10/06/2022

Confartigianato, no al salario minimo per legge. Granelli: “Improponibile”

La determinazione del salario ha ribadito Confartigianato in una nota ufficiale, – deve continuare ad essere affrontata dalla contrattazione collettiva, per non compromettere il delicato equilibrio fra retribuzione, tutele contrattuali e competitività delle imprese che in Italia è garantito da oltre 70 anni da una contrattazione di qualità, estremamente diffusa, con un livello di copertura che non ha nessun altro Paese europeo”.

Secondo un recente studio di ADAPT, sui quasi mille CCNL depositati al Cnel meno della metà risulta effettivamente applicata e i soli CCNL sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil coprono il 97% dei lavoratori.

Il Presidente di Confartigianato Marco Granelli è critico su interventi pubblici vincolanti in materia salariale ed ha spiegato: “L’introduzione di un salario minimo legale è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore”.

Peraltro, la stessa Commissione europea, che invita i Paese membri a promuovere salari “adeguati ed equi”, valorizza la contrattazione collettiva quale strumento per combattere la povertà lavorativa e migliorare le condizioni di lavoro.

L’introduzione del salario minimo in Italia, diversamente a quello che si vorrebbe far credere, ridurrebbe infatti proprio le tutele contrattuali dei lavoratori e, per quanto concerne i working poor, avrebbe l’effetto di marginalizzare anche i lavoratori a basso salario relegandoli, nella migliore delle ipotesi, a percepire solo il minimo senza ulteriori tutele, e nella peggiore a trasformarli in disoccupati o in lavoratori in nero.

La contrattazione collettiva garantisce già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e individuare modalità per migliorare la produttività. La fissazione ex lege del salario sminuirebbe il ruolo svolto dalla negoziazione tra le parti sociali per l’individuazione di trattamenti economici congrui e coerenti, rischiando di colpire anche le tutele collettive e i sistemi di welfare integrativi. Un patrimonio che in questa fase difficile sta offrendo un utile supporto ai lavoratori ed alle imprese, soprattutto in quei territori dove il welfare pubblico è carente se non assente del tutto. Nell’artigianato e nelle piccole imprese la contrattazione collettiva definita dalle Organizzazioni più rappresentative, come la Confartigianato, oltre a determinare salari rispettosi dell’art. 36 della Costituzione, è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro.

Marco Granelli – Presidente Confartigianato Imprese Nazionale

salario minimo Confartigianato

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