AREA RISERVATA AGLI ASSOCIATI
sei in: Home > News > L'ultimo numero della rivista l'Artigianato

News dalla 4 alla 13

News
Condividi su Twitter Condividi su Facebook Invia per email
L'ultimo numero della rivista l'Artigianato
Data: 08/05/2018

"Il lavoro che cambia"

l lavoro nell’artigianato è profondamente cambiato rimanendo al contempo uguale.
Sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. Infatti l’evoluzione dell’impresa artigiana e del lavoro che questa offre mantiene tuttora delle caratteristiche proprie del mondo della piccola impresa, famigliare o strutturata che sia. La mia impresa, nata agli inizi degli anni ’80, ha avuto, come tutte le imprese, una modificazione strutturale profonda, ma è riuscita a mantenere il carattere proprio dell’impresa artigiana, costituito dal rapporto con il tessuto sociale (che è anche il suo mercato) e dal rapporto stretto e personale con i propri collaboratori. Queste due caratteristiche permangono inalterate nell’impresa artigiana.
Peraltro in questi anni le modificazioni del mercato hanno portato, di pari passo, a profonde modificazioni e a importanti ammodernamenti nell’impresa artigiana e nel lavoro. Possiamo dire, concretamente ma anche simbolicamente, che il passaggio dalla macchina da scrivere al computer, nei diversi tempi e modi dei vari settori merceologici dell’artigianato, è stato una caratteristica diffusa e progressiva. L’evoluzione dei mestieri artigiani, con il trasferimento di molti processi un tempo manuali e meccanici al supporto informatico, è stata innescata dalle necessità di maggiori conoscenze di processo e di prodotto e dalla necessità di affrontare con più velocità i maggiori carichi normativi, amministrativi e burocratici.
La rivoluzione informatica ha prodotto, anche nell’artigianato, una forte sostituzione nelle forze lavoro e ha soprattutto velocizzato tutte le fasi organizzative del lavoro. L’artigianato ha in parte subito e in parte gestito questa rivoluzione con alterne fasi e tempistiche, producendo un cambiamento strutturale nel lavoro. A partire dagli anni 2000, quando nella mia azienda si assumeva un lavoratore, le caratteristiche che si cercavano nel nuovo assunto erano assolutamente diverse da quelle attuali: si accoglieva un giovane presentato da parenti o conoscenti, un giovane di “buona volontà” per la cui formazione piena in azienda si potevano attendere alcuni anni; oggi la velocizzazione del mercato impone la ricerca di lavoratori già in grado, nel brevissimo tempo, di entrare a pieno titolo nel processo produttivo. Non è un caso, a tal proposito, che il principale tema trattato nel prossimo dal Festival dell’Economia di Trento sarà “Tecnologia e Lavoro”.
Dal 2008 in poi la crisi ha rafforzato questi processi. Negli anni precedenti la crisi, quando vi era l’esigenza di ampliare l’organico, il fattore “tempo” non era determinante. Si aveva cioè la consapevolezza che al di là di normali periodi di calo di commesse, il lavoro ci sarebbe comunque stato. Oggi l’accorciarsi dei tempi del mercato impone scelte diverse. Molte imprese non hanno né la marginalità, né il tempo da “spendere” per formare i propri lavoratori. Ecco perché la collaborazione, più stretta possibile, fra impresa e scuola (per l’artigianato in primis la formazione professionale) deve essere assolutamente valorizzata e sostenuta. Devo però far presente questa contraddizione nell’ambito formativo. Con la riforma della formazione professionale, l’introduzione del primo anno propedeutico nelle scuole professionali (con l’intento di dare una formazione culturale di base) ha di fatto accorciato di un anno il periodo di specializzazione, indebolendo così lo sviluppo professionale tecnico/pratico dei ragazzi. E questo effetto ha portato a non rivedere l’errata considerazione della formazione professionale quale gradino basso del mondo scolastico; tutto questo non aiuta né il sistema scolastico, né le imprese e nemmeno i ragazzi.
Le sfide che stiamo vivendo, il cambiamento tecnologico, la globalizzazione, le fortissime dinamiche demografiche e migratorie non hanno scardinato il sistema artigiano. Il cambiamento tecnologico da sempre è realizzato dall’impresa artigiana, per scelta o per necessità. Ma anche in questi nuovi scenari possiamo dire che immutata è rimasta la capacità dell’impresa artigiana di produrre cultura d’impresa e imprenditorialità per “gemmazione”. È caratteristica fondamentale dell’essere artigiano quella di legare tradizione e innovazione, affermare l’invarianza del rapporto fra impresa, imprenditore artigiano e collaboratore, sia dopo la “rivoluzione informatica”, sia dopo la profonda crisi di questi ultimi anni. A questo proposito nel 2014 l’Associazione Artigiani di Trento ha promosso una ricerca condotta dal prof. Gosetti “Lavorare nell’impresa artigiana. Cultura del lavoro e qualità della vita lavorativa”. Con questa ricerca, unica in Italia, è stato scientificamente provato che la cultura del lavoro e la qualità della vita lavorativa nell’impresa artigiana trentina sono valutate molto positivamente dai lavoratori stessi, a differenza di stereotipi consolidati. In questo senso l’impresa artigiana, oggi come trent’anni fa, rimane ancora momento di radicamento e di relazione sociale, uniti ad una valida acquisizione di professionalità.

Oggi quindi, se volessimo produrre un “idealtipo” di lavoratore, quest’ultimo dovrebbe possedere una base di conoscenze e competenze maggiori di un tempo. Queste maggiori competenze e conoscenze potranno collocarlo nel mercato del lavoro con più velocità e facilità anche se la crisi ha evidenziato una fortissima contraddizione. Le imprese, oggi, in molti casi non riescono a trovare lavoratori da assumere. Perché questo? Da un lato la crisi ha affermato un modello culturale che ha cambiato profondamente l’approccio del lavoratore verso il lavoro, dall’altra la maggior parte delle imprese hanno fortissime difficoltà nel programmare le attività nel medio e lungo periodo. In molti settori, si lavora continuamente a strappi, con scadenze molto ravvicinate e spesso improvvise.
Questo spiega il capovolgimento delle tipologie nelle assunzioni: ora si è costretti a privilegiare le assunzioni a termine, rispetto ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato che anni addietro erano, assieme all’apprendistato, praticamente l’unica forma di rapporto di lavoro. Va da sé che successivamente, nel momento in cui si verifica un maggior equilibrio del mercato, l’impresa ha non solo la volontà ma tutta la convenienza a stabilizzare i propri dipendenti per avere maggiore dimensione aziendale e dare serenità e garanzie ai propri collaboratori.

Marco Segatta - Presidente Associazione Artigiani di Trento.


Riferimento per la notizia
Stefano Frigo
0461-803889
Fanno parte del Sistema Artigianato Trentino
Fanno parte del Sistema Confartigianato
 
Certificazioni

 
© 2016 - Associazione Artigiani e Piccole Imprese della Provincia di Trento
via Brennero 182, Trento - Tel.+390461803800 -Fax +390461824315 -info@artigiani.tn.it P.IVA 00469060222
termini e condizioni | Disciplinare marchio | Social Media Policy | cookie policy | site map
realizzato da Net Wise