolezza e inclusione

L’estetica oncologica sta diventando una realtà consolidata, in grado di trasformare la vita dei pazienti e di chi si prende cura di loro. Come ricorda Angela:

Questi trattamenti risvegliano le emozioni. Si tocca la cute, ma si arriva al cuore. Il contatto diventa un trattamento complementare, capace di restituire dignità e forza a chi sta affrontando la battaglia più difficile.

 

Un’esperienza che apre nuove prospettive

Morena Zanini, titolare di un centro estetico a Ponte Arche, ha conosciuto il corso di OTI grazie al programma di Maestro Artigiano:

Non conoscevo il tema dell’estetica oncologica, ma ho deciso di iscrivermi per imparare a trattare anche i pazienti oncologici. Purtroppo, ci sono sempre più clienti con queste problematiche e a volte i pazienti non ti dicono di essere malati. Lo scopri solo dopo che le cure sono ultimate, eppure li hai trattati comunque. Ciò che mi ha colpito di più del corso è stato il fatto che, attraverso le competenze acquisite, posso offrire loro un momento bello e piacevole. È incredibile pensare che possiamo davvero aiutarli. Ora mi sento in grado di trattare i pazienti oncologici con le giuste competenze. Prima non mi sentivo pronta a seguirli in modo corretto, ma questa esperienza mi ha aperto nuove prospettive. Mi piacerebbe entrare in ospedale e sperimentare a 360 gradi quanto appreso. Consiglio vivamente questo corso, perché tratta una tematica affascinante e ancora poco esplorata. Comprendere a fondo questo argomento è essenziale, e acquisire le competenze adeguate può davvero fare la differenza.

Data di pubblicazione
31/01/2025
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La bellezza che cura: il potere dell’estetica oncologica

13-02-2026

5 febbraio in Val di Sole: serata informativa sul RENTRI

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Panato, un nome simbolo della fotografia trentina

16/01/2025

Panato, un nome simbolo della fotografia trentina

Senti Panato e pensi subito ad un simbolo della fotografia trentina. Allo storico Dino Panato, uomo d’altri tempi che con la sua macchina fotografica ha immortalato momenti storici non solo tra le mura regionali, ma anche nel contesto internazionale.

Ed ecco che eredita la staffetta il figlio Daniele, in quello che si può definire una seconda generazione di foto-giornalisti, a pura trazione artigiana.

Ecco dunque la storia di Daniele Panato, fotografo storico, foto-giornalista e professionista a trecentosessanta gradi.

Panato e la fotografia: un amore di famiglia

Oggi Daniele ha 45 anni ed è un libero professionista, ma sempre con l’inclinazione al foto-giornalismo, settore che anche suo padre Dino ha frequentato per tantissimi anni.

Ha respirato aria di fotografia fin da giovanissimo, quando appena quindicenne andava a “giocare” sul campo insieme al papà, facendogli da assistente negli eventi più grossi. Ma mentre il fratello ha preferito scegliere un’altra strada, Daniele ha voluto proseguire sul sentiero già tracciato dell’artigianato famigliare.

Le tante esperienze lo hanno inevitabilmente avvicinato al mondo della fotografia, fino a immergercisi in un’inizio del nuovo millennio, quando ha iniziato a lavorare come dipendente nel negozio Panato fondato dal padre negli anni ’80, e poi rilevato qualche anno dopo (l’attività è stata chiusa recentemente, nel 2020).

Nato e cresciuto fotograficamente in un’età “di mezzo”, tra i primi scanner, le prime mail ed il passaggio dai rullini alle macchine digitali, oggi Daniele prosegue nelle sue collaborazioni, prima con il giornale Trentino ed ora con la testata l’Adige, ma svaria anche nei campi del wedding ed in quello delle fotografiche sportive.

Data di pubblicazione
16/01/2025
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Panato, un nome simbolo della fotografia trentina

13-02-2026

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Dalle mele di casa a una filosofia di vita: l’essenza artigianale di Gustonatura

02/01/2025

Dalle mele di casa a una filosofia di vita: l’essenza artigianale di Gustonatura

Il ritmo cadenzato e risonante dell’estrattore con cui vengono pressate le mele risuona per lo stabilimento, scandendo l’inizio e la fine delle giornate di lavoro. È un suono familiare, che racconta la storia di un’impresa nata dal desiderio di trasformare una tradizione di famiglia in un progetto imprenditoriale unico. Quella di Gustonatura, azienda di prodotti biologici con sede a Malè in Val di Sole, è molto più di un’attività economica: è una filosofia di vita che combina l’amore per la genuinità con la passione, la tradizione e il rispetto per l’ambiente, portando sulla tavola prodotti che raccontano storie autentiche.

“L’idea alla base del nostro progetto – spiega Silvia Mezzena, oggi alla guida dell’impresa insieme al fratello Francesco, mamma Claudia e alle cognate Marika e Giorgia – è stata la volontà di promuovere prodotti, come succhi di frutta e composte, per ciò che realmente sono in natura. Vogliamo che il sapore autentico e i colori genuini parlino da soli, senza l’aggiunta di conservanti e coloranti per renderli più belli alla vista”.

Il tutto è nato da un’idea di Claudia Flessati, la mamma di Silvia, che nel 2011 pensò di dare nuova vita alle mele in esubero raccolte nel meleto di casa. “In famiglia abbiamo sempre coltivato le mele e l’orto – racconta Silvia – ed eravamo abituati a trasformare i frutti, soprattutto le mele in succo. Inizialmente regalavamo i nostri prodotti ad amici, parenti e vicini. Le richieste del nostro succo di mela iniziarono ad aumentare sempre più, così la mamma ha deciso di lasciare il suo lavoro e dedicare il suo tempo a un vero laboratorio di trasformazione. Ed eccoci qui”!

Un gesto semplice, tramandato nel tempo, si è trasformato così in un prodotto capace di conquistare il gusto e il cuore di chi lo prova.

 

Una filiera che valorizza ogni dettaglio

Nei primi anni, la produzione avveniva in un laboratorio artigianale allestito a casa in Monclassico, un piccolo spazio casalingo che racchiudeva la passione e la dedizione della famiglia. “Io stessa –spiega Silvia – sono entrata in azienda con mia mamma nel 2016 come collaboratrice familiare”. Ma l’entusiasmo dei clienti e la crescente domanda hanno presto reso necessaria una svolta. Così, nel 2018, grazie a un progetto di Trentino Sviluppo che ha bonificato e riqualificato la zona industriale di Malè, l’azienda ha trovato casa in uno spazio di 400 m² all’interno di un grande capannone.

Oggi Gustonatura produce una vasta gamma di succhi, composte, sciroppi e mele essiccate, lavorando fino a 2000 quintali di mele ogni anno e circa 10 quintali di piccoli frutti, tra cui ribes nero, ribes rosso, more, lampone e mirtilli. Ogni bottiglia di succo, ogni vasetto di composta rappresentano una testimonianza dell’impegno dell’azienda: raccontare la vera essenza della frutta, con i suoi sapori autentici.

Il processo di produzione rispecchia questa visione. Le mele, accuratamente selezionate, vengono lavate, tagliate e pressate. Il succo viene lasciato decantare per 12 ore nelle cisterne e poi pastorizzato per garantire la conservazione senza alterarne il gusto. Infine, il prodotto finito viene confezionato in bottiglie di vetro o bag-in-box, pronto per raggiungere i clienti.

Lo stesso approccio meticoloso viene utilizzato anche per le composte. La frutta viene cotta a bassa temperatura in sottovuoto per concentrare gli zuccheri naturali, riducendo al minimo l’aggiunta di zuccheri esterni. “Le nostre composte hanno minimo 85% di frutta e non superano i 40 gradi zuccherini – spiega Silvia, che con orgoglio sottolinea come ogni prodotto rispetti le caratteristiche naturali della frutta – . Un lampone non è rosso fluorescente, e il succo non sarà mai dolce come il frutto fresco. Vogliamo mostrare la frutta per com’è, senza artifici”.

 

Un legame profondo con la natura

Questo approccio genuino si riflette anche nella scelta di lavorare esclusivamente frutta fresca di stagione. “Solo in casi estremi – specifica –  ricorriamo a prodotti surgelati di altre aziende, perché la priorità è sempre quella di garantire un prodotto autentico, che conservi il sapore della terra da cui proviene”.

L’azienda distribuisce i propri prodotti sia nello spazio aziendale di Malè che attraverso l’e-commerce, arrivando anche su Amazon e nei negozi di prodotti tipici in regioni come Emilia, Veneto, Lazio e Lombardia. “I clienti, una volta provati i nostri prodotti – prosegue Silvia –  comprendono la filosofia che li ispira, ne apprezzano l’autenticità e rimangono fedeli nel tempo”.

 

Tra sfide e successi

Nonostante il successo, le sfide non mancano.

“Mia madre Claudia è ancora importante come supporto nelle nuove creazioni di prodotti nonostante pian piano si stia preparando all’uscita graduale dalla gestione attiva. Insieme a mio papà che ci ha sempre sostenuti con il suo valido aiuto non vedono l’ora di poter dedicare più tempo ai propri nipotini”.

I figli stanno riorganizzando l’attività. “Anche se ho affiancato mia madre fin dall’inizio, i primi tempi senza il suo feedback sono stati difficili – racconta – . Abbiamo dovuto imparare a fermarci e confrontarci. Ogni settimana ci prendiamo del tempo per fare il punto e organizzare al meglio le varie produzioni e consegne sia in valle che fuori. Fermarsi non è facile, ma è fondamentale. Se da un lato questo periodo sia il più impegnativo, dall’altro è anche quello che ci sta regalando maggiori soddisfazioni. Abbiamo capito di poter andare avanti anche da soli, di possedere tutte le risorse necessarie per guidare l’azienda”.

Un’altra sfida riguarda la ricerca di personale. “Stiamo cercando nuovi collaboratori – spiega – .

Ci piace il pensiero di creare una vera squadra con persone entusiaste e voglia di fare, flessibili, responsabili, capaci di lavorare sia in autonomia che in team. Non servono competenze particolari, ma voglia di imparare e impegno. Al giorno d’oggi non è facile trovarli. Ma sappiamo che ci sono. Il nostro obiettivo è crescere il giusto senza dover automatizzare tutte le produzioni con le macchine, rimanendo un’azienda artigianale dove le persone contano e fanno la differenza”.

 

di Genny Tartarotti (giornalista Associazione Artigiani Confartigianato Trentino)

 

Il ritmo cadenzato e risonante dell’estrattore con cui vengono pressate le mele risuona per lo stabilimento, scandendo l’inizio e la fine delle giornate di lavoro. È un suono familiare, che racconta la storia di un’impresa nata dal desiderio di trasformare una tradizione di famiglia in un progetto imprenditoriale unico. Quella di Gustonatura, azienda di prodotti biologici con sede a Malè in Val di Sole, è molto più di un’attività economica: è una filosofia di vita che combina l’amore per la genuinità con la passione, la tradizione e il rispetto per l’ambiente, portando sulla tavola prodotti che raccontano storie autentiche.

 

L’idea alla base del nostro progetto – spiega Silvia Mezzena, oggi alla guida dell’impresa insieme al fratello Francesco, mamma Claudia e alle cognate Marika e Giorgia – è stata la volontà di promuovere prodotti, come succhi di frutta e composte, per ciò che realmente sono in natura. Vogliamo che il sapore autentico e i colori genuini parlino da soli, senza l’aggiunta di conservanti e coloranti per renderli più belli alla vista.

Il tutto è nato da un’idea di Claudia Flessati, la mamma di Silvia, che nel 2011 pensò di dare nuova vita alle mele in esubero raccolte nel meleto di casa.

In famiglia abbiamo sempre coltivato le mele e l’orto – racconta Silvia – ed eravamo abituati a trasformare i frutti, soprattutto le mele in succo. Inizialmente regalavamo i nostri prodotti ad amici, parenti e vicini. Le richieste del nostro succo di mela iniziarono ad aumentare sempre più, così la mamma ha deciso di lasciare il suo lavoro e dedicare il suo tempo a un vero laboratorio di trasformazione. Ed eccoci qui!

Un gesto semplice, tramandato nel tempo, si è trasformato così in un prodotto capace di conquistare il gusto e il cuore di chi lo prova.

Una filiera che valorizza ogni dettaglio

Nei primi anni, la produzione avveniva in un laboratorio artigianale allestito a casa in Monclassico, un piccolo spazio casalingo che racchiudeva la passione e la dedizione della famiglia.

Io stessa –spiega Silvia – sono entrata in azienda con mia mamma nel 2016 come collaboratrice familiare.

Ma l’entusiasmo dei clienti e la crescente domanda hanno presto reso necessaria una svolta. Così, nel 2018, grazie a un progetto di Trentino Sviluppo che ha bonificato e riqualificato la zona industriale di Malè, l’azienda ha trovato casa in uno spazio di 400 m² all’interno di un grande capannone.

 

Oggi Gustonatura produce una vasta gamma di succhi, composte, sciroppi e mele essiccate, lavorando fino a 2000 quintali di mele ogni anno e circa 10 quintali di piccoli frutti, tra cui ribes nero, ribes rosso, more, lampone e mirtilli. Ogni bottiglia di succo, ogni vasetto di composta rappresentano una testimonianza dell’impegno dell’azienda: raccontare la vera essenza della frutta, con i suoi sapori autentici.

Il processo di produzione rispecchia questa visione. Le mele, accuratamente selezionate, vengono lavate, tagliate e pressate. Il succo viene lasciato decantare per 12 ore nelle cisterne e poi pastorizzato per garantire la conservazione senza alterarne il gusto. Infine, il prodotto finito viene confezionato in bottiglie di vetro o bag-in-box, pronto per raggiungere i clienti.

Lo stesso approccio meticoloso viene utilizzato anche per le composte. La frutta viene cotta a bassa temperatura in sottovuoto per concentrare gli zuccheri naturali, riducendo al minimo l’aggiunta di zuccheri esterni.

Le nostre composte hanno minimo 85% di frutta e non superano i 40 gradi zuccherini – spiega Silvia, che con orgoglio sottolinea come ogni prodotto rispetti le caratteristiche naturali della frutta – . Un lampone non è rosso fluorescente, e il succo non sarà mai dolce come il frutto fresco. Vogliamo mostrare la frutta per com’è, senza artifici.

Un legame profondo con la natura

Questo approccio genuino si riflette anche nella scelta di lavorare esclusivamente frutta fresca di stagione.

Solo in casi estremi – specifica –  ricorriamo a prodotti surgelati di altre aziende, perché la priorità è sempre quella di garantire un prodotto autentico, che conservi il sapore della terra da cui proviene.

L’azienda distribuisce i propri prodotti sia nello spazio aziendale di Malè che attraverso l’e-commerce, arrivando anche su Amazon e nei negozi di prodotti tipici in regioni come Emilia, Veneto, Lazio e Lombardia.

I clienti, una volta provati i nostri prodotti – prosegue Silvia –  comprendono la filosofia che li ispira, ne apprezzano l’autenticità e rimangono fedeli nel tempo.

 

Tra sfide e successi

Nonostante il successo, le sfide non mancano.

Mia madre Claudia è ancora importante come supporto nelle nuove creazioni di prodotti nonostante pian piano si stia preparando all’uscita graduale dalla gestione attiva. Insieme a mio papà che ci ha sempre sostenuti con il suo valido aiuto non vedono l’ora di poter dedicare più tempo ai propri nipotini.

 

I figli stanno riorganizzando l’attività.

Anche se ho affiancato mia madre fin dall’inizio, i primi tempi senza il suo feedback sono stati difficili – racconta – . Abbiamo dovuto imparare a fermarci e confrontarci. Ogni settimana ci prendiamo del tempo per fare il punto e organizzare al meglio le varie produzioni e consegne sia in valle che fuori. Fermarsi non è facile, ma è fondamentale. Se da un lato questo periodo sia il più impegnativo, dall’altro è anche quello che ci sta regalando maggiori soddisfazioni. Abbiamo capito di poter andare avanti anche da soli, di possedere tutte le risorse necessarie per guidare l’azienda.

Un’altra sfida riguarda la ricerca di personale.

Stiamo cercando nuovi collaboratori – spiega – . Ci piace il pensiero di creare una vera squadra con persone entusiaste e voglia di fare, flessibili, responsabili, capaci di lavorare sia in autonomia che in team. Non servono competenze particolari, ma voglia di imparare e impegno. Al giorno d’oggi non è facile trovarli. Ma sappiamo che ci sono. Il nostro obiettivo è crescere il giusto senza dover automatizzare tutte le produzioni con le macchine, rimanendo un’azienda artigianale dove le persone contano e fanno la differenza.

 

Data di pubblicazione
02/01/2025
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