Tipografia Mercurio, quattro generazioni di storia e creatività

27/10/2010

Tipografia Mercurio, quattro generazioni di storia e creatività

Una storia di famiglia che attraversa oltre un secolo, seguendo l’evoluzione della stampa senza perdere il valore del lavoro artigiano.

Per raccontare la storia della famiglia Zamboni e della Tipografia Mercurio di Rovereto, oggi gestita da Alessio e Raffaela, figli di Marco, torniamo ai primi anni del Novecento, quando Ferruccio Zamboni, classe 1883 e nonno di Marco, rilevò nel 1910 la Tipografia Economica, che stampava il Messaggero di Rovereto, quotidiano di orientamento socialista e irredentista.

Quando il Messaggero ha chiuso, mio nonno Ferruccio ha rilevato i locali, i macchinari e parte degli operai dalla cooperativa sociale che gestiva la Tipografia Economica e di cui faceva parte anche lui, ribattezzando la nuova attività Tipografia Mercurio in omaggio al messaggero degli dei.

Ricorda Marco Zamboni.

 

La pagina di apertura dell’ultimo numero del “Messaggero” di sabato 3 dicembre 1910

Ferruccio linotipista per l’Esercito austriaco. Sul leggio una copia de “La gazzetta del Veneto”, giornale filo-austriaco su cui si pubblicizzò la sconfitta italiana dopo la Strafexpedition

Platina “Ideale Nebiolo” a pedale ma modificata a motore per i lavori di formato inferiore. Stampa fogli di cm 25×35 circa. È stata donata nel 2009 al Museo Storico della Guerra di Rovereto.

Da allora, l’azienda è passata di generazione in generazione. Nel 1946 Ferruccio cedette la gestione al figlio Ennio, che aveva iniziato a lavorare in tipografia nel 1929, a soli quattordici anni.

Nel 1960 entrò in azienda anche Marco, allora quattordicenne. Nel 1979, dopo l’improvvisa scomparsa di Ennio, ancora pienamente impegnato nel lavoro, Marco e la moglie Dora si assunsero la responsabilità dell’attività.

Nel corso degli anni le tecniche di stampa sono molto cambiate. Nell’Ottocento i testi si componevano a mano con i caratteri mobili; a fine secolo, le prime Linotype meccanizzarono il processo. Nella nostra tipografia la stampa a caratteri mobili è rimasta esclusiva fino al 1976. In seguito abbiamo introdotto l’offset e la fotocomposizione e, negli anni Novanta, con l’arrivo dei computer, la stampa digitale. Oggi utilizziamo sia le tecniche tradizionali sia quelle digitali, a seconda del lavoro.

Spiega Marco.

Marco ha lasciato definitivamente l’attività dopo il Covid, affidandola ai figli: Alessio, in azienda dal 1995, e Raffaela, arrivata nel 2005.

 

 

 

Ferruccio si distinse anche per l’impegno politico nelle file dei socialisti roveretani. Durante l’occupazione nazista, all’insaputa della famiglia, stampò più volte volantini per la Resistenza destinati all’amico e compagno di partito Angelo Bettini, utilizzando la macchina da stampa Ideale Nebiolo. L’attività comportava gravi rischi. Dopo la brutale uccisione di Bettini da parte dei nazisti, Ferruccio chiuse la tipografia e costrinse la famiglia a sfollare a Terragnolo. Solo molti anni dopo rivelò al figlio Ennio il vero motivo della fuga precipitosa dalla città.

Un altro capitolo importante è la collaborazione con Fortunato Depero, che nel 1927 portò alla realizzazione del celebre Libro imbullonato. L’amicizia tra l’artista e il tipografo diede vita a un sodalizio tra ricerca creativa e competenza artigianale. L’opera, significativa nella storia dell’arte contemporanea, è oggi conservata in importanti istituzioni museali, tra cui il MART di Rovereto e il MoMA di New York.

 

Con Ennio, la seconda generazione consolidò l’attività. La produzione comprendeva soprattutto modulistica, ricevute fiscali, statuti, regolamenti, buste, carta intestata, manifesti, locandine, volantini e libri. Tra i principali clienti figuravano segreterie scolastiche, uffici comunali e numerose aziende private.

Negli anni Novanta, con Marco, esponente della terza generazione, iniziò una trasformazione decisiva: alla modulistica e alle ricevute fiscali, sempre meno richieste con la diffusione dei computer, si affiancarono progressivamente la progettazione e la cura grafica dei prodotti.

Negli anni Ottanta ero ancora bambina, ma ricordo l’arrivo del primo computer, un Commodore 64 acquistato per semplificare la gestione del magazzino. In seguito sono arrivati i primi PC con programmi di grafica professionale.

Racconta Raffaela, oggi responsabile della parte creativa.
Un ruolo che raccoglie l’eredità della madre Dora, prezioso supporto nella gestione amministrativa e contabile e, soprattutto, protagonista dello sviluppo dell’offerta grafica aziendale dagli anni Novanta.

 

La famiglia di Ferruccio Zamboni (prima generazione) con i due figli (a sinistra Ennio, seconda generazione) le rispettive mogli e i due nipoti, tra cui Marco Zamboni (terza generazione). Da sinistra in alto: Maria Zaltron, Ennio Zamboni, Renato Zamboni, Benedetta Galvagni, Silvana Zamboni, Ferruccio Zamboni, Marco Zamboni, Pia Meneghelli.

Marco Zamboni, assieme ai due figli Alessio e Raffaela (quarta generazione).

 

Secondo Raffaela, il filo conduttore della Tipografia Mercurio, dal 1910 a oggi, è la capacità di ascoltare il cliente e prendersi cura del suo progetto. Un approccio che richiama la collaborazione tra Ferruccio e Depero per il Libro imbullonato: all’autore spetta l’ideazione creativa, all’artigiano la ricerca della soluzione tecnica per renderla concreta.

E sull’Intelligenza Artificiale, sempre più presente anche nel mondo della grafica, Raffaela osserva:

Penso che l’idea di partenza debba essere ragionata e fatta propria. Dall’incontro di stimoli diversi, elaborati dalla mente umana, nasce il concetto grafico. L’Intelligenza Artificiale può eventualmente aiutare a svilupparne i singoli dettagli, ma non deve sostituirsi al significato complessivo.

In questo percorso si inserisce la recente partecipazione dell’azienda alla mostra Punti di Vista, promossa dall’Associazione Artigiani del Trentino. L’iniziativa ha messo in relazione imprese, fotografi professionisti, studenti e strumenti di Intelligenza Artificiale, per affrontare consapevolmente le sfide del futuro digitale.

 

 

A proposito della continuità di un’azienda attraverso le generazioni, un proverbio recita: «C’è chi la fa, chi la gode e chi la mangia». La Tipografia Mercurio della famiglia Zamboni, giunta alla quarta generazione, dimostra invece come un’attività possa rinnovarsi nel tempo senza perdere il legame con la propria storia, mantenendo al centro il sapere artigiano, la creatività e l’attenzione al cliente.

Data di pubblicazione
27/10/2010
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