01/10/2026
Silvia Aste: una vita in camion sulle orme del padre
Dai primi viaggi accanto al padre alla guida di Blu Paradise: il percorso di un'imprenditrice cresciuta nel mondo dell'autotrasporto.
Una passione nata in cabina
Silvia Aste è nata camionista, nel senso che fin da piccola viaggiava in cabina con il padre Paolo, accompagnandolo in alcuni dei suoi lunghi viaggi, un po’ per stare con lui che non era mai a casa, ma senz’altro anche perché le piaceva vedere le luci del traffico di notte e addormentarsi illuminata dal riverbero del cruscotto, immaginando la vita privata nelle case dei paesi accanto cui passava.
Appena diciottenne ha iniziato ad attivarsi per operare nella ditta di trasporti del padre, che soffriva di forti dolori alla schiena e venne operato di conseguenza, così Silvia prese la patente C-E a ventuno anni, vale a dire non appena possibile.


Non appena mio padre rientrò dall’operazione, ognuno è tornato al proprio posto e lui ogni tanto veniva pure con me perché tenerlo fermo era impossibile. Poi è mancato nel 2021, io sono la figlia più giovane di tre femmine, e da sempre sono stata l’unica interessata a continuare la sua attività – anche se sette od otto anni fa volevo cambiare tipologia di lavoro e di camion … così adesso guido un bilico col rimorchio da tredici metri e sessanta”.
Imparare a guidare anche l’impresa
Silvia ha dovuto dapprima imparare la gestione contabile dell’azienda, argomento mai praticato e di cui sapeva pochissimo: nel momento più difficile, quando avrebbe solo voluto piangere il padre, ha trovato un grande supporto nell’Associazione Artigiani di Rovereto, che l’ha aiutata a sbrigare burocrazie e sbloccare conti bancari:
io ero sempre stata il braccio di papà, mai la mente, e non sapevo come gestire la ditta che non avevo mai preso seriamente in mano, quindi AA mi ha preso a cuore e suggerito gli aggiustamenti più opportuni vedendomi crescere in poco tempo. Ho passato interi pomeriggi in Associazione, dove mi hanno incoraggiata quando non sapevo dove trovare i fondi per le tasse in sospeso e gli anticipi a venire – senza la possibilità di ottenere una fideiussione – e mi sono stati accanto pure nella difficile scelta di un nome con cui rinnovare l’attività.

Non è stato semplice assumere tutta la responsabilità da sola, sia per le informazioni da cercare e scoprire volta per volta, sia per lo svolgimento stesso del lavoro in sé: occupandosi di trasporto alimentare, da sempre Silvia parte la mattina presto e torna nella notte, quindi svolgere il lavoro amministrativo nel tempo rimanente è davvero un impegno gravoso.
Su questo, già il papà Paolo l’aveva messa in guardia: “Non fare i miei sbagli, non c’è solo il camion, goditi la vita”, le diceva.
Ma Silvia è una donna dal carattere forte, ha proseguito il proprio cammino nonostante i casi della vita tendessero a farle cambiare direzione ed è stata lontana dal camion solo un paio di mesi per motivi di salute.
Di mio – racconta – ho un carattere duro, ma è questo lavoro a farti essere così…
Vivere nel contesto in cui sono l’unica donna tra soli uomini mi ha senz’altro smaliziata e resa attenta, ho sempre dovuto dimostrare e faticare di più per arrivare a farmi rispettare e qualificare – io non voglio essere quella coi boccoli, ma quella che entra in un parcheggio e fa una manovra incredibile!
Silvia è ben consapevole che questo lavoro non è per tutte e precisa che non manderebbe ma la sorella a svolgere i suoi compiti. Nel tempo racconta di aver dovuto imparare ad affrontare anche brutti posti, vivere senza orari, affrontare la solitudine e le situazioni più improbabili, sapendo, tra l’altro che i piani cambiano nel momento stesso in cui si stanno programmando ed è necessario avere la capacità di adattarsi anche questo.
In viaggio con Blu Paradise
Durante i suoi lunghi viaggi quotidiani, in realtà, Silvia racconta di sostenere più la solitudine e meno le occasioni in cui un pensiero si appropria della sua testa, che poi viaggia per conto proprio lungo percorsi inaspettati e complessi.
Nonostante questo, però, citando un collega di Termoli, sostiene anche che “il trasporto è un lavoro che toglie tutto ma di cui non si può fare a meno”.
Anche quando si ferma per una sosta durante il giorno, verifica mozzi e cerchioni:
Per entrare in simbiosi con il mezzo, devi sentirlo quando è stanco e rispettarlo. Ogni giorno condividiamo ore assieme: il sole sorge ovunque per noi, dalla campagna alla città, e io vedo tanto più del bello e del brutto di chi sta in ufficio… è un lavoro pesante, ma solo così mi sento libera e felice. Faccio sempre foto perché mi piace e, nonostante mi abbia portato via tanto, altrettanto mi ha dato. Praticamente colleziono foto del mio camion e del mio gatto Fortunato!


Sono numerose le difficoltà del settore, tra prezzi del gasolio e tasse, costi di manutenzione e nuove normative.
Inoltre, le aziende lamentano una crescente difficoltà nel reperire autisti e nell’avvicinare i giovani a questa professione: Silvia Aste ha ricevuto numerosi incoraggiamenti per non perdersi d’animo, persino dalla madre che non è mai salita su una motrice, ma è la passione il vero motore che la spinge a continuare.
Siamo una categoria di matti – conclude la camionista di Vallarsa – ma non cambierei lavoro per nulla al mondo. Il mio consiglio ai giovani? Alzate lo sguardo dal cellulare che avete in mano, il lavoro si ruba con gli occhi, e costa fatica: siate come un martello che batte piano e continuate a cadere come una goccia, senza distrazioni.
Data di pubblicazione
01/10/2026Condividi
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