L’editoriale di aprile del presidente Segatta: “Patente a punti per i cantieri edili: burocrazia o sicurezza?”

Dal 1°ottobre 2024, entrerà in vigore il nuovo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, noto come “Patente a Crediti” o “Patente a Punti”, che interesserà tutte le imprese e i lavoratori autonomi operanti nei cantieri edili. Sul tema si è espresso il presidente degli artigiani trentini, Marco Segatta, che ha manifestato la totale contrarietà da parte dell’Associazione rispetto a questo strumento,  sia per quanto riguarda le  regole introdotte, sia per quanto riguarda le sanzioni.

L’articolo, come sempre al primo posto nelle pagine della nostra rivista l’Artigianato, traccia un quadro complessivo del

nuovo sistema, spiegando perché non può funzionare

 

Questo il commento del presidente Segatta nel proprio editoriale:

Il Governo ha annunciato l’introduzione di un nuovo sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, noto come “Patente a Crediti” o “Patente a Punti”, che diventerà obbligatorio dal 1° ottobre 2024 per tutte le imprese e lavoratori autonomi che operano nei cantieri edili.

La Patente a Crediti sarà rilasciata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro in presenza del possesso di requisiti specifici, che dovrebbero attestare la regolarità dell’impresa o del lavoratore autonomo richiedente. Tale patente avrà un punteggio iniziale di 30 crediti, che saranno decurtati a seguito di eventuali violazioni in materia di sicurezza sul lavoro o infortuni sul cantiere, fino a sospendere l’attività dell’impresa nel caso in cui scendesse sotto i 15 crediti.

Siamo assolutamente contrari a questo nuovo strumento sia dal punto di vista delle regole introdotte, che non tengono minimamente conto della struttura delle imprese o del loro livello di storicità, né di un’analisi completa delle cause alla base degli infortuni, sia dal punto di vista delle sanzioni, che appaiono eccessive e non proporzionate

 

Come Associazione siamo assolutamente contrari a questo nuovo strumento sia dal punto di vista delle regole introdotte, che non tengono minimamente conto della struttura delle imprese o del loro livello di storicità, né di un’analisi completa delle cause alla base degli infortuni, sia dal punto di vista delle sanzioni, che appaiono eccessive e non proporzionate. Poco comprensibili, infatti, appaiono i criteri e le entità delle decurtazioni dei punti, con una logica meramente punitiva, che non prevede premialità per le imprese che non abbiano avuto irregolarità in materia di salute e sicurezza e che non valorizza in alcun modo le azioni di prevenzione attuate anche attraverso gli organismi o i comitati paritetici che, nell’edilizia, sono molto attivi e che presidiano da anni il territorio. Inoltre, non si comprende la disposizione secondo cui le imprese con qualificazione S.O.A. non sono tenute al possesso della patente a punti, considerato che tale attestazione ha la funzione di comprovare le capacità economiche e tecniche di un’impresa, senza alcuna valenza in materia di sicurezza sul lavoro.

Il nuovo sistema impatterà in maniera fortemente negativa sul settore delle costruzioni, introducendo ulteriori oneri a carico delle imprese, senza alcun beneficio in termini di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Pur condividendo l’esigenza di migliorare la qualificazione delle imprese che operano nei cantieri edili, l’esigenza di assicurare la sicurezza sul lavoro e l’obiettivo di ridurre gli infortuni sul lavoro, riteniamo che tali obiettivi vadano raggiunti attraverso la prevenzione e la cultura della sicurezza sostanziale e non meramente formale.

 

Invece, ancora una volta, la strada intrapresa dal Governo è stata quella di concentrarsi solo ed esclusivamente sul lato sanzionatorio, senza porre l’attenzione al tema cruciale della prevenzione degli infortuni. Sembrerebbe una reazione d’impulso, dettata dall’emotività dei fatti di cronaca dei recenti infortuni, che – sebbene comprensibile – non può essere il criterio guida di un’azione normativa in una materia così dirompente e delicata.
Ribadiamo il principio per il quale “la prevenzione non si fa solo con le sanzioni” e, al contrario, appare urgente concentrare gli sforzi per investire in cultura della sicurezza e formazione, con riduzione degli aspetti teorici e formali e con un miglioramento della qualità e sicurezza sul lavoro. Per tali motivi, riteniamo che l’intervento normativo rappresenti l’ennesima occasione mancata – sia dal punto di vista del contenuto, sia dal punto di vista del metodo – per introdurre norme organiche per un lavoro sicuro e in grado di salvaguardare e valorizzare i comportamenti tenuti dalle imprese sane e responsabili.

Pur condividendo l’esigenza di migliorare la qualificazione delle imprese che operano nei cantieri edili, l’esigenza di assicurare la sicurezza sul lavoro e l’obiettivo di ridurre gli infortuni sul lavoro, riteniamo che tali obiettivi vadano raggiunti attraverso la prevenzione e la cultura della sicurezza sostanziale e non meramente formale.

DATA DI PUBBLICAZIONE

11.04.2024

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