La Lana Lunatica: il futuro sostenibile delle pmi italiane

di Genny Tartarotti

 

Per qualcuno potrebbe essere solo un laboratorio artigianale, per altri un progetto imprenditoriale originale. In realtà, La Lana Lunatica, azienda con sede a Pellizzano in Val di Sole, è qualcosa di più: un’idea innovativa che incarna i principi dell’economia circolare, della sostenibilità ambientale e sociale e della valorizzazione del territorio. Un esempio emblematico di come anche le microimprese possano diventare il fulcro di un cambiamento sistemico. Quello di un territorio montano e periferico che riscopre e riscatta le risorse locali valorizzando non solo la materia prima, ma l’intero tessuto socio-economico. Un cambiamento spesso silenzioso, ma profondo. Fotografato da un’indagine condotta da ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) nel 2024 che rivela come anche le piccole e micro imprese stiano incidendo concretamente in termini di sostenibilità con un 65% di realtà che ha implementato pratiche di economia circolare, più che raddoppiando la quota registrata nel 2021, pari al 30,2%.

Una scelta controcorrente

Quella che sta alla base de La Lana Lunatica è un’idea paradossalmente antica e innovativa allo stesso tempo. Realizzare capi di abbigliamento utilizzando la lana di ovini autoctoni. Fin qui niente di apparentemente strano o sorprendente, se non fosse che quella lana, nonostante il suo valore storico e le sue qualità naturali,  a causa della riduzione della commerciabilità e degli elevati costi di smaltimento, risulta classificata come rifiuto speciale non pericoloso. Viola Framba, titolare dell’attività, che porta avanti insieme alla mamma Susy Mariotti e all’amica Stefania Stablum, dove tutti vedevano un rifiuto, ha visto un’opportunità.

Ho iniziato un po’ per gioco avendo a disposizione i macchinari utilizzati da mia nonna prima (magliaia dal 1962) e da mia madre poi – racconta Viola – . In seguito, mi sono appassionata e ho deciso di provarci.

33 anni e una laurea in Valorizzazione dell’ambiente e del territorio montano all’Università di Milano, Viola sta portando avanti una scelta controcorrente, scommettendo su un prodotto da anni privo di mercato.

 

 

Dagli Anni Novanta – spiega – , in seguito alla diffusione dei tessuti sintetici, la domanda di lana ha subito un calo drastico e attualmente solo il 5% dei capi prodotti a livello globale è realizzato con questo materiale. Ora però stiamo assistendo a un cambiamento culturale. La richiesta di capi di abbigliamento durevoli nel tempo, realizzati con materiali naturali e a basso impatto ambientale è in aumento. Sempre più consumatori di ogni età scelgono di acquistare meno, ma meglio, privilegiando la qualità, la tracciabilità e la sostenibilità. E la nostra lana risponde perfettamente a queste richieste: è autoctona, dura nel tempo, non rilascia microplastiche durante il lavaggio e non necessita di lavaggi frequenti.

 

Il valore del rifiuto

Una nuova fetta di mercato, dunque. Un’opportunità per Viola, ma anche per il territorio in cui La Lana Lunatica ha dato (ridato) vita a una filiera locale.

Acquistiamo la lana da Elena – illustra –  una pastora della Val di Peio, custode di un gregge di circa 80 pecore di razza bergamasca. L’ultimo rimasto in valle. Per il resto c’è solo qualche abitante che alleva non più di 3-4 capi. La lana viene portata nel bergamasco per la filatura, presso uno dei pochi impianti rimasti in Italia per il trattamento della lana grezza. Parte del filato di color panna viene tinta in modo naturale con prodotti locali come bucce di cipolla, radici e licheni. A questo punto il materiale è pronto per nuove creazioni.

Nonostante la filiera sia quasi a km zero i costi sono tutt’altro che trascurabili.

Il fatto che la lana sia classificata come un rifiuto speciale – aggiunge – impone procedure rigorose sia per il trasporto che per la lavorazione. Se invece venisse considerata un sottoprodotto o una materia prima secondaria i costi diminuirebbero notevolmente.

Proprio per questo La Lana Lunatica sta costruendo una rete con altre realtà simili in tutta Italia, con l’obiettivo di promuovere una modifica della normativa vigente.

In questo percorso  – specifica Viola – è molto importante il supporto che ci viene offerto dall’Associazione Artigiani Confartigianato Trentino che fornisce consulenza di settore, orientamento rispetto alla normativa vigente sul tessile, supporto per l’ottenimento delle certificazioni, corsi di formazione, oltre alla possibilità di accedere a diversi mercati, anche importanti.

Nell’attesa di un cambio di normativa, che potrebbe davvero impattare in modo significativo sulla filiera e sul tessuto economico-sociale delle aree interessate, La Lana Lunatica prosegue con il suo progetto di economia circolare e valorizzazione del territorio.  Non solo lana, ma anche lino. Un’altra fibra un tempo prodotta in Val di Pejo. Un’altra tradizione dismessa da recuperare.

Abbiamo deciso di introdurre nelle nostre collezioni anche capi in lino – precisa  –, materiale un tempo lavorato in valle e altamente sostenibile, che richiede poca acqua e non necessita di pesticidi.

Sostenibilità, praticità, estetica sono i pilastri delle creazioni de La Lana Lunatica, ora realizzate nel nuovo laboratorio di Pellizzano, inaugurato lo scorso maggio. Uno spazio più centrale e visibile, rispetto allo storico laboratorio di Vermiglio, dove aveva iniziato l’attività nonna Gianna, rimasto comunque attivo.

Accanto ad una vasta scelta di capi classici – maglie, cardigan, sciarpe – spiccano le creazioni più originali e identitarie del brand. Tra queste il Ginko: una t-shirt in lino reversibile, la Maglia della montagna, in lana di Peio e lana merino arricchita da una stilizzazione di un profilo montano e la Maglia della salute, una canottiera in lana, alternativa ai capi tecnici, che protegge dal freddo, previene i cattivi odori, assorbe l’umidità e mantiene calda la zona lombare prevenendo il mal di schiena.

 

Sostenibilità. Non solo ambientale

Quella promossa da La Lana Lunatica non è solo una forma di sostenibilità ambientale, ma anche sociale. Viola sogna infatti di dare vita a un modello di lavoro pensato per le donne con figli piccoli, permettendo loro di conciliare attività professionale e vita familiare. “Sulla scia della tradizione vorrei creare una sorta di “filò” moderno – conclude con entusiasmo – un gruppo di donne, madri, artigiane che possano lavorare insieme, condividendo conoscenze e competenze, conciliando produzione e cura”.

La Lana Lunatica si configura così come un caso esemplare di rigenerazione delle aree periferiche, grazie a una filiera locale, artigianale e sostenibile. In un momento storico in cui l’attenzione verso l’impatto ambientale delle imprese è altissima, esperienze come questa dimostrano che per generare cambiamento non servono grandi capitali. Ciò che serve è uno sguardo diverso per trasformare gli scarti in opportunità.

DATA DI PUBBLICAZIONE

27.08.2025

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