Riforma dell’artigianato: nessuna distorsione della concorrenza

02/10/2026

Riforma dell’artigianato: nessuna distorsione della concorrenza

Confartigianato e la altre sigle di rappresentanza dell'artigianato rispondono al dibattito in corso: la proposta tutela la crescita delle imprese senza penalizzarne l’identità artigiana, i lavoratori o la finanza pubblica

La disciplina nazionale dell’artigianato risale al 1985.
Dopo oltre quarant’anni, la necessità di aggiornarla è stata riconosciuta dalla Legge annuale sulle piccole e medie imprese, entrata in vigore il 7 aprile 2026, che ha delegato il Governo a rivedere i criteri e i limiti che definiscono l’impresa artigiana, adeguandoli all’evoluzione del sistema produttivo.
I nuovi parametri dovranno essere definiti attraverso i decreti legislativi previsti dalla delega.
Il punto più discusso riguarda la possibilità per un’impresa nata artigiana di continuare a mantenere questa qualifica anche quando cresce e supera gli attuali limiti dimensionali.
Secondo le organizzazioni artigiane, i parametri oggi in vigore non riflettono più pienamente l’evoluzione tecnologica, organizzativa e produttiva delle imprese.
Va precisato che l‘innalzamento dei limiti dimensionali non è generalizzato ma vale solo ed esclusivamente per l’impresa artigiana che cresce dimensionalmente.
La proposta di riforma è pensato come incentivo per tutte quelle imprese artigiane che oggi evitano di assumere dipendenti per non superare gli attuali limiti occupazionali e perdere, di conseguenza, la qualifica di impresa artigiana.

La posizione delle Confederazioni artigiane

Confartigianato, CNA e Casartigiani chiariscono che

«Il testo sul quale il Governo sta lavorando prevede soluzioni legislative in grado di neutralizzare ogni possibile effetto anticoncorrenziale. Non c’è alcuna volontà di creare una “zona grigia” o di introdurre trattamenti distorsivi tra imprese che operano sullo stesso mercato».

Le proposte avanzate hanno proprio l’obiettivo di rendere la disciplina più chiara ed equilibrata, senza determinare disparità di trattamento tra imprese e senza produrre nuovi oneri per la finanza pubblica.

Nessuna “zona grigia” tra artigianato e industria

L’iscrizione all’Albo delle imprese artigiane rimarrebbe obbligatoria per tutte le imprese che possiedono i requisiti previsti dalla legge, eliminando qualsiasi margine di discrezionalità.

Nessun automatismo sui contratti di lavoro

Un punto di confronto riguarda il possibile impatto sui contratti collettivi applicati ai lavoratori. Al proposito è stato chiarito che la qualificazione giuridica dell’impresa e il contratto collettivo applicato sono due aspetti distinti.

Un’impresa artigiana può applicare un contratto dell’industria e, allo stesso modo, alcuni contratti sottoscritti dalle organizzazioni artigiane trovano applicazione anche in imprese di dimensioni superiori a quelle definite dalla legge quadro.

Pertanto, una crescita dimensionale nei limiti previsti dalla riforma, non comporterebbe automaticamente il passaggio a un diverso contratto di lavoro.

Effetti per la finanza pubblica

E’ stato anche approfondito il possibile impatto legato a minori entrate contributive, che di fatto è escluso in quanto la proposta di riforma include una clausola di neutralità per cui le imprese che, crescendo, superano le soglie ordinarie dovrebbero continuerebbero comunque applicare ai lavoratori dipendenti la contribuzione previdenziale prevista per le imprese industriali della corrispondente dimensione.

 

Anche il Governo vede effetti positivi su crescita e gettito

Nel confronto sulla riforma è intervenuto anche il Viceministro dell’Economia Maurizio Leo, che durante un incontro promosso da Confartigianato ha invitato a valutare gli effetti positivi delle riforma sullo sviluppo del sistema produttivo.

Secondo Leo, consentire alle imprese artigiane di crescere senza perdere la propria qualifica può contribuire a rafforzare il tessuto economico nazionale e produrre effetti positivi anche sul fronte fiscale.

Accompagnare la crescita senza perdere l’identità artigiana

Per Confartigianato, CNA e Casartigiani, dimensione d’impresa e natura artigiana non sono categorie incompatibili.

Le imprese artigiane investono, innovano, esportano, utilizzano tecnologie avanzate e partecipano alle filiere produttive più complesse del Made in Italy.

«La competitività si costruisce attraverso investimenti, innovazione, competenze e produttività, non attraverso la compressione dei salari o delle tutele».

L’obiettivo della riforma, secondo le Confederazioni, non è assimilare imprese industriali e artigiane, ma consentire alle imprese nate artigiane di crescere senza perdere la propria identità.

Una posizione che richiama anche il riconoscimento costituzionale dell’artigianato previsto dall’articolo 45 della Costituzione

Il punto di vista del Trentino

In Trentino l’impatto della riforma dipenderà anche dalle scelte della Provincia Autonoma, che dispone di una propria disciplina dell’artigianato e di limiti dimensionali differenti per alcune categorie di attività.

In un’intervista pubblicata il 2 ottobre 2026 dal quotidiano il T, il presidente De Zordo, ha spiegato che la riforma non punta a favorire una crescita dimensionale delle imprese a tutti i costi, ma a evitare che l’aumento degli addetti comporti la perdita della qualifica artigiana.

Secondo De Zordo, la nuova disciplina dovrebbe consentire alle imprese che sono cresciute grazie alla propria attività artigiana di rimanere all’interno del comparto e continuare a riconoscersi nei suoi valori e nella sua identità.

 

L’elemento più probabile sarà dare la possibilità alle aziende che sono state premiate dalla loro attività e crescita di rimanere incardinate nel comparto.

De Zordo ha inoltre ribadito che la qualifica giuridica di impresa artigiana non comporta automaticamente l’applicazione del contratto collettivo dell’artigianato.

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